Questa è una storia in cui si intrecciano indipendenza e timidezza, sport e studio, fotografia e femminilità. Rossella ha quasi 53 anni e una vita fatta di movimento, studio, viaggi e continue sfide personali. Insegna alle scuole medie, dopo anni trascorsi tra latino e greco alle superiori, ma in realtà insegna da quando aveva appena sedici anni, quando ha iniziato a guidare lezioni in palestra. Due lauree, un master, una passione per lo sport che nasce dall’infanzia e si trasforma nel tempo: dalla danza classica al full contact, fino all’aerobica, al pilates, alla ginnastica funzionale e all’aquagym. Dietro l’energia e la determinazione, però, c’è anche una timidezza profonda che Rossella non ha mai davvero perso, ma che ha imparato ad attraversare e trasformare. Viaggiare da sola per il mondo, mettersi in gioco in ambiti inattesi come la fotografia, esplorare luoghi abbandonati e raccontarsi attraverso immagini eleganti e intense: ogni esperienza è diventata un tassello della sua identità. Rossella è una donna curiosa, indipendente, che non smette di cercare nuove strade. E proprio questa continua voglia di scoprirsi e riscoprirsi rende la sua storia un viaggio dentro la forza, la sensibilità e la libertà di essere sé stessi.
Rossella, la tua vita ruota da sempre intorno all’insegnamento. Quando hai capito che sarebbe diventato il tuo percorso?
In realtà pensavo che non avrei mai insegnato. Poi la vita mi ha portato proprio lì. A sedici anni ho iniziato a insegnare in palestra e da allora non ho più smesso. In parallelo ho seguito il mio percorso di studi, con due lauree e un master, e sono entrata nella scuola. Oggi insegno alle medie, dopo tanti anni tra latino e greco alle superiori. Sono due mondi diversi ma entrambi mi arricchiscono ogni giorno. Insegnare significa dare, ma anche ricevere continuamente.
Lo sport è stato un filo rosso nella tua vita fin da bambina. Che ruolo ha avuto nella tua crescita?
Fondamentale. Mio padre, da grande sportivo, a quattro anni mi ha messa in piscina. Poi è arrivata la danza classica, che ho praticato con grande passione. A nove anni ho provato ad entrare alla Scala ma sono stata bocciata: per me fu un dolore enorme, un vero dramma. Non avevo il fisico che cercavano. Nonostante questo ho continuato e mi sono diplomata alla Royal Academy, anche se con il minimo dei voti. Quell’esperienza mi ha insegnato molto: che le delusioni fanno parte del percorso.
Dalla danza al full contact: un cambiamento radicale. Come è successo?
A sedici anni ho iniziato a praticare full contact e per sette anni è stato il mio mondo. È stato un passaggio forte, quasi simbolico: dalla disciplina elegante della danza alla potenza e alla determinazione di uno sport da combattimento. Ho anche ottenuto vittorie a livello nazionale. Ma soprattutto ho scoperto quanto lo sport possa tirare fuori parti di te che non immaginavi.

Oggi il tuo approccio allo sport è cambiato?
Sì, oggi per me lo sport è prima di tutto benessere. Il mio motto è sempre stato mens sana in corpore sano. Allenarmi significa dare tutto, arrivare allo sforzo massimo per poi raggiungere una sorta di catarsi, una serenità personale. Da anni insegno aerobica ma mi sto avvicinando sempre più al mondo olistico e al pilates, perché lo sport deve far stare bene sotto ogni punto di vista. E da ottobre mi sono anche iscritta a crossfit: uscire dalla mia zona di comfort è sempre una conquista.
Il desiderio di metterti in gioco, in ambito sportivo, ti ha portata a sperimentare e a superare anche alcune barriere culturali.
Ho praticato paracadutismo paramilitare da giovanissima, subito dopo arti marziali. Discipline sportive che mi hanno permesso di superare episodi complessi che inevitabilmente mi avevano colpito nel profondo. Ero praticamente sempre l’unica donna in corsi prettamente maschili, esperienze che mi hanno spinta a dovermi sempre mettere alla prova con me stessa, prima ancora che con gli altri. E poi ho adorato la moto, il mio primo mezzo di locomozione, e l’ho usata in ogni stagione, con ogni condizione meteo, e l’ho sempre trovata uno straordinario modo per muovermi e per sentirmi libera.
Sei una grande viaggiatrice, spesso da sola. Cosa ti ha insegnato questa scelta?
Viaggiare da sola è stato uno dei miei atti di libertà più grandi. Se nessuno poteva venire con me, perché avrei dovuto rinunciare? Così ho iniziato a partire. Ho visitato Brasile, Haiti, Guadalupa, Saint Lucia, Hawai, Australia… e molti altri luoghi. Nel 2010 anche la rivista Io Donna mi ha intervistata proprio per raccontare questa esperienza. Viaggiare da sola ti mette davanti a te stessa, ma ti apre anche al mondo.

Eppure racconti di essere una persona timida. Come si concilia con questa vita così intensa?
La timidezza non è mai scomparsa. È ancora parte di me. Non amo farmi selfie, non chiedo agli altri di fotografarmi. Però ho imparato a superarla quando serve. All’inizio tremavo persino quando dovevo parlare davanti a una classe o a decine di persone in una masterclass. Poi, piano piano, ho trovato la mia voce. Quando mi muovo, quando insegno, quando ballo… qualcosa cambia e riesco a esprimere tutta me stessa.
C’è anche un lato sorprendente nella tua storia: la fotografia. Come è nata questa passione?
È nata quasi per caso. Ero nella mia casa in Toscana e alcuni amici fotografi mi hanno coinvolta in qualche scatto amatoriale. Non avevo mai pensato alla fotografia in quel modo. Invece mi sono vista attraverso l’obiettivo e mi sono stupita. Ho capito che mi piaceva cogliere quel momento, osservare me stessa da fuori. È stato un modo nuovo per conoscermi.
Hai poi unito la fotografia all’urbex, l’esplorazione di luoghi abbandonati. Cosa ti affascina di questo mondo?
Sono una persona curiosa, mi affascina scoprire luoghi dimenticati. L’urbex mi ha permesso di unire due passioni: l’esplorazione e la fotografia. Amo il contrasto tra la maestosità di un luogo abbandonato e un’immagine femminile elegante, magari con un tocco di malizia ma mai volgare. Una ex scuola, una fabbrica dismessa, una chiesa sconsacrata… e un abito che racconta fascino e mistero. È un modo per raccontare l’eleganza in contesti inattesi.

Nonostante tutto questo movimento, sembri avere una forte cura dell’immagine e dei dettagli. È una forma di rispetto verso gli altri o verso te stessa?
Entrambe le cose. Sono sempre a contatto con le persone, a scuola e in palestra, e mi piace trasmettere un’energia positiva. Per questo curo molto il sorriso, le mani, i capelli. Amo gli abiti semplici, spesso completamente neri, ma con un dettaglio che colpisca. La sera adoro vestiti lunghissimi, magari con la schiena nuda e tacchi altissimi. La semplicità mi rappresenta, ma quel piccolo elemento che sorprende… forse racconta proprio chi sono io.
CONTATTI SOCIAL
https://www.instagram.com/rossellarosscini



