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CON ALI DI PIUME E’ VOLATO IN CIELO CARMINE

Il tuo nome non conosco, mai ho incontrato i tuoi occhi, mai le tue mani hanno sfiorato le mie mai i nostri sguardi si sono incrociati, ma penso e sento in quest’ora di estremo saluto, di distacco dal tirreno dal  mondo esterno che hai vistoM intravisto ed amato, pianto con nostalgia da uno squarcio di finestra scarsamente illuminata dietro cui le stagioni si sono consumate troppo lente, troppo rapide, fugaci ed avvolgenti per poter esser vissute con la voracità e la bramosia che avresti voluto imprimere nelle dita e nei piedi, gli stessi che si ostinavano a non rispondere ai tuoi comandi, desideri folli e sogni mancati inchiodandoti ad un letto in croce come Cristo, correndo a perdifiato con la fantasia, quella fantasia che mi pare di conoscere, fra scie oniriche, frotte  di nuvole sfumate di colori tenui in alcuni punti più intensi. 

Per andare, si dice, nonostante le infermità del corpo, basta tendere le braccia all’infinito il cui flusso avvolge e conduce seco portando verso dimensioni nove dinnanzi ad apparenze labili dai contorni incerti.

Anche per tem dopo lunga sofferenza, improvvisa è giunta la morte, silenziosa ed ovattata con passo deciso per mano t’ha preso, fra rulli e volteggi, danzando sotto il suo manto accogliendoti, rotta ha fatto verso lontano, verso l’astratto indefinito.

La brezza ti scompigliava i capelli, era da tanti anni che non ne sentivi il profumo, che non provavi una simile gioia, che quasi piangevi dalla gioia dopo tanta solitudine nell’animo finalmente una voce interiore, una lotta ancestrale, un lussarsi le anche, un sentire nella propria bocca, l’odore del proprio sangue, sentendosi vivo, palpabile ed effimero.

Niente, anche questo transito è giunto a capolinea al tuo passaggio omaggiando s’inchinano fronde e mari, s’acquietano le onde, spumeggiando recano la lieta novella mentre tu, tra le mani stringendo un sacchettino ricolmo di pietre preziose, frutto delle buone azioni, simbolo della bontà

con cui hai accettato la volontà, il disegno a te destinato, amando la vita con pazienza attendendo da presentare all’Altissimo, apertura dal presente all’eterno. Anche per te un grazie che nel cuore indiviso ti giunge nel tuo piccolo esile corpo, consumato dalla malattia che or giace fra morbidi cuscini bianchi

senza nulla provare, senza nulla sentire se non la pace e la gioia  dell’oltre.

Milena, la mamma 

di Vittoria e Celeste.

 

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