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1982: Riccardo Poletti

Figlio di Gianna e Arietto Paletti, imprenditore milanese che aveva costruito la sua fortuna come costruttore e immobiliarista, inizialmente si interessò al karate, disciplina in cui si era laureato campione nella categoria juniores a tredici anni, e allo sci alpino. La sua passione per l’automobilismo si sviluppò, infatti, solamente a diciannove anni. Nel 1978 fece quindi il suo debutto in Formula SuperFord, riuscendo anche a portarsi in testa per diversi passaggi alla gara d’esordio, ma senza mai riuscire a vincere un appuntamento stagionale. Ottenne comunque diversi podi e, per il 1979, decise di approdare in Formula 3, seppur con scarsi risultati. Non riuscì, infatti, ad andare oltre due quinti posti. Nonostante ciò, grazie agli investimenti dello sponsor, riuscì a debuttare in Formula 2 nel 1979 alla gara di Misano, pur essendo costretto al ritiro per un incidente.
Dopo alcune altre corse senza particolari risultati in Formula 3, a metà del 1980 venne chiamato da Mike Earle per sostituire Johnny Cecotto in Formula 2, dato che il venezuelano aveva rescisso il proprio contratto con il team per passare alla Minardi. Fece quindi il proprio debutto al Mugello e al Gran Premio dell’Autodromo di Monza colse un terzo posto. Venne quindi confermato alla Onyx per la stagione 1981 e durante l’inverno venne impiegato svariate volte come tester. All’apertura del campionato conquistò subito un secondo posto a Silverstone e giunse terzo a Thruxton. Il prosieguo dell’annata non fu, però, altrettanto fortunato e, ad eccezione di un sesto posto a Vallelunga, Paletti venne costretto al ritiro per sette gare consecutive. A fine stagione la Pioneer, di cui la Exim era importatrice per l’Italia, lo convinse ad accettare di debuttare in Formula 1, sebbene il pilota preferisse rimanere ancora un anno nella categoria per poter maturare ulteriormente.
Paletti si unì al team Osella di Formula 1 nel 1982 come secondo pilota nella squadra.
Durante i test invernali fu costretto a provare con la vettura dell’anno precedente e anche se al suo esordio, nel Gran Premio del Sudafrica, gli venne messa a disposizione una nuova monoposto mancò la qualificazione.
Ebbe l’occasione di debuttare al Gran Premio di San Marino, in cui presero il via appena 14 vetture, in quanto venne boicottato da diverse squadre per lo scontro tra FISA e FOCA. La sua gara durò comunque sette giri, prima di essere costretto al ritiro per un guasto alla sospensione.
Nelle due corse successive mancò nuovamente la qualificazione e i rapporti con l’Osella andavano deteriorandosi, sia per la rivalità sviluppatasi nei confronti del compagno di squadra Jean-Pierre Jarier che per la scarsa competitività del mezzo. Nel settimo Gran Premio della stagione, a Detroit, riuscì a qualificarsi su una griglia di partenza completa, ma durante il warm-up della domenica mattina perse una ruota e danneggiò la sua vettura. Inizialmente pareva che il pilota potesse prendere il via con il muletto, ma la rottura dell’estintore sulla macchina di Jarier fece sì che questo venisse destinato al francese e il pilota italiano non riuscì a partecipare alla gara.
Intanto Paletti aveva riallacciato i contatti con Mike Earle, con cui aveva già corso in Formula 2, e i due si stavano accordando per un passaggio del pilota italiano al team dell’inglese per la stagione 1983.
La morte
Al Gran Premio del Canada, poi, Paletti riuscì a qualificarsi in ventitreesima posizione. Il 13 giugno, giorno della gara, Didier Pironi, che era in pole position, ebbe un inconveniente al via ed il motore della sua Ferrari si spense. Il francese lo segnalò prontamente agitando le braccia, ma la direzione gara autorizzò comunque la procedura di partenza, e, quando si accese il verde, le altre macchine riuscirono comunque ad evitarne la vettura; solo Paletti, che partiva dall’ultima fila e aveva quindi la visuale oscurata dai concorrenti che lo precedevano, non fu in grado di reagire in tempo e tamponò violentemente il posteriore della Ferrari quando aveva già raggiunto una velocità di circa 180 km/h. Paletti perse subito conoscenza rimanendo intrappolato nell’auto; Pironi uscì immediatamente dalla propria vettura per aiutare il collega insieme ai commissari di gara, ma pochi secondi dopo la benzina che era fuoriuscita dal serbatoio dell’Osella prese fuoco e la monoposto fu completamente avvolta dalle fiamme. L’incendio fu rapidamente domato ma il pilota, pur non ustionato, non dava segni di vita; estratto dalla sua macchina dopo oltre venti minuti e portato in ospedale, morì poco dopo il ricovero.Le ferite riportate nella zona toracica, piuttosto gravi, resero fatale l’inalazione delle sostanze estinguenti che preclusero ogni possibilità di rianimarlo; inoltre aveva subito la frattura della gamba sinistra e della caviglia destra. Paletti, che due giorni dopo l’incidente avrebbe compiuto 24 anni, fu la seconda vittima in Formula 1 quell’anno; solo poche settimane prima Gilles Villeneuve aveva perso la vita dopo un incidente sul sul circuito di Zolder. A rendere più tragica la situazione fu la presenza, tra gli spettatori del Gran Premio, della madre, che era giunta lì all’insaputa del figlio.

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