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L’induismo (3^parte)

SACERDOZIO E RITI
I sacerdoti più importanti sono chiamati brahmini e guru. Il brahmino è il sacerdote che compie i riti pubblici nei caratteristici templi adornati dalle statue di centinaia di divinità. Egli offre i sacrifici agli dèi e trascorre la propria vita nella lettura e nello studio dei testi sacri. Il guru invece è una specie di maestro dello spirito. Caratteristico è il rito funebre. Il corpo del defunto viene lavato e completamente rasato, poi bruciato (cremato) e le ceneri vengono sparse al vento. Spesso questa cerimonia si compie in riva al fiume sacro dell’Induismo, il Gange. La cremazione ha lo scopo di affrettare la liberazione dell’anima dal corpo e permetterle così di reincarnarsi immediatamente.
LO YOGA
Tante persone, in Occidente, credono che si tratti di una speciale forma di ginnastica, ma questo non è vero. Lo yoga è un cammino che, utilizzando una particolare disciplina, conduce l’uomo verso la perfezione spirituale. Chi pratica lo yoga sa molto bene che, dopo aver compiuto esercizi semplici, è necessario passare a pratiche più complesse che permettono di arrivare al pieno dominio del proprio corpo per mezzo della concentrazione mentale e della meditazione. Così facendo è possibile uscire da se stessi ottenendo la liberazione perfetta e dissolversi nel Brahman. Lo yoga pertanto non è una semplice ginnastica, ma una vera ed autentica pratica religiosa, tipica della religione induista.
L’Induismo oggi
Dalla fede nel dharma deriva la necessità che tutta la società e la vita dei singoli sia in ordine e organizzata perfettamente. Il matrimonio, ad esempio, non è visto come il frutto dell’amore tra due persone, ma come situazione necessaria per trasmettere la vita. Tutta la vita religiosa è organizzata secondo rituali antichissimi e molto ricchi. Caratteristici sono i pellegrinaggi ai numerosi templi e le feste dedicate alle varie divinità in momenti particolari dell’anno.
Le devozioni private e i rituali della fede quotidiana comprendono la lettura e la meditazione dei testi sacri, le abluzioni, le offerte di cibo alle divinità…
La religione indù divide la società in quattro grandi gruppi, denominati caste. La prima casta è quella dei sacerdoti (brahmini), poi la casta dei guerrieri e dei nobili (kshatriya), poi la casta dei contadini (saishya), per ultima la casta degli artigiani e dei servi (sudra). Esistono anche innumerevoli sottocaste. Dalla propria casta non si può uscire e non è neppure permesso il matrimonio fra appartenenti a caste differenti. Al di fuori di ogni casta sono i paria, i più poveri della società, i miserabili, considerati come rifiuti umani e come intoccabili. Oggi si cerca di superare e di scoraggiare questa distinzione, e in questo senso vanno gli sforzi compiuti dai vari Governi che si sono succeduti alla guida della Repubblica dell’India.
A partire dalla fine del secolo scorso, grazie anche agli scambi commerciali e alle nuove relazioni che si stabiliscono fra il mondo indiano e il mondo occidentale, la religione Induista ha iniziato un dialogo con la cultura e le religioni dell’occidente. Il personaggio più rappresentativo di questa fase del cammino secolare dell’Induismo è stato Mohandas Karamchand Gandhi, detto il Mahatma, nato nel 1869 e morto nel 1948. La sua predicazione, basata sulla dottrina della non violenza, ha contribuito alla fine della dominazione inglese in India. Ghandy predicava un Induismo purificato dagli accessi del politeismo fino a ritenere che vi sia un unico Dio conosciuto e chiamato in modo diverso da cristiani, musulmani e induisti.
Grande è stato anche il suo rispetto verso la figura e l’insegnamento di Gesù. Gli Induisti hanno un grande rispetto per gli animali, perché li considerano possibile sede delle anime nella metempsicosi.

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