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Per il tempo che avrò

“La nebbia si sta diradando… riesco a vedere l’azzurro del cielo e quello del mare… ma… quale nebbia? Sono davanti a questo lembo di mare da quanto tempo? Non so… non mi ricordo più… perchè non ricordo? Ora lo so, perchè tu, Alzheimer, come un ladro silenzioso e terribile mi hai rubato tanto, ma tanto…
Riesco a mettere a fuoco le immagini e lo vedo di spalle, è lui il mio amatissimo Pierre!
Non porta più i capelli legati a codino ma è il mio tesoro! E vicino c’è il piccolino che ricordo quando aveva pochi mesi! Ricordo, si ricordo, come può essere… Perchè ho questo tempo nel quale so di essere viva quando poi per tantissimo tempo non lo so più… vivo senza vivere. Come un ladro silenzioso e terribile mi porti via la vita! Cerco di chiamare mio figlio ma dalla mia gola esce solo un rantolo che nessuno può sentire! Sento dietro di me altre voci e risate, ho riconosciuto la voce del mio Luca e della mia nipotina. Ti prego, figlio mio, vieni avanti perchè possa vederti per qualche minuto di questo tempo che avrò ancora… Hai voluto darmelo, Signore questo tempo del quale sono consapevole ed io ti chiedo perchè! Perchè mi fai salire questo Calvario? Riesco solo a muovere la testa, guardo, seduta su questa carrozzina, i miei piedi deformi, non potrò mai più indossare scarpe!
Quante volte in chiesa ho cantato un inno che diceva: quando busserò alla tua porta avrò piedi stanchi e puri. Ma io non lascerò mai più impronte, non camminerò più. Guardo le mie mani, in esse vedo due palline di plastica gialle, me le hanno messe perchè poi? Ecco lo so, sicuramente se non le avessi nelle mani le dita mi si chiuderebbero a pugni, non le terrei aperte e la pelle interna ne risentirebbe in modo sgradevole! Signore! Come vorrei accarezzare ancora una volta le fossette che il mio nipotino ha ereditato dal mio Pierre! Come vorrei mettere le mani nei capelli riccioli della mia nipotina che, ricordo, aveva tanto simili a quelli del mio Luca! Te li affido tutti, Signore! Li metto tutti, i miei cari, nelle tue mani. Vorrei piangere ma dai miei occhi non riescono più a scendere neanche le lacrime! Per il tempo che avrò ancora da essere presente quanto vorrei dire ai miei che li amo, vorrei dire loro grazie per avermi portato in riva a questo mare dove mi recavo con i figli piccoli, vorrei ricevere una loro carezza, sentirla come sento questa leggera brezza di mare. Vorrei anche dirti che ti amo sempre tanto, nonostante questa malattia ma, non prego più, non lo posso più fare! Ecco te lo dico adesso, Signore ti voglio tanto bene e te ne vorrò sempre!
La nebbia sta tornando, avvolge ogni cos, e tutto se ne andrà un’altra volta? Ti prego, Signore, fa che questa nebbia se ne vada via ancora un’altra volta durante il tempo che avrò…
Per il tempo che…
Per il tempo…
Per il…”
Un Sussurro Dolcissimo le arriva al cuore.
“Ti ho sentito. Il tuo grido di dolore Mi è giunto chiaro e forte! Ti ho fatto salire il Calvario come lo hanno salito amici che Mi volevano bene, come lo ha salito la Mia Amatissima Madre. I tuoi piedi non ti permettono di camminare ma non lasceresti impronte perchè adesso io ti porto in braccio nella sofferenza! Hai affidato a Me i tuoi cari, li hai messi nelle Mie mani e le Mie mani sono sicure! Vorresti accarezzare i tuoi cari ed io ti farò accarezzare. Hai sentito la brezza di mare, lieve e leggera? Sono le carezze che ti fanno i tuoi cari quando ti sono vicini e tu non te ne rendi conto. Vorresti dire che Mi ami e non puoi?
Ma io lo sento che Me lo dici ogni volta che respiri, ogni volta che batte il tuo cuore! Sarai sempre amata per tutto il tempo che avrai…”.
Il pallone colorato va a fermarsi vicino al bambino che, vedendolo, si alza di scatto. La ragazzina arriva subito e, insieme, si avvicinano alla carrozzina sulla quale c’è la loro nonna. “Per te, lei sa che siamo al mare?” chiede il bambino.
“Forse sì o forse no” risponde la ragazzina che ha qualche anno in più. “Non parla, non ride, per me non sa niente” risponde il bambino ma lei replica: “Non possiamo saperlo, anche i dottori dicono che non si può essere sicuri! Per me a volte lei sa che le do i baci, almeno a me sembra che sia attenta. Dai, togliamole le palline dalle mani che magari è stufa di averle, ecco, così, adesso le diciamo la filastrocca come faceva lei alle mie mani quando ero piccolina”. Tutti e due distendono dolcemente le dita della nonna atrofizzate dalla malattia e insieme recitano: “Manina bella, dove sei stata, dalla nonna, cosa ti ha dato, polenta e cici, garì garì!”.
“Dai, adesso nonna ti facciamo toccare le mie fossette, è vero che me le accarezzavi sempre quando venivi a trovarmi? Ecco, ti faccio accarezzare la mia guancia così! Brava la mia nonna!” esclama sorridendo il bambino, facendo risaltare quelle graziose fossette. La ragazzina che le tiene l’altra mano a sua volta mettendola nei suoi capelli dice: “Nonna, senti i miei ricci? Sono morbidi e con dentro i capricci! Come mi dicevi tu! Mi hai visto di più di mio cugino e lo so che ti piaceva tanto accarezzarli perchè erano ugualissimi a quelli del papà! Toccali nonna!”.
Dopo qualche minuto i due ragazzi rimettono le palline nelle mani della nonna ma, mentre il bambino raccoglie il pallone e si sposta correndo, la ragazzina, accarezzando la nonna in modo amorevole, le appoggia il viso sulla fronte e le sussurra: “Nonna, non vorrei con tutto il cuore che tu fossi malata! Ti penso sempre bella, allegra, sorridente, quando mi raccontavi le favole ad esempio la favola del “nano Tremotino”, mi baciavi, mi accarezzavi, guarda che adesso mi metto a piangere come una stupida e va a finire che le mie lacrime ti bagnano gli occhi! Sembra che piangiamo tutti e due! Ti voglio bene, nonnina, te ne vorrò sempre, anche quando sarò grande, per tanto tempo, per tutto il tempo che avrò…”
Marta

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