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UNA PORTA CHIUSA

Essere disabili e malati nei tempi di Covid è una vera sfida, verso la società, verso i concetti di altruismo e empatia, verso la sanità e alla fine verso sè stessi. Già è difficile trovare lavoro se si è in buoni condizioni di salute e in circostanze non aggravate da un virus che sembra non avere nessuna intenzione di andarsene!
In teoria chi ha percentuale di invalidità può iscriversi nell’elenco di un collocamento mirato. La legge n. 68/1999 “Norme per il diritto al lavoro dei disabili” ha introdotto il nuovo concetto di collocamento mirato. In teoria. In pratica è scaraventato nel fondo di un pozzo dal quale non può uscire in nessun modo. E’ una condanna, quella di rimanere ai margini della società, senza tetto, senza lavoro e senza possibilità di curarsi.


Ciò che mi infastidisce maggiormente è l’ipocrisia, la mancanza di un comportamento onesto e corretto. Cosa serve per guardare una persona negli occhi e dirle in modo chiaro e decisivo: NO! Non c’è nessuna possibilità di lavoro, non possiamo prometterle niente. Invece si fanno giri di parole che creano labirinti di incertezza mista di avvelenata speranza. Devastante e disumano!


Addirittura viene negato un lavoro di volontariato. Nello stesso identico modo, con promesse non mantenute. Sono stanca di essere trattata come un rifiuto umano. So che è difficile per tutti, che siamo in tanti, inclusi i giovani che cercano lavoro, ma io non pretendo altro che ONESTÀ, coraggio di dire la verità, di non ingannare con inopportuni e inverosimili promesse.


Le bugie devono essere bandite da ogni ambito della vita umana, personale o sociale. In caso contrario la nostra società che pretende di essere cristiana, si meriterebbe le amare parole di Mahatma Gandhi: “Mi piace molto il vostro Cristo e non mi piacciono per niente i vostri cristiani”.
Darina Naumova

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