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Mica, pulenta e pan de mej

Premessa
Il paesaggio enogastronomico italiano si contraddistingue per una varietà che, insieme alla qualità dei suoi prodotti, lo rendono famoso e desiderato in tutto il mondo.
La sua ricchezza contribuisce a costruire il fascino della cucina italiana: la sola gastronomia lombarda può vantare lunghe liste di piatti e prodotti tipici, che raccontano le tradizioni delle sue genti. I termini che la caratterizzano intersecano altrettanti numerosi ambienti che documentano le fasi della loro preparazione e della loro produzione; si apre alla cultura del gusto, fino a esprimere la preoccupazione per la salute del cittadino per il bene della comunità civile e sociale. Gli Autori offrono uno speciale percorso lessicale nel lessico culinario della tradizione lombarda, tra primi piatti, minestre, pesce, polenta e dolci visti dall’ottica della descrizione lessico-semantica.  La terminologia dell’ars culinaria popolare, legata alla cultura del riuso e agli esiti lessicali stratificati nel tempo, consente di conoscere meglio la quotidianità di gesti e di usanze che hanno penetrato una civiltà e i suoi territori, consentendo di renderla viva e di riaccenderne l’uso in pratiche tuttora attuali.
Dopo aver attraversato la biblioteca gastronomica della cucina italiana, e in particolare lombarda, gli Autori ci conducono attraverso una nuova traccia descrittiva, quella dell’arte di utilizzare gli avanzi, grazie alle suggestioni dell’opera di O. Guerini del 1918.  
Le fonti orali, colte nell’attualità della manifestazione dell’Expo 2015, consentono di ricostruire la percezione di questi piatti sapienti, offrendo un quadro non convenzionale che consente la trasmissione del sapere culinario più condiviso di quanto non si possa immaginare.

Prof.ssa Maria Teresa Zanola
Direttore dell’Osservatorio di Terminologie e Politiche Linguistiche presso la Facoltà di Scienze Linguistiche e Letterature Straniere dell’Università Cattolica del Sacro Cuore

 

Quarta di copertina
La cultura del riuso nella cucina lombarda, le antiche tradizioni culinarie e le annesse implicazioni semantiche e lessicali, questi i temi principali del volume, nato originariamente come lavoro conclusivo del Master in Didattica dell’Italiano L2, presso l’Università Cattolica di Milano.
Partendo da un’analisi linguistica sui termini, spesso dialettali, che in passato venivano utilizzati per indicare i piatti tradizionali della gastronomia lombarda, gli autori ci consentono di entrare nelle cucine di allora. Un’ars culinaria povera, legata alla cultura del riuso, dalla cui terminologia emergono esiti lessicali stratificati nel tempo.
Le zuppe, la polenta, i dolci tipici. Pietanze tradizionali che acquisiscono caratteristiche peculiari in relazione alle diverse aree geografiche, portando con sé importanti implicazioni linguistiche.
Un testo che sa unire con chiarezza e precisione la trattazione tecnica al racconto delle più autentiche tradizioni della cucina lombarda.

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