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La faccia della Luna

Chi lo conosce l’ha descritto come un adolescente tranquillo.
Adolescente/tranquillo: due aggettivi che stridono di per sé. Perchè un ragazzino, com’è giusto e meraviglioso che sia, ha nel cuore per
definizione e per natura tutto il ribollire del mondo. Ha l’urgenza di crescere e il desiderio insieme di restare bambino spensierato, ha la furia positiva di cambiare il mondo, ma anche la paura di confrontarsi con quell’universo ormai vicino al quale guarda con invidia e sospetto. Si è buttato giù dalla finestra della sua aula, e per rispetto a lui e alla sua famiglia non dico in che città e in che istituto. Si è buttato dal terzo piano, perchè forse un professore l’aveva pescato a copiare durante un compito in classe e gli aveva ritirato il foglio. Chissà, la vergogna, la rabbia, lo scherno dei compagni: i pensieri di un adolescente di 13 anni, non li conosco più, posso solo tirare a indovinare. Ma a quell’età non si può morire per una figuraccia a scuola, deve aver pensato qualche angelo dei bambini, e così il ragazzino ha incontrato una tettoia a fermare il suo volo e si è salvato. Da zia, mi sento male. Perchè per un adolescente che grazie al cielo trova una mano a salvargli la vita, altri ne muoiono troppo spesso, schiacciati da un mondo spaventosamente indifferente, da una società che sui giovani dovrebbe puntare ogni sua risorsa e invece li dimentica, li giudica adulti al primo pelo di barba o al primo rossetto, li lascia soli davanti ai pericoli. Sì, perchè qualche mese fa una ragazzina di 14 anni della provincia di Padova la pelle ce l’ha invece lasciata, lanciandosi dal tetto di un hotel diroccato, dopo aver scritto più volte su Asl.fr, social network senza controllo e di inaudita violenza, che io chiuderei domani mattina, la sua disperazione e le sue intenzioni. E gli “amici”, certe belle personcine che su Ask.fr ci navigano nell’assoluto anonimato, l’avevano se non incitata, certo non scoraggiata a farlo. Insulti, messaggi di sfida, parolacce da grandi, non da adolescenti tranquilli, appunto. Ha lasciato il disegnino di un cuore che si sta spezzando in due, ha scritto “sarò con voi e vi guarderò da lassù”.  Dunque lo sapeva, la ragazzina che se n’è andata lassù, cosa stava facendo: eppure non è riuscita a chiedere aiuto, non ha saputo o potuto farsi ascoltare. Nessuno ha il diritto, in casi di disperazione come questo, di puntare il dito contro le famiglie. Certo non lo farò io. E’ che mi pare bastino le due storie che ho raccontato per dirci tutti, genitori, zii, insegnanti, ragazzi, certo anche gli amici quelli veri, che è arrivato il momento di tenderla, quella mano che può salvare la vita, e di tendere anche le orecchie e il cuore, soprattutto, ai ragazzi. Io vivo nel terrore, ve lo confesso senza vergogna, di non sapere ascoltare abbastanza. Ho paura di non captare i segnali che mio nipote potrebbe un giorno mandarmi, di dare per scontati troppi dettagli, di interessarmi solo superficialmente della sua vita. Ci passo le sere a pensare: se gli chiedo troppo, mi giudicherà una zia noiosa e impicciona; se gli chiedo poco, magari vorrebbe più attenzione; se non gli chiedo niente o lascio crescere “da solo”, ci muoio io. Lo so che è difficilissimo per i genitori entrare nella vita degli adolescenti, che bisogna camminare nemmeno in punta di piedi, ma quasi volando, un passo e tre saltelli, piano pianissimo. Però un’andatura che in qualche modo li rassicuri bisogna pur trovarla, far sentire i tuoi passi da lontano, ma far sentire che ci sei, che se si volterà un giorno per chiedere aiuto tu sarai già lì, dietro di lui, pronto ad ascoltare. Non servono giudizi, serve disponibilità di cervello. E serve una scuola, io qui sì punto il dito, che dei ragazzi si faccia carico davvero. Una scuola non di soli voti e punizioni, ma una scuola che formi, che educhi, che incoraggi a crescere. Lo so che molti presidi e molti professori sono persone eccellenti, li ho conosciuti.  Ma so anche che non dappertutto è così. Chiedo aiuto alla Scuola, all’istituzione con la maiuscola, non delego le responsabilità. Chiedo aiuto per quello che è il compito più difficile del mondo: far crescere gli adolescenti non tranquilli, come scrivo all’inizio di questo articolo, ma fiduciosi, curiosi e con allegria.  Se vi sembra tanto, sbagliate: è molto, veramente molto di più.
Jù.
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