Valentina Di Simone: l’arte di scavarsi dentro per arrivare agli altri

Ci sono incontri che lasciano il segno, perché portano con sé autenticità, passione e una visione rara. Valentina Di Simone è una di quelle artiste che non si limitano a “fare” cinema, ma lo vivono come un percorso interiore, profondo e necessario. Attrice e sceneggiatrice, con radici tra Piacenza e la Sicilia, ha costruito la sua strada lontano dai riflettori facili, scegliendo invece la fatica, lo studio e la verità.

La sua è una carriera fatta di incontri importanti, ma soprattutto di una ricerca continua: di sé, dei personaggi, delle emozioni. Oggi è anche sul grande schermo con Un delitto ideale, uscito nel circuito UCI, una pellicola che racconta la storia di Gaetano Bresci, anarchico italiano emigrato in America, che torna a Milano con un unico obiettivo: assassinare Re Umberto I. La trama si sviluppa attorno al suo incontro con Teresa, interpretata proprio da Valentina Di Simone: una prostituta in un decadente bordello milanese, con cui nascerà un legame inaspettato. Un incontro che costringerà entrambi a mettere in discussione le proprie convinzioni, alla vigilia di un momento destinato a cambiare la storia.

Insomma, un traguardo cinematografico non da tutti, frutto del suo percorso e del modo in cui affronta ogni scena. Valentina non ama le etichette né le sovrastrutture dei social: preferisce raccontarsi attraverso il lavoro, con delicatezza e profondità. Così, dietro ogni parola emerge tutta la sua sensibilità, tra ricordi, insegnamenti e una visione del cinema come un atto quasi spirituale. Un percorso interiore che non parla solo di carriera, ma anche di identità, coraggio e verità.

Quando hai capito che il cinema sarebbe stato la tua strada?
È successo quasi per caso. Lavoravo in un bar quando il regista Vincenzo Rigo mi notò e mi disse: “Tu hai la faccia da cinema.” Da lì è iniziato tutto. Ma più che un momento preciso, è stato un riconoscimento progressivo: sentivo che quello era il mio linguaggio, il mio modo di esprimermi.

Cosa significa per te recitare?
La recitazione è una crescita continua. Non è solo interpretare un personaggio, ma comprenderne l’essenza. E per farlo devi prima conoscere te stessa, scavarti dentro. Se non ti senti, se non ti conosci, come puoi arrivare agli altri? Il lavoro dell’attore è prima di tutto su se stesso.

Hai avuto maestri importanti nel tuo percorso. Quanto hanno inciso sulla tua formazione?
Moltissimo. Da Roger Fratter, con cui ho lavorato a lungo, a Riccardo Mazzarella, fino a Giancarlo Mangione e Cesare Geremia Giromini. Ognuno mi ha lasciato qualcosa di fondamentale. Giromini, in particolare, ha sempre creduto in me fin dagli inizi, sostenendomi anche nei momenti più difficili.

Tra i tuoi lavori, ce n’è uno a cui sei particolarmente legata?
“Blu 38” è sicuramente uno dei progetti più importanti per me, soprattutto come sceneggiatrice. È stato interpretato da Antonella Ponziani e ha ricevuto il premio come miglior film internazionale al Festival di Calcutta. È stata una grande soddisfazione.

Oggi sei anche protagonista sul grande schermo con “Un delitto ideale”. Che esperienza è stata?
Ogni film è un viaggio, ma alcuni ti restano dentro in modo diverso. “Un delitto ideale” è uno di quelli. È un progetto che mi ha coinvolta profondamente e che rappresenta un altro passo nel mio percorso artistico.

Hai lavorato anche con registi importanti come Giorgio Molteni. Cosa ti porti da queste esperienze?
Un’enorme crescita. Lavorare con lui è stato un onore: è un regista di grande esperienza ma anche di grande umiltà. Con gli attori ha una sensibilità rara. Esperienze così ti formano, ti danno strumenti ma anche consapevolezza.

Il cinema è anche sacrificio. Cosa diresti a chi vuole intraprendere questa strada?
Che non è semplice. Richiede costanza, pazienza e la capacità di accettare rifiuti e momenti difficili. Se non si è pronti a questo, meglio non iniziare. Ma se lo ami davvero, allora ne vale la pena.

Che rapporto hai con i social e con l’immagine pubblica?
Non sono il mio forte. Non mi piace condividere troppo di me. Preferisco trasmettere pensieri, qualcosa che possa essere utile. Vorrei contribuire a diffondere gentilezza, calma, un modo di stare al mondo più rispettoso.

Stai lavorando anche a nuovi progetti?
Sì, sto preparando un film che ho scritto, “Dentro di me”. Parla dell’amore, ma in modo non scontato: si interroga sul confine tra egoismo e sacrificio, su cosa significhi davvero amare. È una domanda aperta, a cui ognuno darà la propria risposta.

Se dovessi descrivere te stessa in poche parole?
Direi che sono un’artista in continua ricerca. E sì… anche un po’ esibizionista, ma è normale per chi fa questo mestiere.

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https://www.instagram.com/valentina_di_simone/

 

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