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IL ROSSETTO

Ho il cuore pesante, dall’inizio della seconda ondata di covid molto più che durante la prima, come del resto mi hanno confermato tutte le persone con cui scambio spesso due chiacchiere.

Ci è negata ormai da lunghi mesi una buona parte di libertà personali: di spostamenti, di orari, di compagnia…

Uno dei termini che a me ha sempre fatto venire i brividi è il “distanziamento sociale”: temo che ci si possa abituare, mentre la normalità è avere contatti con gli altri: una vigorosa stretta di mano, un abbraccio caloroso, una pacca sulla spalla sono gesti che mi auguro di poter tornare a fare presto!
Molte piccole abitudini ci vengono vietate, per questo man mano passano i mesi, acquistano un grande valore simbolico di quella normalità tanto sospirata. Ne è un esempio il rossetto: un vezzo tipicamente femminile. Non vuole assolutamente essere mancanza di rispetto verso chi ha subito o sta subendo difficoltà estremamente più gravi, tuttavia è una delle quotidiane civetterie che danno a noi donne quel tocco in più di femminilità quando usciamo di casa, ora inutile da mettere sotto la mascherina. Per chi non è abituata a metterlo può sembrare assurdo, ma il rossetto dà anche una certa piacevolezza nel presentarsi agli altri, con un bel sorriso brillante, così come un piacevole trucco agli occhi.
Certamente, i motivi per sentirci bene con noi stesse devono essere altri, ben più profondi, ma anche un bel rossetto vivace può darci quello “sghèo” che ultimamente manca, una nota di colore che rallegra non solo il nostro viso.

In questo tempo sospeso, rubato alla nostra vita, siamo psicologicamente stanchi, meno ottimisti, di fronte al mancato avverarsi di speranze in cui all’inizio avevamo creduto fortemente.

“Andrà tutto bene” e “Ne usciremo migliori”, è evidente che non si stanno avverando, anzi, in troppe persone stanno predominando cattiveria, egoismo, invidia, indifferenza… ecco perché anche un bel sorriso vivace può diventare una metafora di quanto vogliamo uscire da un periodo buio in cui ci vengono negati troppi diritti, dai più innocui a quelli più importanti.


Ornella Olfi

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