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Il Tornado dei Tre Stati (Tri-State Tornado) (1925)

Il Tri-State Tornado è ancora oggi la tromba d’aria che ha causato più morti nella storia degli USA.
Il Tornado dei Tre Stati (Tri-State Tornado)Il 18 marzo del 1925, un minuto dopo l’una di pomeriggio, si abbatté in un’area nordamericana la più disastrosa perturbazione ciclonica che gli Stati Uniti d’America ricordino. Il Tornado dei Tre Stati (o Tri-State Tornado, come viene ricordato e chiamato negli USA) toccò terra a Ozarks, nel Missouri, vicino Ellington, per poi far saltare in aria qualunque cosa per 219 miglia.
Il tornado divelse strade, sfasciò case e porto su con sé – nel vortice – animali, alberi e molte, moltissime persone. Il turbine principale del tornado uccise da solo 695 persone, arrecando ingentissimi danni in Missouri, Illinois e Indiana.
Lo U.S. Weather Bureau, fedele al comandamento di non seminare il panico nominando l’eventualità di un tornado, fenomeno quasi impossibile da prevedere all’epoca, aveva annunciato per la giornata del 18 marzo un tempo “instabile, possibilmente ventoso”.
Il Tri-State Tornado è stato uno dei rarissimi casi di tornado d’intensità 5 sulla scala Fujita, che potremmo schematizzare come segue:
F0: Velocità del vento: 64–116 km/h.
Danni ai rami e alle tegole.
F1: Velocità del vento: 117–180 km/h. I camper vengono ribaltati e le automobili spinte fuori strada.
F2: Velocità del vento: 181–253 km/h. Alcuni tetti vengono lacerati e diversi alberi strappati dal suolo.
F3: Velocità del vento: 254–332 km/h. Solide abitazioni si squarciano e interi treni vengono ribaltati.
F4: Velocità del vento: 333–419 km/h. Le case prendono il volo per riatterrare nelle vicinanze, insieme a oggetti, animali e persone.
F5 : Velocità del vento: 420–512 km/h. Le abitazioni vengono disintegrate, o, se solide, compiono degli sky-trip. Oggetti di qualunque dimensione vengono scagliati via in ogni direzione.
La distruzione portata dal Tri-State Tornado
Il Tri-State Tornado dopo aver toccato il suolo si mosse lungo gli States a una velocità stimata intorno alle 70 miglia orarie. Nel moto rotatorio si calcola che i venti debbano aver toccato le 300 miglia orarie, velocità in grado di trasformare qualunque oggetto in un missile: travi, alberi, animali da pascolo, biciclette.
Molte delle case incontrate dal tragitto da questa potentissima tromba d’aria esplosero letteralmente: per il calo di pressione atmosferica che si verifica durante il transito di un tornado di simile o inferiore violenza (circa 100 hPa nel giro di pochi attimi), infatti, le strutture chiuse per la differenza barica con l’esterno esplodono. Saltano in aria come fossero imbottite di esplosivo. A causa della velocità di spostamento del tornado, il suo aspetto non era quello di un turbine: appariva, secondo le parole di uno dei sopravvissuti, come una nube che incedeva divorando la terra. Dopo aver mietuto la prima vittima a Ellington il tornado raggiunse la cittadina mineraria di Annapolis nel giro di quattordici minuti, distruggendone il 90%. Dopo un’ora si scisse in due turbini separati, per poi ridiventare uno vicino al confine tra il Missouri e l’Illinois. In 83 minuti nel Missouri il Tornado dei Tre Stati uccise tredici persone.
Ma fu nell’Illinois che scatenò una vera ecatombe.
Il percorso del Tri-State Tornado
In quella zona del Midwest all’epoca sorgevano un gran numero di mining town, e subito oltre il confine il Tri-State incontrò Gorham, un paese di cinquecento anime. Il tornado giunse annunciato da una pioggia di detriti e uccise 39 degli abitanti del paese, senza lasciare in piedi un solo edificio.
Dopo Gorham toccò a Murphysboro e poi a West Frankfort, una delle città più importanti della zona, con i suoi diciottomila abitanti e alcune miniere di carbone fra le più ricche degli Stati Uniti. Il ciclone passò sopra la miniera New Orient 2 facendo saltare i sistemi di ventilazione e costringendo gli ottocento operai al lavoro – cinquecento piedi sottoterra -, a evacuare di corsa la cava, per poi trovarsi di fronte alle macerie delle loro modeste abitazioni, spazzate via dalla furia del tornado insieme a molti dei loro familiari. Delle 127 vittime di West Frankfort la maggior parte erano, difatti, donne e bambini.
Verso le 4 del pomeriggio il Tri-State Tornado varcò il confine con l’Indiana e obliterò il paese di Griffin, uccidendo 25 persone.
Attorno al vortice principale nacquero e vennero osservati altri tre turbini di intensità minore che ruotavano attorno al principale. Secondo diversi testimoni parevano danzare con lui, dancing with it furono le esatte parole che usarono.
Il Tri-State Tornado non perse vigore e rase al suolo un quarto di Princeton, provocando altri 45 morti prima di terminare la sua corsa e disfarsi, lasciandosi dietro 695 morti (la cifra è riferita al solo tornado principale, i morti totali furono numerose decine in più), migliaia di feriti e quindicimila abitazioni distrutte. Un bilancio così nero è da imputare a diversi fattori, in primo luogo la mancata previsione del fenomeno e le carenze nell’informare i paesi a rischio durante l’avanzare del tornado. Poi le tecniche di costruzione modeste, ma anche, come è ovvio, la potenza assolutamente straordinaria del ciclone e la sua rapidità di spostamento.
Tornado dei Tre Stati: storie incredibili
Dopo il Tri-State lo studio dei tornado conobbe un fortissimo sviluppo, toccando poi, nel 1948, un primo sostanziale traguardo grazie al lavoro dei meteorologi Robert Miller e Ernest Fawbush della Tinker Air Force Base vicino Oklahoma City, che riuscirono a prevedere il generarsi di un tornado nella zona.
A oggi il Tri-State Tornado mantiene intatto il suo primato più nero, essendo il ciclone che ha mietuto più vittime nella storia degli Stati Uniti.
Dati gli sviluppi nella conoscenza e nella prevenzione di simili fenomeni, si può sperare che il Tornado dei Tre Stati conservi sempre questo record.
Fonti:
http://www.popularmechanics.com/science/environment/natural-disasters/4219866
http://www.usatoday.com/weather/tri-state-tornado.htm
http://en.wikipedia.org/wiki/Tri-State_Tornado
http://www.crh.noaa.gov/pah/?n=1925tor
Articolo scritto da: Matteo Carriero

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