Rimani sempre aggiornato! - Scarica l'App di New Entry!

VITE SPEZZATE

E’ triste e pensoso riflettere su come la natura umana si sia abbassata ad accettare certi compromessi, rinnegando se stessa e alla propria dignità. E’ notte fonda. Silenzio assoluto fuori e dentro, solo una voce interiore che mi induce a scrivere, rigettando nel mondo il mio sentire.
Questa sera, un servizio giornalistico ha presentato in modo crudo e superficiale le ultime novità in materia di divertimento a cui, i giovani di oggi, stanchi del sorriso, si chinano, alla ricerca delle emozioni più forti e cocenti, uniche.
Mi chiedo che gusto ci sia a sfidare la morte?
Mi chiedo dove finisce la finzione ed inizia la realtà? Mi chiedo quale sia il senso del loro andare in un cammino lungo e tortuoso che chiamiamo esistenza? Mi chiedo il perché ed il come? Di certo sorella morte deve rabbrividire sfiorando col l’ali tinte di giada giovani vite, spavalde ed incerte, belle ed invitanti tanto da spiegare il capo e planare in volo verso mete a noi purtroppo sconosciute. Di certo una stilla di lacrima, salsa, righerà il volto di Dio, che con infinita tenerezza segue intrepido le gesta delle sue creature la cui essenza si avvicina pericolosamente al nulla, come cifre dell’infinito che vagando libere nell’astro, sono incapaci di trovare il loro posto e si lasciano trascinare inermi da correnti pericolose; incapaci di sollevare gli occhi al cielo per ammirare la bellezza assoluta; delle stelle tremule, del chiarore lunare e, di non sapere rispondere al richiamo del soffio vitale. Così, voltando le spalle allo splendore ed al piacere puro vengono attirati dalla cattiva sorte. Giovani vite, imbottite di droghe e di alcol, si lanciano dall’ottavo piano per fare un tuffo in piscina, esalano l’ultimo anelito di vita senza neppure avere il tempo di capire dove una mano invisibile li sta portando con rabbia vorace.
Innocenti corpi sdraiati sulle rotaie, che aspettano l’arrivo del treno per sentire (SENTIRE?) il brivido del metallo che li sfiora a velocità supersoniche!!!! Visi chiari ed imberbi a cui l’amore per la vita non ha saputo colmare il grande vuoto che si cela dietro la spavalda sicurezza fatta di nulla e di niente, di vestiti firmati e telefonini ultima generazione; occhi tristi e disperati che chiedono, in una lingua sconosciuta, AMORE.
Chi accoglierà il loro grido? Chi saprà prenderli per mano e condurli? Verso dove e per quali vie? E’ stata, forse, questa sensazione di disagio e di tristezza che mi induce, nonostante l’ora tarda, a voler tradurre in parole e fissare su carta un pensiero, tremante di ira.
Sono la mamma di Vittoria. Qualcuno forse avrà letto di me e della mia bambina; qualcuno avrà pianto e sperato con me; altri con indifferenza avranno voltato lo sguardo altrove.
Pazienza!! Nulla del seme gettato è andato perso, e sento di non aver mancato di rispetto a nessuno nell’esporre con dignità e portare a conoscenza del grande dono che Dio ha voluto affidarmi: mia figlia, Vittoria; la cui malattia mi insegna a capire e guardare la vita nelle angolature più svariate.
Mi reco spesso negli ospedali e soprattutto nelle neuropsichiatrie infantili dove, nolente o dolente, ti ritrovi faccia a faccia con la caducità che come verme invisibile scava, insolente, nelle vite di piccole creature la cui unica colpa è quella di essere nati malati. Si dice che la sofferenza redime e purifica, che è un disegno di Dio, per la salvezza dell’umanità. La si deve accettare e vivere con umiltà. Non riesco a capire, comprendere, accettare o, considerare né a perdonare la nostra gioventù, i nostri figli che presi dal male oscuro, non apprezzano i valori della vita e della salute, di essere giovani e belli, baldi, ahimè!, tristi e soli. E’ questa la vergogna dell’umanità? Il tarlo invisibile che rode e scava instancabile sino a condurti dinnanzi ad un baratro profondo; dove non sei più in grado di trovare un senso reale e concreto allo scorrere dei tuoi giorni e ti lasci portare dalla corrente; battendo fortemente il capo contro aguzzi sogli e sentendo l’odore del sangue scorrere a fiotti? Di chi la colpa? Della società, dell’umanità, della tecnologia, dei mass media, della famiglia, della chiesa, della scuola. Si cerca sempre di colpevolizzare qualcuno o qualcosa; dibattiti fra eruditi della psicologia e pedagogia danno statistiche e azzardano opinioni strambe. Penso che la causa di tutto questo sia da cercare nel taedium vitae. Ha preso possesso di anima e corpo, rendendoci incapaci di apprezzare la semplicità del mondo che ci circonda; della dirompente bellezza che la natura ci dona; della non CAPACITA’ di sorridere e tirare stralci alla luna; di piangere aspergendo il cuscino di lacrime, ma che siano lacrime dal più profondo sentire, apertura verso l’ignoto; di sognare. Con umile fragilità umana, mi sforzo e lotto ogni giorno affinché la vita di mia figlia e di tutte quelle persone che per una minorazione fisica o psichica è delegata all’incertezza. Non posso che provare RABBIA e RANCORE, ma anche DOLCEZZA E TENEREZZA PROFUSA A PIENE MANI, per giovani vite spezzate dall’incapacità di amare. Non so se queste parole avranno un poi o, se troveranno un posto ed un perché. Vorrei potessero giungere, sincere, a tutti i genitori affinché insegnino ai figli la non vanità per il consumismo o l’importanza di essere i primi, i migliori bensì a sentire la bellezza del creato; a capire il valore dei doni che ci sono stati affidati: l’anima ed il corpo, in un girotondo di immagini ed emozioni, dolori e lagrime che noi, chiamiamo VITA.
Milena, la mamma di Vittoria e di Celeste

 

Condividi