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PAROLA D’ORDINE: DENARO

Sentiamo dire molte volte che “non ci sono più le persone di una volta” e questo potrebbe dare l’occasione giusta per fermarsi un attimo a pensare alla strada che ci ha portato fino qui. La nostra epoca sembra legata con un doppio filo ad un unico elemento: il denaro. Tutto gira intorno a bilanci, finanza, manovre pubbliche, investimenti, moneta, guadagno, ricchezza, patrimoni. E’ diventata più di una necessità, raggiungendo il limite di ricerca ossessiva, anche a costo di arrivare al confine sottile della legalità, talvolta oltrepassandolo. Succubi dell’esigenza di denaro, mettiamo da parte tutto, anche gli ideali. Chi ricorda più cosa siano? Ormai tutto sembra aver una valutazione economica, tutto si può acquistare, vendere, gestire, come il più banale dei beni. Compreso il proprio corpo. Quanto vale una parte del corpo umano? Per quanto la domanda possa sembrare totalmente fuori luogo all’interno del discorso, non lo è. Per un semplice motivo: si leggono notizie di persone disposte a vendere (anche se cedere in godimento, potrebbe essere una definizione più consona, visto ciò a cui mi sto riferendo) parti di sé per scopi che hanno molto poco di nobile, e quindi la mia domanda sorge spontanea. Siamo veramente disposti a venderci, a vendere una parte di noi per denaro, per un favore, per una raccomandazione? A quale livello di disperazione, necessità o follia si può arrivare? Evidentemente quando l’umanità sembra aver toccato il fondo, c’è ancora la possibilità di scavare. Il mondo dell’illegalità ha da sempre cercato unicamente di ottenere grandi fortune attraverso i più svariati metodi criminali, attivando così un circolo vizioso tra denaro e potere, che alla fine si autoalimenta, poiché l’aumento di uno porta inevitabilmente all’incremento dell’altro. Siamo veramente arrivati al “tutto è lecito” pur di accumulare ricchezze? Non c’è veramente nulla di più importante nella scala delle priorità? Persino la Giustizia, intesa come principio etico per il quale si giudica rettamente, si riconosce e si dà a ciascuno ciò che gli è dovuto, ha smesso di essere tale fino in fondo. E, soprattutto, ha smesso di essere uguale per tutti, per il semplice fatto che alcuni hanno abbastanza disponibilità per riuscire a comprarla, corromperla, cambiarla. E tutto ciò è l’esatto opposto rispetto al modo in cui la Giustizia è stata spesso rappresentata: una persona bendata che sorregge una bilancia. Gli occhi coperti sono per non farsi influenzare da chi si ritrova di fronte, giudicando così solo gli atti compiuti ed evitando di salvare un colpevole solo perché è “qualcuno”. Troppo idealista in un mondo ben diverso? Sì, è probabile, ma finchè ci faremo andare bene le cose come stanno, mai nulla cambierà, finchè ci si accontenta del meno peggio, non si può avere il meglio, finchè siamo disposti a chiudere gli occhi o guardare da un’altra parte, finchè ci sarà qualcuno della “vecchia guardia” pronto ad urlare in faccia ad un giovane idealista che non può fare niente per cambiare la situazione, le cose rimarranno esattamente le stesse. E i casi concreti sono sulle pagine di giornali e nei notiziari ogni giorno. Ogni santo giorno. L’ultima “ruberia all’italiana” è da parte dei partiti. Che novità, vero? Visto lo spessore morale ed etico di gran parte della nostra classe dirigente, queste notizie non stupiscono: lo sperpero più totale dei fondi pubblici in cene, auto, vacanze a beneficio di privati. E, se qualcuno alza la voce e domanda loro se non si fanno un po’ schifo, si urla immediatamente al populismo, all’antipolitica. Ma ciò non toglie il fatto che sia vero. Ciò non toglie il fatto che si leggano storie di persone costrette a vivere con 200 euro al mese, illuminando casa con le candele perché non si possono permettere la bolletta dell’energia elettrica, mentre a qualcuno è concesso di utilizzare denaro, derivante da un’opprimente tassazione, per pranzi e aperitivi per migliaia di euro. Questo è il distacco del mondo politico dal mondo reale. Hanno un mondo a parte, fatto di denaro (quello dei contribuenti, mascherato da rimborso spese, divenuto poi rimborso sperperi), favori, scambi di poltrone e di ruoli, amici e parenti sistemati, senza averne realmente le capacità, in ruoli chiave, ma con stipendi da urlo. Il denaro è potere e il potere è denaro. Tutto sembra iniziare e finire qui. C’è davvero così tanto marcio da estirpare? Dove sono finiti i nostri ideali, le nostre coscienze? Il gioco vale veramente la candela, a qualunque costo? La risposta a quest’ultima domanda sembra essere un enorme “sì” e tutto ciò è molto strano, visto che in troppi si ostinano a dire che prima o poi tutti se ne vanno “e i soldi rimangono qui”. Ci si riempie la bocca con grandi frasi, facendo la morale a destra e a manca, affermando a gran voce che “il denaro non è tutto” e poi non ci si fa scrupoli di alcun genere. Ovviamente gli stessi politici che vanno in tv per mostrare quanto la propria coscienza sia immacolata e pulita, sono i primi a presentare ruberie degne di Arsenio Lupin. Viva la coerenza. Paola B.

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