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IRRIPETIBILI NOIOSISSIMI GIORNI

Da quando andavo alle medie, in questo periodo ho preso un’abitudine che vi consiglio: provare a capire l’anno che se ne va concentrandosi su un qualcosa di specifico. Con i libri che avevo letto, per esempio, mi ero fatta un’idea del mio 1999. Con i film che avevo visto, del 2008. Con le persone che mi avevano stupito, del 2014. Con le giornate in cui avevo riso molto, del 2006. Con quelle in cui avevo pianto, del 2011. E via così.
Il primo gennaio decido quale sarà il metodo per orientarmi e per cercare un possibile filo rosso nella confusione che verrà, e giorno per giorno prendo appunti. Dei libri, delle persone, delle risate: dipende.
Fatto sta che, all’inizio di questo 2015, avevo deciso che a guidarmi sarebbero stati i bagni che avrei usato: proprio loro, sì. E adesso che è il momento dei bilanci, apro i miei taccuini e li scopro più che mai pieni di appunti. Perché, purtroppo e per fortuna, per passione, per amore o per amicizia, mi sono ritrovata spesso lontana, dalla mia casa come dal mio bagno. Allora va da sé che i miei protagonisti, stavolta, siano tanti.
C’è il bagno giallo di un monolocale di Milano che mi ricorda quanto sia possibile essere, banalmente, felice. C’è quello stretto e lungo di un albergo a Varazze dove ho dormito dopo una bellissima presentazione di un libro e un bellissimo concerto . C’è quello che non c’è: in un pulmino bianco e verde abbandonato in Alaska. C’è né uno che ho visto nascere, per cui ho tifato mentre veniva montata la tenda per la doccia, ce n’è un altro che ho visto abbandonare e dove la mia amica Erica, prima di traslocare, ha voluto che tutte le persone a lei care scrivessero qualcosa sullo specchio. C’è quello di una ragazza che non rivedrò mai più, a Roma, c’è quello di una casa in Val Seriana dove mi basta infilarmi nella vasca per sentire la voce di mia mamma che, da bambina, mi diceva di non stare troppo ammollo, perché l’acqua è calda, hai la pressione bassa. Ma quelli che trovo più struggenti, rileggendo i miei appunti, sono i bagni in cui, molto presumibilmente, non metterò mai più piede: e in cui non avrei potuto ricordare di essere entrata, se non l’avessi scritto sui miei taccuini. Si tratta del bagno di un autogrill dove mi sono fermata
durante un qualche viaggio in macchina troppo lungo per non spezzarlo con una pausa, del bagno in una pizzeria tristissima, ma che era l’unica aperta quella notte e a quell’ora, a Milano, quello di un bar in una stazione di provincia, dove ho cambiato treno. Bagni anonimi, senza nessuna pretesa di diventare memorabili, bagni progettati perché si passi di lì, si faccia una pipì e si vada avanti, verso una speranza, o magari indietro, verso una nostalgia, ma comunque non ci si fermi.
E mi è salita, inarrestabile, una commozione per tutti quei giorni di tutti quegli anni, e dunque di questo 2015, dove non ci succede niente, ma proprio niente di speciale. Fra 365, sono sempre e comunque la maggior parte, per ognuno di noi.
Una maledizione? Forse. Una benedizione? Sempre. All’improvviso, questa massa indistinta di giorni non mi sembra affatto inutile: ma mi si rivela come un allenamento a perché qualcosa di enorme – un dolore, un amore – ci sorprenda, quelle dieci volte l’anno. Dobbiamo essere preparati, quando succede. Dobbiamo essere forti. C’è bisogno di un’infinità di chiacchiere insensate, di bollette da pagare, multe, telegiornali delle otto. Bagni di un autogrill dove non entreremo mai più. Dunque festeggiamo i giorni fatti così. E speriamo ce ne siamo almeno 355, nell’anno che è appena arrivato.

“…Credo che ognuno
abbia una strada da percorrere
ma può succedere
che non ci sia  un arrivo.
E quanti piedi
che s’incroceranno andando,
ma solo un paio
avranno il tuo stesso cammino.
Ne conosco gente
che sta ancora in viaggio
e non si è mai chiesta in fondo
quale sia la meta…
sarà che forse dentro
sono un po’ Re Magio
e cerco anche in cielo
una stella cometa.
Una passione
mi ha cambiato nella testa
ma sono un sognatore
con i piedi a terra.
Cerco di trarre da ogni storia
un’esperienza
e di sorridere battendo la tristezza.
Quante cose fai
che ti perdi in un attimo?
Quanti amici hai
che se chiami rispondono?
Quanti sbagli fai
prima di ammettere che hai torto?
Quanti gesti fai
per cambiare in meglio il mondo?
…”

J.

P.S. Auguri a chi è nato il 30 o il 31 dicembre, come dei gol al novantesimo minuto, ultimi doni dell’anno,
come furono ad esempio per noi
Pascoli, Kipling, Matisse…

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