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Una bella differenza di Marco Aime

In “Una bella differenza”, l’antropologo Marco Aime dialoga con le nipotine Chiara ed Elena fornendo loro, attraverso i racconti dei suoi viaggi, brevi ma profonde lezioni di antropologia. Il linguaggio utilizzato è semplice e questa scelta rappresenta sicuramente uno dei punti forti del testo. Optando infatti per un modo di esprimersi accessibile a tutti, Aime riesce ad ampliare il bacino d’utenza di un testo appartenente ad un genere solitamente di non ampia diffusione. Nel corso delle lezioni l’antropologo vuole mostrare come il genere umano sia unico e non esistano razze diverse ma la sola razza umana. Nel testo non si tralasciano ovviamente le profonde differenze che caratterizzano ciascuna popolazione, evidenti ad esempio nei tratti somatici, ma viene anche sottolineato come esse siano il risultato della natura nomade del uomo che, nel corso dei millenni, è entrato in contatto con habitat naturali differenti e si è di conseguenza adattato ad essi. Nonostante tali diversità l’antropologo rileva però anche i moltissimi comportamenti comuni all’intero genere umano (culto dei morti, culto degli antenati, bisogno spirituale).
Obiettivo del testo è quindi quello di fare conoscere le differenze manifeste entro la popolazione mondiale ma al fine di liberarci dei pregiudizi che solitamente nutriamo nei confronti di ciò che non conosciamo o non rientra nei nostri schemi ed osservare così il mondo da una nuova prospettiva critica. Ritengo quindi che “Una bella differenza” di Marco Aime sia assolutamente una lettura altamente consigliata, un testo di piccola mole (ci aggiriamo attorno alle 80 pagine) ma che suscita profondissime riflessioni.
Alessandra Grazioli

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