Il Piave è un fiume italiano, che nasce dalle Alpi Carniche (monte Peralba) in Friuli-Venezia Giulia, per poi attraversare il Veneto da nord a sud.
È conosciuto in Italia come fiume Sacro alla Patria in virtù del significato storico degli avvenimenti svoltisi lungo le sue sponde nel corso della Grande Guerra.
Il nome «Plavens» o «Plabem», apparso nell’antica letteratura storico-geografica solo alla fine del VI secolo, fu da allora sempre di genere femminile.
Difatti «Alla Piave» fanno costante riferimento gli originali atti e documenti della Serenissima Repubblica.
Fu Carducci, sembra, il primo ad assegnare al fiume nella sua «Ode al Cadore» il genere maschile, pur essendo in seguito confutato dal geografo Ettore De Toni, ma esso riapparve invece nel 1918 da Gabriele D’Annunzio che scrisse “O Libertà, gli Italiani li danno oggi, il Piave flessibile per tua collana”; nello stesso anno venne composta la celebre “La canzone del Piave” di Giovanni Gaeta, meglio noto con lo pseudonimo di E.A. Mario in cui è nuovamente usato il genere maschile: “Il Piave mormorava calmo e placido al passaggio / dei primi fanti il ventiquattro maggio”.
Per troncare ogni disputa Bino Sanminiatelli promosse un’inchiesta. Numerosi furono gli interpellati che appoggiarono il genere femminile ma la nobile fatica di coloro che volevano difendere più che altro la tradizione, fu tardiva perché, già nel 1918, le centinaia di migliaia di ufficiali e soldati che si avvicendarono a presidiare il fiume sacro gli avevano assegnato il genere maschile, abituando gli italiani a considerarlo tale. Fu quindi durante la prima guerra mondiale che quella che era sempre stata la Piave venne «promosso maschio per merito di guerra».
Il patto d’amistà
Attraverso il basso corso del fiume, a circa 30 km da Venezia, si trovano due comuni divisi dal Piave: San Donà (il toponimo significa San Donato) e Musile (il toponimo di diga, argine), nel Medioevo due piccole comunità di una zona paludosa, aggregate attorno alle loro rispettive chiese e santi patroni.
Secondo la leggenda, “il patto d’amistà” (il patto d’amicizia) tra le due comunità risale a quegli anni, quando una disastrosa alluvione deviò il corso del fiume Piave.
Fu un fatto così straordinario che dovettero essere ridefiniti i confini territoriali. La piccola chiesa di San Donato segnava il confine tra due diocesi: il patriarcato di Aquileia da un lato e la diocesi di Torcello dall’altro.
La chiesetta, già in Sinistra Piave (attuale lato sandonatese), si ritrovò sulla destra del fiume, in territorio di Musile. La comunità di San Donà si ritrovava così privata della propria identità perché la chiesa, dedicata al suo patrono, si ritrovava dall’altra parte del Piave.
Da qui il compromesso: lasciare il nome di San Donato all’attuale centro urbano di San Donà, con il diritto di festeggiare il santo a Musile. A compenso un patto solenne: che la “bagauda”, ovvero la comunità di San Donà, offrisse agli abitanti di Musile per sempre, il 7 agosto di ogni anno, due capponi (“gallos eviratos duos”) vivi, pingui e ottimi.
Fonte: Wikipedia


