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ATRI

Atri è un’antica città d’arte abruzzese del Medio Adriatico, che conta 11.225 abitanti (Istat 28-02-2011). È situata nel comprensorio delle Terre del Cerrano, la cosidedetta “Costa Giardino”. È in provincia di Teramo, ma è assai più vicina e meglio collegata a Pescara ed alla sua area metropolitana. Già Ducato, Atri rappresenta uno dei centri storicamente ed artisticamente più significativi del Medio Adriatico e del Centro Italia. Ha un territorio molto vasto, di quasi cento chilometri quadrati. Nel secolo scorso, fino agli anni trenta, il territorio atriano era ancora più ampio e comprendeva anche gli attuali comuni confinanti di Pineto e Silvi Marina. Nel comprensorio atriano sono incluse le frazioni di Casoli di Atri (la più popolosa), Fontanelle, San Giacomo, Santa Margherita e Treciminiere, la più vicina all’area metropolitana pescarese. La città capoluogo sorge su tre colli (Maralto, Muralto e Colle di Mezzo) che si affacciano sul mare Adriatico, verso il quale digradano, e su maestosi calanchi. La parte litoranea del territorio è costituita da una vasta pianura, che è attraversata dall’autostrada A/14 Adriatica e si estende nei pressi della Strada Statale 16 Adriatica. Lì si trova una grande area industriale che confina con quella della vicina Pineto. Dal centro storico di Atri si raggiungono in 10 minuti d’auto le spiagge di sabbia del comprensorio del Cerrano, dove sorge ancora la cinquecentesca Torre di Cerrano, fatta erigere da Carlo V nell’area dell’antico porto romano di Atri. La zona costiera è oggi area marina protetta e nelle acque antistanti la Torre di Cerrano giacciono ancora i resti del porto di Atri. Il comitato di gestione del parco marino è costituito dalle municipalità di Atri, Pineto, Silvi. In cinque minuti dal centro città, seguendo la strada provinciale che porta verso la frazione di Treciminiere e la confinante Città Sant’Angelo, si raggiunge la Oasi WWF dei Calanchi di Atri. Storia Furono gli Illiri, provenienti dalla Dalmazia, durante le migrazioni tra il X e il IX secolo a.C., a dare il nome alla città, la cui forma più antica, Hatria, deriva daHatranus o Hadranus, divinità illirica – sicula raffigurata sulle monete cittadine, le più antiche dei popoli italici, coniate, secondo molti studiosi, tra il VI e il IV secolo a.C. Atri si contende con Adria, in provincia di Rovigo, l’onore di aver dato il nome al mare Adriatico. In seguito arrivarono le migrazioni umbro – sabelliche, a loro volta soppiantate dai Piceni, i cui corredi funerari possono farsi risalire al VII secolo a.C. Atri ebbe una florida attività commerciale con gli Etruschi; i più interessanti monili etruschi qui rinvenuti sono conservati al British Museum di Londra. Entrò a fare parte, con Ascoli Piceno ed Ancona, della Confederazione Picena. Il suo importante porto le permise di vantare una temuta flotta e di avere contatti con la Grecia. Ben presto, però, si staccò dalla Confederazione e si alleò strettamente con Roma, la quale cercava capisaldi e sbocchi sull’ Adriatico. Divenuta colonia latina nel 289 a.C., Hatria fu autorizzata da Roma a continuare a battere moneta. Si distinse in battaglia accumulando premi e privilegi. Nel periodo imperiale la città continuò ad essere un centro importante, diede origine alla famiglia dell’imperatore Adriano che la riteneva sua seconda patria ed in essa ricoprì la carica di quinquennale a vita e dicurator muneris pubblici. L’Ager Hatrianus si estendeva a nord fino al fiume Vomano, a sud fino al fiume Saline, mentre il confine occidentale coincideva con le pendici del Gran Sasso. Nel Basso Medioevo patì un lungo periodo di decadenza e di abbandono. Fino al XIII secolo si hanno scarse notizie della città che, sotto i Longobardi, faceva parte del Ducato di Spoleto e nel XII secolo era feudo principale dei Conti d’Apruzio. Atri, per prima tra le città del Regno, si schierò dalla parte guelfa. Nel 1251 papa Innocenzo IV istituì la Diocesi e concesse autonomia comunale, con territorio corrispondente a quello dell’antico agro coloniale romano. L’anno successivo la Diocesi di Atri fu unita “ad invicem” a quella di Penne. Nel 1305 fu completata la maestosa cattedrale, monumento nazionale, dedicata a Santa Maria Assunta e celebre per il pregevole ciclo di affreschi quattrocenteschi dell’artista abruzzese Andrea De Litio. Nel 1384 si verificò un terremoto che scosse anche Teramo. Nel 1395, Atri fu venduta per 35.000 ducati al Conte di San Flaviano Antonio Acquaviva, che fu il primo di 19 duchi, i quali dal 1455 ottennero per matrimonio la contea di Conversano, e Atri divenne capitale del Ducato. La famiglia Acquaviva dalla fine del XV secolo aggiunse al proprio cognome l’appellativo d’Aragona con diploma regio del 1479 e fu autorizzato a fregiarsi delle insegne araldiche degli Aragona quale segno perpetuo di riconoscimento ricevuto da Andrea Matteo Acquaviva da parte del re di Napoli Ferdinando I, per il coraggio mostrato da suo padre Giulio Antonio Acquaviva nella battaglia di Otranto del 1480 contro iturchi che avevno assediato quella città e sterminato il suo popolo in nome della fede mussulmana. Nel 1563 (18 settembre) si verificò un terremoto che provocò la caduta del frontespizio della porta maggiore della cattedrale. Nel 1757 Atri tornò sotto il dominio diretto del Regno di Napoli, fino al momento in cui entrò a fare parte del Regno d’Italia. Il 10 giugno 1884 il terremoto che abbracciò tutto il versante adriatico creò conseguenze alle costruzioni di Atri come pure di Penne e Città Sant’Angelo. Monumenti e luoghi d’interesse Il centro storico di Atri è ricco di monumenti, palazzi signorili, musei, caratteristici vicoli e piazze. Ogni palazzo, anche il più piccolo, ha una sua storia. La ricchezza e l’importanza dei monumenti, il centro storico ben conservato, ordinato e ricco di piante e fiori (molte volte premiato da Italia Nostra, che ha una sua sede in città) hanno fatto sì che Atri venisse proclamata a tutti gli effetti città d’arte. Il suo affascinante centro storico è un dedalo di viuzze che hanno conservato l’antico aspetto medievale, in alcuni punti ricalcato sul modello della città romana. Il Corso Elio Adriano, per esempio, collega i due più importanti punti della città, Piazza del Duomo e Piazza Duchi Acquaviva (detta Piazza del Comune, già Piazza Guglielmo Marconi), che nell’epoca romana erano precisamente le Terme ed il Foro. Caratteristico soprattutto il rione di Capo d’Atri, quello di Santa Maria e quello di San Giovanni (nei pressi di Porta San Domenico), con delle minuscole vie che a volte permettono il passaggio di una sola persona per volta. L’architettura esterna dei monumenti è rimasta in prevalenza medievale, mentre l’interno nel barocco ha subìto molti ritocchi, come è successo alle chiese di San Domenico e Santa Chiara. Molti anche i musei (ben 6), con l’aggiunta del Museo Scenografico che dovrebbe essere aperto in futuro, che ne fanno la città con il maggior numero di musei in Abruzzo. La ricchezza del patrimonio storico-artistico ed in genere culturale testimonia la grande importanza e la grande storia che Atri ha avuto nel passato.

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