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Sbagliando l’ordine delle cose di Alessandro Gassmann

Premetto che da sempre Alessandro Gassmann è un attore che mi incuriosisce. Mentre posso affermare di adorare Raul Bova prima di tutto come uomo – al di là che sia anche molto bello fisicamente – (me lo confermò in un’intervista a proposito della sua interpretazione di Capitano Ultimo) non posso fare la stessa dichiarazione a proposito di Gassmann. Si denotano subito qualità e doti professionali: si cala nel personaggio in modo totale. In UNA GRANDE FAMIGLIA (ho visto solo la seconda stagione) era superlativo nell’interpretazione.
Il personaggio è davvero particolare: onesto con se stesso ma disonesto e abile mentitore per salvare ciò in cui crede e per cui valga realmente la pena. Un personaggio quindi complesso e lui ha un portamento, uno sguardo capace di lasciare fino all’ultimo lo spettatore in dubbio: è il bravo o è il cattivo? Né bravo né cattivo: un uomo che vive la complessità della sua vita, della sua realtà come può…
Sbagliando e cercando il modo meno oneroso e più efficace per porvi rimedio. Per esempio leggendo una sua intervista su un settimanale l’ho trovato intento a mostrarsi molto sicuro di sé…
Dico questo perché sembrava, più che un’intervista per rivelarsi, una sorta di tentativo di convincersi di essere come dice di essere.
Gassmann uomo e Gassmann attore…
Le due facce della stessa medaglia…
Un perfezionista che non accetta la via di mezzo.
Vuole la perfezione, non si accetta mediocre, deve arrivare dove lui si è prefissato di arrivare: all’eccellenza! Ho deciso di leggerne il libro per capirci qualcosa di più.  E devo dire che la stima che ho di lui dal punto di vista artistico – valutazione da semplice spettatore, in quanto non ho mezzi e competenze per valutarlo diversamente – è sicuramente rimasta intatta. Mi sa emozionare! Mi crea quel dubbio, entra in contatto con il mio sistema empatico diciamo, mi porta ad analizzare il personaggio come se fosse un tutt’uno con l’attore.
A livello umano invece mi ha delusa un po’ per alcuni passaggi. Ammetto la diversità come arricchimento, ma ci sono cose che – probabilmente per un percorso di vita differente per un certo verso e all’opposto per tanti altri – non riesco a non avvertirne il fastidio.
Il libro è in sé un’analisi della sua vita in relazione alla figura importante del padre, il grande Vittorio Gassman, alla vita non banale della madre, alle loro vite affettive e professionali… È un susseguirsi di ricordi, di aneddoti, di passaggi che hanno lasciato delle linee guida nella vita di Alessandro. La definisce una famiglia allargata dati i diversi matrimoni e le numerose relazioni del padre.
Mi piace molto leggere i pezzi in cui parla di sua moglie Sabrina. È bello leggere in una sorta di confidenza di un artista del suo calibro il rispetto, l’amore per la madre del proprio figlio, per la compagna scelta per la vita. Da una sorta di visione assennata. Quando Raul Bova ha lasciato la moglie per la giovane attrice spagnola mi sono sentita un po’ triste… Era il mio idolo anche e soprattutto per l’integrità morale: bello, sicuramente benestante, amato da tutti, ma soprattutto intelligente, onesto e anche fedele…
Non condanno però questa scelta in quanto sarebbe sbagliato, ma sicuramente sarebbe stato meglio prima chiudere con il passato e poi vivere la nuova relazione, che non doveva nascere e crescere conducendo entrambi i legami affettivi. Bando a questa visione romantica e per molti bigotta torniamo al libro.  “Spegni le luci.”
Alessandro vede il padre la sera prima e la mattina lo chiamano per informarlo che è mancato. Ovviamente in questi casi, quando manca una personalità così rilevante, è difficile custodire l’intimità della famiglia. E la complessità della famiglia Gassman viene descritta così, in modo quasi ironico : << Noi avevamo imparato a governare il caos degli affetti attraverso lingue differenti e culture sentimentali diverse.>>
Anche mentre parla del momento in cui il padre si è appena assopito senza possibilità che possa risvegliarsi ricorda battute e episodi sia toccanti che divertenti, come quando si riferisce alla volontà del padre di farsi imbalsamare:
<< Voleva farsi imbalsamare. Seriamente. Si consultò anche con Giulio Andreotti per capire come farlo. Intendeva registrare alcune frasi tipiche su “una bobina musicale”, come la chiamava lui, ed essere impagliato come un gufo parlante in salotto. Un pò macabro, ma pensava che fosse un bello sberleffo alla morte.>>
E così anche la descrizione della scelta della frase da incidere sull’epigrafe fa capire quanto l’ironia faceva parte della vita del grande attore.
Si trovano a casa Alessandro e i suoi fratelli: Jacopo il più piccolo ed Emanuele. Al piano di sotto c’è un via vai di amici, conoscenti che vengono ad esprimere cordoglio e i tre fratelli seguono in modo distratto la semifinale degli Europei per riempire il silenzio che altrimenti pervaderebbe la stanza.
Alessandro il lutto per il padre lo elabora a posteriori, tant’è che verrà colto da attacchi di panico e si ritroverà a sperimentare l’analisi per tre anni. Dopo aver capito che il metodi freudiano e junghiano non lo aiutano, anzi lo annoiano opta quindi per il metodo transazionale. Questo raccontarsi sicuramente fa conoscere l’uomo che c’è sotto le vesti dell’attore. Finzione e realtà… Dove finisce l’attore e inizia l’uomo? Dove finisce la parte da recitare e dove inizia la propria personalità? È bello scoprire queste – debolezze o caratteristiche? – di chi vediamo sempre nella parte di un personaggio creato dal copione.
È molto bello anche il concetto espresso in qualità di personaggio pubblico e quindi esposto al contatto con persone che si vorrebbe pure evitare:
<<Il mestiere dell’attore non aiuta. Così come l’essere il figlio di una qualsiasi persona famosa. Sono condizioni che prevedono la disponibilità a incontrare persone che non sono state scelte. (…) Non me la tiro affatto, mi proteggo dall’ansia, e proprio perché rispetto gli altri voglio rapporti scelti e autentici, e non condizionati dalla mia fama, dal nome che porto o, peggio ancora, dal mio aspetto.>>
Sicuramente da qui si evince una sorta di narcisismo e arroganza, ma non in senso negativo. O meglio, diciamo narcisismo e arroganza che non fanno danno. Sostanzialmente non posso dire che non sia un uomo bello e attraente parlando dell’involucro. Tolto quello inizia a perdere un po’ del suo perché! Poi inizia a parlare della sua carriera, della sua ascesa nel mondo del teatro e del cinema/tv. La sua interpretazione in CAOS CALMO con Moretti segna l’inizio vero della sua carriera.
Quando parla del suo calendario cerca di snobbarlo ma alla fine si vede che ne va orgoglioso. Ed è questa finta modestia che mi fa ricredere un po’ sulla persona.
Molto toccante quando inizia a ripercorrere la vita dei nonni. Nonno Heinrich che insieme ad un amico, entrambi freschi di laurea in ingegneria edile, si fanno 800 km a piedi per trovare moglie: rigorosamente italiana! Ed è così che conosce nonna Luisa, figlia di un medico ebreo di origini toscane. Ha ereditato la sua altezza dal nonno paterno e a soli 14 anni già raggiunse la sua attuale altezza: 1,93 cm! Pone molta attenzione ai ruoli interpretati, ai suoi personaggi per parlare di sé, delle persone che fanno parte della sua vita privata e professionale.  Poi tocca alla narrazione della vita della madre, Juliette. Vivrà sulla propria pelle lo sbarco in Normandia degli americani a soli 8 anni e anni dopo si trasferirà a Parigi diventando attrice.  Bello il passaggio:
<<Mi concepirono in Argentina, di fronte all’oceano di Mar del Plata, dove si girava IL GAUCHO di Dino Risi.>>
Credo sia spettacolare per una persona vedere un film e pensare “durante quelle riprese ebbe inizio la mia vita”… Un po’ come me che quando nacqui i Queen terminarono l’album THE GAME! Con la differenza che né mio padre né tanto meno mia madre suonavano o cantavano nei Queen!
Nel libro parla anche dell’amicizia e della rivalità buona tra Vittorio e Ugo (Tognazzi) e le loro rispettive ville. Parla dell’amicizia tra Alessandro e Gianmarco (figlio di Ugo).
Insomma, potrei trattare più approfonditamente ma vi annoierei. Cosa mi ha pizzicata del libro?
<<Non so se perdonerò a me stesso di aver anche tifato Lazio solo perché aveva vinto il campionato.>> p.63
1 – La mia Lazio non si tocca.
2 – Non si tifa una squadra perché vince il campionato!
3 – La mia Lazio non si tocca!!!
Oppure narrando di una vacanza con amici a Cuba raccontò dell’incontro di un cubano ubriaco che prendeva a calci un cane:
<<Al che, da codardi che ci tengono alla pelle, io e Jimbo cominciammo a convincere Giulio che qualche motivo per essere menata, la bestiola, doveva averlo dato. Mi sembra addirittura di ricordare che siamo andati via salutando questo signore molto gentilmente, e un piccolo calcetto al cane, alla fine, gliel’abbiamo assestato pure noi.>> p. 120
A differenza della sciocchezza sulla mia Lazio questa l’ho trovata davvero orrenda, forse perché sono cresciuta vedendo negli animali creature da rispettare… Non credo che l’essere umano sia un essere superiore in fatto di diritti alla vita o nel diritto ad essere rispettato…
Sinceramente il capitolo FASCISTA (p. 61) mi ha fatto capire che se avessimo conosciuto Alessandro Gassmann nel periodo in cui si fanno strada molti giovani attori oggi non lo avremmo apprezzato dato il suo problema di aggressività tra i 15 e i 19 anni (età in cui sai distinguere cosa è giusto e cosa è sbagliato). Una sorta di bullismo, di voglia di prevaricare. Per fortuna crescendo la gente cambia… O semplicemente capisce quali comportamenti convengono? Un’altra sua posizione che mi lascia un po’ di amarezza è la sua considerazione dell’Italia, ma sono sue considerazioni che semplicemente non condivido.
In quanto Italiana amo la mia terra e la mia gente pur riconoscendo i limiti che il malcostume italiano inevitabilmente comporta. Ma la nostra terra e la nostra gente non è rappresentata dalla classe dirigente e politica che abbiamo, grazie al Cielo è molto, molto ma molto meglio!
Detto questo sembrerebbe che abbia bocciato Alessandro Gassmann uomo…
Nulla di più sbagliato.
Credo che ciò che faccia grande un uomo sia proprio il raccontarsi senza censure per piacere a tutti i costi. Abbiamo una visione diversa, se non opposta, su molte cose… Assodato che la mia sensibilità verso gli animali non sia cosa universale, credo che non sia condannabile l’indifferenza verso i nostri amici 4 zampe, ma non ne giustifico la violenza: l’episodio raccontato mi ha ferita ma capisco sia stato un contesto particolare… Mi resta comunque difficile giustificarlo.
Detto questo, sebbene siamo agli antipodi, resto dell’idea che sia una personalità molto complessa, delicata e forte al tempo stesso.
Credo che lo rileggerò presto per soffermarmi invece su spunti importanti della storia del cinema italiano che mi è ancora sconosciuta
Mika

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