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Serenità: l’arte di saper invecchiare

Carissimi lettori e lettrici di New Entry, per caso, in una ricorrenza, vi siete fatti un regalo? Vi amavate e il dono vi gratificava? Io, in questi giorni, essendo il mio onomastico con i doni degli altri ho aggiunto un bel libro: “Serenità” di Wilhelm Schmid, l’arte di saper invecchiare.
Ve lo consiglio se avete più di 60 perché quando giungerete (come me ai 90 e oltre) sarete ben “preparati”. Buona lettura.
Nonna Grazia.
Mio padre diceva di essere diventato vecchio all’improvviso: gli anni gli erano caduti addosso e, senza accorgersene, si era ritrovato anziano. Forse è per questo che la senilità la immagino come una specie di frana, una caduta massi inaspettata che, quando non ti schiaccia, ti sporca i capelli di bianco.
Questa premessa per dirvi che il libro di Wilhelm Schmid, Serenità – L’arte di saper invecchiare (Fazi Editore, 2015), mi interessa molto perché risponde alla domanda: che cos’è la vecchiaia? E io voglio scoprire se si tratta di un disastro naturale o un’arte da apprendere. Schmid non ha dubbi, invecchiare è un’arte. E il fine del libro è la serenità, come annuncia il titolo in copertina. Qui si vede anche una goccia d’acqua azzurra cadere in mezzo alla pagina bianca, allargare cerchi azzurri e risorgere. Che vorrà dire? Forse che gli anni sono gocce d’acqua e non i sassi di una frana? Incuriosita, ho aperto il libro.  
Si tratta del primo libro di Wilhelm Schmid che mi capita di leggere.
Non conoscevo l’autore e quindi sono andata a sbirciare la nota biografica. Schmid è un filosofo assai apprezzato in Germania; insegna all’Università di Erfurt ma soprattutto svolge, presso l’ospedale di Zurigo,  un’attività molto originale, consulente filosofico per i pazienti. Provo subito un’indicibile ammirazione per Schmid e comincio a sognare ad occhi aperti: immagino stanze d’ospedale con ritratti di grandi filosofi  alle pareti e comode poltrone dove i pazienti fanno piacevolissime conversazioni che curano anima e corpo. Questo libro mi sembra davvero speciale. E così per leggere “Serenità, l’arte di saper invecchiare“ mi prendo un pomeriggio libero e vado  a rifugiarmi nel mio posto preferito. Spengo il cellulare, sprofondo in una comoda poltrona all’aperto e ordino un tè verde. Sapete cosa è successo? Del tè me ne sono dimenticata ma il libro l’ho “bevuto” in due ore. Ottantanove pagine di benessere gustate a piccoli sorsi in un assolato pomeriggio a Villa Borghese. Non dico che tutti quelli che leggeranno questo libro proveranno il benessere che ho sperimentato io. Forse, come a volte capita, si è trattato semplicemente del libro giusto al momento giusto (un fenomeno interessante al quale vorrei dedicare più attenzione). Sta di fatto che, in poche ore, Schmid è riuscito a far svanire l’idea degli anni ereditata dal mio papà: non più sassi che cadono addosso inaspettati ma gocce d’acqua in uno splendido lago. E così, tutto ad un tratto, la goccia d’acqua in copertina è caduta Sul lago dorato del film di Mark Rydell dove Henry Fonda recita la sua ultima parte: quella di un vecchio padre che vive sulle sponde di un lago. Sua figlia, Jane Fonda, è al suo fianco. Gli anni del padre sono leggeri e meravigliosi. Anche se questo libro non vi porterà a pensare allo stesso film, Schmid riuscirà a rispondere con estrema chiarezza ad alcune domande fondamentali che, a quanto pare, i vecchi si pongono continuamente e che aiuterebbero anche i più giovani a vivere meglio: Ancora stress? Quanto tempo mi rimane? Quali piani posso ancora realizzare? Come posso comprendere un mondo che cambia così drasticamente? Ne ho ancora le forze? E per quanto ancora? Le risposte? Piccole perle sparse tra le pagine del libro, come questa:

Una vita bella e piena di senso è sempre, e fino all’ultimo, quella in cui c’è almeno un’altra persona per la cui esistenza gioisco e che gioisce per me, anche se forse non tutti i giorni.
Un grazie a Nonna Grazia per la sua testimonianza.

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