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Pensieri e riflessioni dopo l’ascolto di alcuni minuti di Radio Maria (21 giugno)

Di rado ascolto la radio.   L’altro giorno ero in auto ed ho acceso … Radio Maria.  Ho ascoltato parzialmente una riflessione molto interessante che mi ha toccata profondamente. Non so chi stava parlando, e neppure se la persona stesse parlando a braccio, leggendo qualcosa di suo o qualcosa scritto da altri. So per certo che ogni singola parola era molto profonda, molto incisiva e mi è arrivata con un immenso significato. Istintivamente ho rallentato la velocità dell’auto, mi pareva stessi ascoltando la voce del mio cuore, urlante dal suo più profondo.   Ad un tratto mi sono accostata, ho spento il motore, ho meditato,  ho pregato e pianto,  e poi ho ripreso il mio tragitto, come se nulla fosse accaduto anche se tutto mi pareva cambiato. Ogni frase detta dall’oratore iniziava con  “Siamo stanchi…” . Siamo stanchi di Questo o di Quello. 
Non ricordo quali argomenti siano stati anteposti ad altri,  ma credo vagamente ricordare la conclusione di tutto il discorso, o comunque certamente l’effetto ricevuto, e quanto il mio stato d’animo ha desiderato focalizzare e poi mantenere. La cosa più strana è che pur ascoltando una serie di riflessioni negative le stesse parevano avere una curiosa potenza positiva, sapevano scuotere l’ascoltatore, muovendolo sicuramente verso il meglio di se stesso. Tutto ciò pareva pure un urlo gigantesco, e come penso spesso, un potente grido senza voce che spazia nel deserto. Non potrò mai ricordare quelle frasi, quegli accenni, quegli argomenti, ma ora voglio provare con parole mie a scrivere ciò che tale avvenimento ha mosso dentro me, i pensieri che mi ha generato, le riflessioni che non mi lasciano da giorni e tutto ciò che mi viene suggerito anche solo pensando alle più semplici svariate cose che mi circondano e che vedo. Ma ora basta preamboli, devo semplicemente iniziare a scrivere, sperando poter materializzare tutto quanto sento dentro.
Siamo stanchi. Siamo stanchi di brutte notizie;
Stanchi di guerre, di odio e violenza, di omicidi, di incidenti, di politici, di corruzione, di ingiustizie. Siamo stanchi di brutto tempo, di catastrofi, calamità e disastri, sciagure e flagelli, di inquinamento, di fiumi mai puliti, di immondizia abbandonata ovunque, di lattine vuote, mozziconi; Stanchi di non rispetto verso il pianeta, verso i terreni, i boschi, l’acqua, verso gli animali in estinzione, verso pesci morti ed uccelli affogati nel petrolio, verso foche uccise con furia pazzesca, verso insetti o esserini sterminati per il sogno di cibi pregiati. Siamo stanchi di surgelati, di congelati, coloranti e conservanti, di cibi precotti, di frigo riempiti di tutto, di batteri sconosciuti, di mucche impazzite che non san più cos’è un prato, di strani polli o galline, forse senza più becco, relegate in pochissimi centimetri quadrati. Siamo stanchi di mangiare, di mangiare troppo o troppo poco, troppo in fretta o troppo soli, e di sognare pillole miracolose che bruciano tutto.  Siamo stanchi anche di bere, non abbiamo più sete di acque snellenti o povere di  sodio, ricche di quella tal cosa  o di  “ sa Dio “ quale cosa. Siamo stanchi di magiche creme e cremine, per il viso e per il corpo, che di magico hanno solo il potere di svuotare il portafoglio, di dentifrici sbiancanti, di profumi che possono tutto ottenere; Stanchi di vedere immagini di personaggi perfetti, o messi alla perfezione e di sentirci nati un po’ sfortunati, di provar sempre a fare tutto quanto in nostro potere, per lontanamente raggiungere quei benedetti canoni. Siamo stanchi di non riuscire davvero a parlare o a farci ascoltare, a casa o fuori, in famiglia o con estranei, in ufficio o in chiesa. Siamo stanchi di politici, sempre diversi ma sempre uguali, di partiti divisi, uniti, in lotta o spariti. Siamo stanchi anche di preti, troppo spesso troppo vecchi o troppo giovani, troppo antiquati o troppo moderni, alcuni troppo bravi a dirci cosa dobbiamo fare, razzolando male, sempre comunque anch’essi troppo di fretta per poter ascoltare il nostro cuore o le tremende verità che anche loro stessi non riescono a capire. Siamo stanchi di cerimonie religiose che concludono il tutto appena terminate, di vesti sfarzose, gioielli da cassette di sicurezza.
Siamo stanchi di gente che muore di sete e di fame, che fa a pugni con principeschi uffici e palazzi, sfarzose chiese e musei, colmi di preziosi inestimabili mobili e quadri, gioielli unici e suppellettili rari. Siamo stanchi di nuovi immensi condomini, di gente che ci vive di sopra o di sotto e che non conosciamo, di vivere sotto lo stesso tetto e di non salutarci neppure. Altresì, siamo stanchi di veder realizzato il nostro sogno di una piccola semplice solitaria casetta per poi temere d’essere visitati dai ladri di turno.
Siamo stanchi di imparare lingue straniere e dimenticare le parole della nostra terra, i dialetti che hanno fatto la storia nelle memorie di chi ci ha generato o ha generato i nostri genitori; Stanchi di scoprire che ci sono tratti di strade o angoli di case abitate da troppe persone che han creduto trovare da noi quanto non trovavano nella terra natia. Siamo stanchi di credere in un mondo migliore, di dover faticare, di leggere un libro per poter ancora sognare; Stanchi di scuole senza più insegnanti davvero maestri, severi bidelli o temibili presidi, vere lezioni o lezioni di vita. Siamo stanchi di zaini firmati, di libri sempre più pesanti sempre meno tra le mani, di quaderni particolari o di biro che annullano gli errori, di merendine ultima generazione. Siamo stanchi di bambini che tornano a casa e non trovano la mamma, sempre impegnata o sempre al lavoro, magari per poter comprare tutto ciò che si ritiene serva loro davvero. Oltremodo, siamo stanchi di nonni rinchiusi in ospizi, abbandonati a evanescente figura. Siamo stanchi di famiglie divise, separate, allontanate, che durano solo qualche anno o perdurano il lasso di una stagione, di figli con due case, di nuovi papà in giro per casa o di nuove finte mamme che impegolano noi e nostro padre. Siamo stanchi di stanze piene di giocattoli, di bambini nati tristi che non sanno giocare, che non sanno sognare, immaginare, creare, inventare, che non conoscono gli alberi, i fiori, gli animali, l’impegno, il coraggio, la forza, la volontà, l’entusiasmo, il sacrificio, la gioia. Siamo stanchi di animali abbandonati, di pedigree usati il tempo di un nuovo regalo, di sentir la parola bastardo, di creature affamate e sofferenti, di canili pieni, di lager attuali dove anche la storia passata pare non aver insegnato un bel nulla. Siamo stanchi di frittate di gatto lungo la strada, animali feriti lasciati a morire ai bordi delle corsie, di tanta fretta, di notti ad alta velocità, con orari senza orari. Siamo stanchi di musiche assordanti, di locali aperti solo la notte, di giovani che dormono il giorno; Stanchi di squilli di telefono, di telemarketing, di cellulari scaduti appena acquistati, di suonerie demenziali, di incontrare zombi per strada che paiono vivere in altri mondi e che camminano con cuffie, collegati a chissà dove, senza curarsi di nulla o di guardare un attimo ciò che li circonda o semplicemente il cielo. Siamo stanchi di televisioni sempre più a pagamento, di canali oscurati, di antenne, di paraboliche, di satelliti digitali, terrestri ed extraterrestri, per cercar di vedere programmi sempre peggiori. Siamo stanchi di telegiornali terrificanti che evidenziano il peggio dell’uomo, dove sembrano vincere le notizie peggiori; Stanchi anche di cartoni animati che non hanno più nulla di buono da lasciare a memoria. Siamo stanchi di un mondo dove l’apparire è più importante dell’essere, dove ciò che veramente si è  pare non avere alcuna rilevanza;
Stanchi di soffuse derisioni quando non conosciamo l’ultima canzone appena uscita, quando non sappiamo di quella marca famosa o dell’ultimo ritrovato tecnologico.
Siamo stanchi di non saper riconoscere una pianta dalle sue foglie, di acquistare fiori e non riuscire a vedere quelli dei campi, di annusare profumi senza provarci con quello dell’aria, dei fiori, dell’erba appena tagliata, del fieno, del pane appena sfornato.
Siamo stanchi di malattie, di sofferenze, di dolori, di bimbi sfortunati, di giovani ammalati, di anziani sempre più anziani e sempre meno sereni, di provette e di viaggi nello spazio, di allergie e di incurabili mali, di una ricerca sempre più alla ricerca.
Siamo stanchi di labbra gonfiate, di visi tutti uguali, di seni per riviste, di mamme ultracinquantenni a tutti i costi, di bimbi chiusi in sacchetti di plastica, di vite gettate nei cassonetti.
Siamo stanchi di case sempre più grandi, sempre più imbottite di oggetti che non abbiamo il tempo di godere, di armadi stipati, di nuovi armadi mai sufficienti, di nuovi acquisti sempre più inutili;
Stanchi del superfluo che diventa necessario, e necessario solo a rendere superfluo il davvero necessario.
Siamo stanchi di detersivi per ogni oggetto, di oggetti nati perché ne esista il detersivo, di gare al bucato più bianco alla macchia più difficile, di veder come son le famiglie della Mulino Bianco.
Siamo stanchi di camomille e tisane, di pillole per dormire, di alzarci già stanchi, di non riuscire a dormire, di svegliarci con ansia ed angoscia per il giorno a venire. Siamo stanchi di dover sempre correre, di temere di dimenticare qualcosa o peggio ancora qualcuno, di non riuscire mai a fare tutto quanto vorremmo fare.
Siamo stanchi di rincorrere il tempo, di respirare a mezzi polmoni; Stanchi del traffico, della frenesia, dei semafori rossi, dei lavori in corso, delle deviazioni, e pure dei semafori verdi perché dietro a noi qualcuno scalpita, o impreca.
Siamo stanchi di vedere che il giorno è sempre di sole 24 ore, che non bastano mai, né per il lavoro o per la casa, né per la famiglia o per il riposo, né per noi stessi o per il sonno;
Stanchi di dover lottare sempre ed ovunque, nel lavoro, in coda o in colonna, alle casse o ai pubblici sportelli, di non trovare parcheggio e neppure lavoro, quando una volta bastava solo averne la voglia. Siamo stanchi di bestemmie, di parolacce, di giovani in gare di turpiloqui, di cattivi esempi di adulti subito pronti a giudicare comunque tutto, eccetto se stessi; Stanchi di giovani già stanchi di essere giovani, che han già provato tutto, facilmente e malamente. Si, siamo proprio stanchi; Stanchi di essere stanchi, di svegliarci nuovamente stanchi di essere già stanchi, di delusioni, ingiustizie, frustrazioni, disinganni, sconforti, insuccessi e disillusioni.  Siamo stanchi anche di vacanze che non sono più vacanza, di feste che han poco di festa; Stanchi di veder sparire i sogni, le favole, i veri valori. E purtroppo, più di tutto, siamo stanchi anche di noi stessi, dei nostri pensieri, di instancabilmente cercar di capire cosa esattamente vogliamo, o di provare a dare un senso alla nostra vita. Siamo stanchi, troppo stanchi.
Stanchi anche di continuare a sperare, e senza più alcuna speranza di poter ancora sperare.
Gabriella Masoni

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