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“Ti vedo” – Riflessione all’articolo di pag.57 dello scorso numero.

Mi riallaccio,in un meriggio qualsiasi, dal cielo incerto, al pensiero di un anonimo, la cui intrepidezza,  dritto al cuore, colpisce come folgore.
Mi rivedo in quel “ti vedo” nelle notti d’inquietudine vorace; in quelle di gioie urlate, entro  istanti, composti, tratteggiati da  accenni di speranza.
Volitiva la danza, spronata al galoppo, audace, sicura, ribelle. Ascolto ingordo,orecchio accostato fa di ogni giorno, sfida e rilancio, lotta e tregua; capi chini e palpebre appesantite; labbra arse dal sole, bocche in boccio. Occhi che sanno vedere, pochi fra tanti, vorrei sentire, respirare per spezzare catene di  solitudini fonde. Sguardo avido, assetato di giustizia, bramoso, si tende, sino a farsi ponte, passaggio fido. Io madre,oggi, in un tempo reale, presente.
Lontani i sogni, a caso, ripescati, al nulla ridonati, con fare generoso. Figli, colti da fragilità, la mia, i nostri; ferita che si apre, affonda radici, richiama desi. Io madre, un tempo infante, fanciulla dagli occhi sbarrati. Posato il passo, si move, azzarda,osa gioire, esultare, tinnire, fremere e sussultare.
Vorrei sulla pelle sentire pelle, odorare la bellezza di occhi che sanno guardare, affinare, destare meraviglia. Severa la postura, in interrogazione si pone, mette a disagio, avvicina mondi, annienta distanze.
Vorrei che tu, volto od ombra, sfumatura o colore, potessi udire, fiutare, il battito del suo cuore, farsi celere, accelerare, colorare il presente di vita.
Nel suo cuore,il mio. Nel suo spirito, la mia forza.
Nel suo andare, il mio ristare in ascolto, in azione di gesti uguali e diversi, tanto incerti quanto sublimi, essenza prima dell’essere madre, omaggio alla vita.
Milena, la mamma di Vittoria e di Celeste

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