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SECONDA PANCHINA, TERZO ALBERELLO

“Fantino di cuori” uscì trepidando dall’ufficio postale. Finalmente la lettera fermo posta era arrivata e lui era ansioso di leggere la risposta di “Regina di Saba” alla sua timida richiesta di un incontro come aveva proposto anche in precedenza e alla quale lei aveva risposto con un gentile ma netto rifiuto motivando che non si sentiva pronta per fare “de visu” la sua conoscenza e aveva bisogno ancora di un po’ di tempo per compiere il grande balzo.

Nella sua ultima fermo posta “Fantino di cuori” aveva scritto una frase che non era piaciuta a lei e che, oltre al lasciarla sgomenta, l’aveva impaurita: “Quando lei vorrà volerò fra le sue braccia”. E lei nella sua risposta: “Non corra troppo, monellaccio! Il nostro sarà sempre un amore spirituale e se lei la pensa diversamente non mi scriva più!”. Però, tra le righe, non era riuscita a nascondere il proprio compiacimento per la sua irruenza. “Fantino di cuori” era deciso: voleva trovare una compagna per alleviare in ogni senso la sua solitudine. Era sulla quarantina, e proprio perché si sentiva incalzato dal trascorrere veloce del tempo, l’anno prima aveva scritto un annuncio nella rubrica “Cuori solitari” di una rivista femminile. E fra tante risposte scelse questa: “Trentacinque anni, molto carina e molto timida, sempre sola, buon lavoro, bilocale di proprietà. Ho esitato un po’a scriverle per diversi motivi e non so più con chi confidarmi. Sono un po’ all’antica e piena di dubbi, tradizionalista e tante riserve assorbite in una famiglia piuttosto bigotta com’è nella quasi totalità in questo paese (che chiamerò Ipsilon per ragione di privacy). Ed ho fatto mie le esperienze di alcune amiche ed anche parenti che si sono fidanzate e sposate e poi non hanno aspettato la crisi del settimo per separarsi. E pure loro erano volate fra le braccia del loro amato col fatidico: “Una capanna e il tuo cuore!”. Questa lettera aveva fatto scattare la scintilla e “Fantino di cuori” aveva risposto il giorno stesso. Si confidò con un amico che gli ricordò un proverbio antico e al quale si era sempre adeguato nei suoi anni ruggenti: “Se vuoi essere felice un giorno: ubriacati. Se vuoi essere felice un mese: sposati. Se vuoi essere felice tutta la vita: coltiva i fiori” Ma ciò nonostante, le intuizioni di “Fantino di cuori” erano decisamente matrimoniali. Anche l’autunno, ormai nell’aria, consigliava a un ritorno ad una vita più intima, più appagante, magari vicino ad un focolare, se ce n’era uno. E se non c’era cercare di procurarselo ad ogni costo. Il guaio era che la vita con una donna gli metteva paura, forse senza un motivo e con radici nell’inconscio o in qualche lontano trauma infantile, chissà? Quel “per sempre” non lo digeriva. E così prese carta e penna e rispose a “Regina di Saba”, fermo posta 046,* battendo sempre sul tasto della felicità. E: “Cara Regina di Saba”, tutti aspirano alla felicità, ma quanto a conoscerne la via brancoliamo nel buio. E’ infatti così difficile raggiungerla che più ci affanniamo a cercarla, più ce ne allontaniamo. E’ certo che fino a quando andremo avanti a caso, ascoltando chi dice: “una capanna e il tuo cuore” sarà difficile il “per sempre” perché quando ci piove nella capanna e comincia a far freddo come la mettiamo? Secondo me non c’è nulla di più sbagliato che seguire, come fanno le pecore, il gregge di coloro che ci hanno preceduto, perché essi ci portano non dove vogliamo arrivare ma dove vanno tutti, o quasi tutti. E concordo con le convinzioni di un caro amico nel sostenere che la felicità sta sempre sull’altra sponda… Finalmente nella lettera appena ritirata al fermo posta “Regina di Saba” si era decisa: “Il giorno è arrivato caro “Fantino di cuori”. Sono pronta a fare la sua conoscenza sabato Trenta Settembre alle ore 15.30. Sarò vicina alla seconda panchina, terzo alberello, di fronte al bar del viale Rimembranze del paese Ipsilon. Mi riconoscerà dal vestito blu ed avrò in mano la rivista che ha pubblicato la sua lettera. Distinti e cordiali saluti da “Regina di Cuori”. Questo rappresentava per lui l’ultima spiaggia: adesso o mai più! E che Iddio ce la mandi buona! Sabato “Fantino di cuori” andò presto dal parrucchiere poi si fece bello da cima a fondo e alle 15.30 si presentò al grande incontro. Il cuore gli batteva forte. “Regina di Saba” era arrivata prima di lui e lo stava aspettando. E come la vide bene in faccia: “Tu?!? Esclamò, sentendosi dentro una gran voglia di piangere. “Tu?!?” Gridò lei sedendo sulla panchina con una espressione di delusa speranza come di chi è stato maltrattato dalla vita. Cesare B. e Alessandra M. (rispettivamente “Fantino di cuori” e “Regina di Saba”) lavorano nello stesso stabilimento da quindici anni. Lui caporeparto tessitura e lei in ufficio “marcatempi” e salari al personale. E per quindici anni si erano cordialmente ignorati (per non dire, chissà perché, odiati e detestati). Perché l’antipatia, come la simpatia sono reciproche. Rimasero zitti ed immobili uno di fronte all’altra per qualche interminabile secondo. Poi scoppiarono a ridere e per non sprecare la giornata decisero di entrare nel vicino bar a bere qualcosa di buono e di forte per tornare alla normalità e, perché no, per festeggiare la loro nuova amicizia. E quando sono usciti cominciarono a non trovarsi poi tanto antipatici. Questa è la storia un po’ strana di “Regina di Saba” e “Fantino di cuori” che dopo un anno dal loro incontro alla seconda panchina, terzo alberello, si sono felicemente sposati ed hanno anche superato senza traumi o difficoltà il settimo anno di matrimonio rallegrati anche dalla nascita della loro piccola Reginella che ha portato un’altra grande gioia nella loro vita. Giuseppe Paganessi

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