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Una scarpa rotta ha storie da raccontare

Persone che lentamente passeggiano tra le vie, osservano, chiaccherano, si perdono e afferrano quella piccola e sola occasione di dimenticare la settimana, gli impegni, i pensieri. C’è musica nell’aria: quella martellante dei bar che cerca di attirare avventori, quella forte delle bande che si ritrovano in piazza Libertà, quella dell’orchestra di Morricone che rifinisce il programma in Giardin grande. Una ragazza che corre tra la gente, facendo lo slalom. Inspiegabilmente di corsa e totalmente fuori luogo, letteralmente. Corre apparentemente senza meta finché non si blocca. Di colpo. Un sandalo. Mi si è rotto un sandalo e allora devo frenare la mia parabola. Mi fermo e mi siedo su un marciapiede accanto alla roggia, perché anche Udine sa offrire qualche piccolo angolo davvero bello nella sua semplicità. Osservo desolata la mia scarpa ormai rotta. Rotta, finita come la stagione. Penso a quello che ho fatto subire a quelle povere scarpe. I temporali padovani quando nulla era abbastanza forte da tenermi in casa, l’infinita strada sempre uguale tra la casa e il centro, avanti e indietro, giorno e notte, più e più volte al giorno. I concerti, i festival quando chiunque fosse saggio avrebbe messo delle scarpe da ginnastica. Le sagre, un po’ dappertutto, con quei poveri sandali è stato anche scalato il forte di Osoppo. Scalato magari è una parola grossa, ma pur sempre si trattava di una salita, l’erba, qualche pietra e un temporale. Giornate di lavoro sempre di corsa rincorrendo spettatori e spettacoli con il solo impegno di stare in piedi, in bilico, in equilibrio senza perdere mai il giusto sorriso e il giusto chiaccherìo. Giri in macchina, parole notturne. Discussioni, giochi salti. Gelati tanti gelati. E aperitivi tanti aperitivi. Non per forza in questo ordine. Balli sulla spiaggia, passeggiate sui sassi, gite al fiume, rievocazioni medievali. Nulla ho risparmiato, neanche un millimetro delle suole. Seduta su un angolo di marciapiede, osservo ancora il mio sandalo rotto. Provo a cercare una soluzione, ma una soluzione non c’è. C’è solo che l’estate è finita. E che ho davanti a me la prova di quanto è stata viva. Osservate le scarpe delle persone. Chi ha scarpe che non sanno consumarsi, sempre perfette e lustre, tiene forse i propri piedi e la propria vita chiusa in una boccia di vetro, in una casa sicura e stabile.  Una scarpa rotta, invece, ne ha di storie da raccontare. Ed io adoro ascoltare.                        Ali di Farfalla

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