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VIAGGIO IN ALGERIA 2011 (1^PARTE)

Ottenere l’invito per l’Algeria non è stato facile per noi “gruppo fai da te” senza il supporto di un’agenzia che organizza viaggi nel nord Africa, ma ci siamo riusciti ed il percorso stabilito è stato accettato dalle Autorità Algerine, l’unico neo è che non possiamo diversificare da ciò che è stato programmato, perché in Algeria vigono regole ben precise da rispettare per noi turisti. SABATO 26 Novembre 2011, il giorno tanto atteso della partenza è arrivato, io, Fabrizio e la nostra jeep che ci ha portato in molti viaggi nel Sahara siamo pronti ad affrontare nuovamente il deserto e quel che esso ci riserverà, altrettanto pronti sono i nostri compagni: il Maci col suo Quad preparato appositamente per questo viaggio, Eugenio con la sua inseparabile moto, Stefano e la sua due ruote pronti più che mai. Lo spirito è quello giusto, partiamo di buon mattino per Genova dove c’imbarcheremo, ma il primo intoppo non tarda ad arrivare, dopo parecchi Km il Maci deve tornare a Garda perché ha dimenticato un documento importante per quando si farà dogana in Tunisia, nonostante tutto arriviamo in orario a Genova e l’attesa è stata lunga, la nave è partita in ritardo. DOMENICA 27 Dopo un viaggio tranquillo come il mare senza onde sbarchiamo nel porto la Goulette, in dogana tutto è Ok per Fabrizio e il Maci a bordo della jeep che traina il carrello col quad, per me, Eugenio e Stefano a bordo del mitico furgone con la scritta VELOCIFERO che trasporta le due moto ed i cartoni contenenti vestiti, giocattoli e cose utili da distribuire a chi ne ha bisogno, non è altrettanto facile esplicare le formalità, causa di tutto, un errore da parte dei doganieri tunisini per niente gentili con noi turisti.Oltretutto un Tunisino sulla nave ha tamponato il furgone di Eugenio che ha subito un piccolo danno, ma ottimisti viaggiamo tutta notte, usciamo dalla frontiera tunisina alle ore 4, raggiungiamo la frontiera algerina Taleb-Larbi , facciamo il primo campo dove sono ferme in fila indiana molte auto decisamente vecchie e malmesse. LUNEDI 28 Ore 8. I controlli sono meticolosi, Amdì e Sidaba le nostre guide obbligatorie si danno da fare ma usciamo dalla frontiera alle ore 12,30 direzione Ghardaia km 500, ad un certo punto facciamo una deviazione di circa 100 km di sterrato perché la strada principale è interrotta, causa una manifestazione popolare. Il percorso con la jeep è divertente, lo è meno per il furgone velocifero, ma la visione di uno splendido paesaggio lunare rende meno pesante il tragitto. Arriviamo di sera in un paese tipico del posto, l’atmosfera suggestiva mi trasporta in un mondo fiabesco, uomini giovani e meno giovani vestiti con una tunica bianca camminano o parlano tra loro in un clima calmo e sereno ovattato dall’oscurità schiarita da flebili luci che valorizzano l’architettura del luogo. Arrivati a destinazione dove lasceremo il furgone ed il carrello, consumiamo la cena a base di Kus-Kus in un ambiente accogliente seduti su materassi posti sul pavimento ricoperto da coloratissimi tappeti e tavolini raso terra. MARTEDI 29 Aspettiamo la guida per caricare tutto ciò che serve sul fuoristrada che ci supporterà nel viaggio sulle dune dell’Erg Orientale, sono già le ore 11,30 quando Amdi arriva con Sidaba un tuareg del Mali coperto da una tunica ed il classico turbante. Usciamo dal camping alle ore 14 e dopo qualche ora di sterrato facciamo il campo in mezzo a dunette piene di cespugli. MERCOLEDI 30 Gradi 4, l’umidità purtroppo rende poco piacevole il risveglio, fa piuttosto freddo e la vista di due corvi non ci rallegra data l’esperienza del viaggio precedente in Libia, infatti il percorso non offre splendidi paesaggi da vedere, siamo un po’ delusi, sono tutte piccole dune ricoperte da ciuffi d’erba e pianticelle che io ho soprannominato “Verdura Desert” ma proseguiamo ottimisti. Purtroppo una sorpresa ci attende, un fiume pieno d’acqua ostacola la nostra direzione, il colpo d’occhio è molto bello, personalmente in tutti i viaggi da me fatti non ho mai visto niente del genere e nonostante tutto è per me una nuova e piacevole esperienza ma dobbiamo aggirare questo ostacolo non previsto. Dopo 125km non facilissimi e un giorno di viaggio per aggirare il fiume facciamo il campo nelle dunette sparse qua e la in una distesa di sabbia rosata punteggiata dal verde dei cespugli. GIOVEDI 1Dic. Gradi 5, il sole ci ha dato il buon giorno in tutto il suo splendore dopo tanta umidità è un vero toccasana per il corpo e la mente l’unica nota stonata i corvi in volo su di noi, sarà una casualità ma il dato di fatto è che Eugenio a causa di una piccola caduta si storce la caviglia destra. Proseguiamo ed incontriamo un anziano Tuareg solitario col suo dromedario bianco, è molto simpatico e contento di vederci, mi invita a salire e faccio un giro dondolante sulla gobba di questo austero animale, anche questa per me è una nuova esperienza e la vivo in tutta la sua pienezza. Salutiamo a malincuore l’abitante del deserto, ma prima gli offriamo vestiti e cibo che accetta molto volentieri, proseguiamo il viaggio le dune iniziano ad essere alte, non è facile scavalcarle, la sabbia morbida obbliga i driver delle jeep a sgonfiare un po’ le gomme, l’unico a non avere problemi è il Maci, il suo quad sembra volare sulla sabbia, Eugenio e Stefano con le moto faticano un po’ di più, il paesaggio è molto bello e quando arriviamo ad un pozzo d’acqua lo stupore nel vedere un trattore guidato da un’abitante del deserto si stampa sul nostro viso. Il pozzo d’acqua fondo 90 metri è utilizzato tutt’ora per abbeverare i dromedari e la gente del posto. Il trattore và in retromarcia tirando la corda fuori dal pozzo alla quale è attaccato un contenitore fatto con la camera d’aria cucita a mano piena d’acqua, sono tante le ghirbe da riempire e trasportare al villaggio, anche a queste persone diamo indumenti che accettano in modo dignitoso,ci ringraziano nella loro lingua non parlano francese loro sono i nomadi del deserto. VENERDI 2 Gradi 7, il cielo è completamente coperto, la caviglia di Eugenio gonfia e dolente costringe il centauro a guidare il quad, il Maci la moto. Il su e giù dalle dune è, se pur faticoso per la costante sabbia morbida, molto divertente. Ovviamente non mancano i passaggi in mezzo ai sassi che ci portano in un lago secco dove i motoristi si scatenano, finendo nel fes-fes sollevando un nuvolone di sabbia fine come borotalco che li ha completamente ricoperti da capo a piedi, eccitati proseguiamo ed il paesaggio è un bel colpo d’occhio, isolotti che affiorano dalla sabbia, rocce che sembrano sculture e montagnole che circondano il tutto appagano la vista, sembra di essere in un mondo dove regna sovrano il silenzio rotto dal rombo dei nostri motori. Salire e scendere dagli isolotti e trovare piccole conchiglie fossilizzate ci fa tornare bambini. Ancora dune e campo nella sabbia, il fuoco dove Sidaba cucina la sua cena riscalda l’ambiente e crea come sempre un’atmosfera calda e intima.

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