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LA STORIA DI UN VOLO

La storia di un volo si può sintetizzare così: la realizzazione di un mio sogno, a lungo cullato, e una grande sorpresa per i miei familiari. Da tempo sognavo di provare l’emozione del volo, precisamente fin da piccola; volare, volare veramente libera nell’aria!.. Ma non sapevo come realizzarlo…. Mi rivedo bambina quando, nel grande giardino della casa acquistata dal nonno per papà quale nostra eredità familiare, inventavo ogni sorta di espediente al fine di poter volare. Sì, sì… lo volevo assolutamente! Pretendevo di trovare un modo, sotto gli occhi inteneriti dei miei genitori che mi volevano convincere del contrario: – No, Annita, non insistere oltre, è impossibile, – mi dicevano – ci vuole per forza un motore e almeno un abitacolo dove sedere.

Tornando alla mia età matura e precisamente tre anni prima della realizzazione del mio desiderio, ho rilevato da un tabellone pubblicitario il numero telefonico di un’Agenzia che proponeva Istruzioni Teoriche e Pratiche di Volo su Parapendio. Avevo annotato il numero sulla mia agendina alla lettera V… “Volo!” Mi ero prefissa di contattarla, ma fra una cosa e l’altra, si sa, il tempo passa. Ogni volta che sfogliavo la rubrica e m’imbattevo in quella voce, mi si stringeva il cuore per non potere attuare ciò a cui aspiravo. Ma tutto è possibile prima o poi, quando c’è una forte determinazione in chi vuole la realizzazione di un desiderio. Così, tre anni dopo, feci il fatidico numero in presenza di mio marito, in modo da coinvolgerlo e prepararlo psicologicamente ad accettare la mia impresa. Il colloquio telefonico si svolse all’incirca così: -Buona sera! – era l’orario di cena, ma quel diabolico strumento mobile ti tenta in qualunque orario, vista la sua praticità… anzi, l’avevo fatto di proposito, per coinvolgere mio marito. Sono Annita Rota di Mapello. Ho rilevato il suo numero telefonico… ecco, io desidererei prendere istruzioni per l’idoneità ad un eventuale lancio su parapendio. Graziano – così si chiama l’Istruttore – mi ha messo subito a mio agio. -Dammi pure del tu, Annita! Dimmi, hai già volato in aereo? -Sì, in aereo più volte! -Ti piace camminare… correre, fare sport? Ti chiedo questo perché dovrai fare una bella corsa prima di lanciarti e per lanciarti! -Sì, sì!… Rispondo entusiasta. -Ecco, io direi che potremmo provare subito un lancio in coppia, senza istruzione alcuna… -Scusa, Graziano – dico un po’ perplessa – noi non ci conosciamo ancora, non sarà un rischio passare subito all’azione? E poi io non ho più vent’anni da tanto tempo per avventurarmi in una simile impresa. -Non importa, stai tranquilla Annita. Ti aspetto alla base di Palazzago giovedì, poi saliremo sul Monte Linzone, a più di mille metri. Farai attenzione alle mie istruzioni, a ciò che ti dirò e poi… via! Così da quella sera fino al giorno prestabilito, mi sono caricata di una tale energia e di un tale entusiasmo che sarebbe stato improbabile che la cosa non riuscisse. Mi sono munita di guantoni, di un caldo passamontagna, di un paio di scarponi e di una calda tuta da sci prestata da mia figlia Ivana, (io non scio.) Ho taciuto sulla funzione che avrebbe dovuto avere, temendo che facesse obiezione. Ed ecco … ero pronta! Era di primo pomeriggio quando dissi a mio marito se mi avesse accompagnata. Egli mi rispose distrattamente: “ Dove… e a fare?” “Vieni e vedrai!” Fu la mia risposta. Ero dispiaciuta per il suo disinteresse e nel medesimo tempo ero alleviata dal dubbio che mio marito avrebbe potuto impedire di avventurarmi. Evidentemente, egli era distratto la sera dell’accordo con l’Istruttore o non aveva preso sul serio ciò che io andavo con tanto ardore progettando. Pertanto, sollevata, ma un po’delusa mi recai all’appuntamento da sola. All’orario prestabilito ho conosciuto Graziano e Noemi, la sua gentile compagna, che mi aspettavano. Mi hanno accompagnata alla Roncola in jeep, poi da lì a piedi fino al Monte Linzone, sul versante dell’Albenza. Due ore dopo ero di ritorno a casa giubilante come se fossi reduce da una battaglia o da una sfida vinta! Il volo è riuscito benissimo, con la maestria e la pazienza di Graziano. Ho provato sensazioni di libertà che non mi è possibile descrivere. Ma tento: il tuffo nel cielo azzurro, nell’aria fresca! Sotto, alberelli, come gnomi e folletti disseminati nella distesa verdeggiante e alti arbusti come giganti che si ergono. Nell’aria profumo salubre e uccelletti in volo con noi. Uno scenario da fiaba! Il mio desiderio si è realizzato, non pienamente perché avrei voluto prendere lezioni e potermi librare da sola, se non fossi stata scoraggiata da mio marito che temeva per la mia incolumità. Evidentemente, avrei dovuto impormi e non ci sarebbero stati veti a trattenermi.Comunque ‘quella del volo’ è stata una bella esperienza per me, e una sorpresa per Innocente e per i miei figli Ivana e Mauro. Un bel giorno di aprile del 1994 Ancora grazie a Noemi e a Graziano! Annita

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