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TESTIMONI DI UN MIRACOLO

Sono molte le guarigioni prodigiose avvenute per intercessione attribuite a Don Luca Passi (sacerdote di origini bergamasche vissuto tra il 1789_1866), ma solo una è stata ufficialmente riconosciuta dalla Chiesa come: straordinaria, immediata, inspiegabile (un Miracolo); quella di mia zia Amelia (Suor Brunamaria Ghidelli), sorella di mia mamma. Nacque a Canneto sull’Oglio il 3 maggio 1920, si trasferì in tenera età con i genitori (i nonni Luigi e Rosina) ad Asola (Mantova) alla cascina Lughino Sant’Eusebio. Primogenita di 10 fratelli (5 maschi e 5 femmine), figlia di contadini, era dotata di una intelligenza straordinaria, a 5 anni sapeva già leggere, il suo primo libro fu una vecchia bibbia trovata in un baule della cascina; dopo aver letto poche pagine della bibbia, iniziò ad andare in chiesa, percorrendo a soli 5 anni a piedi tutti i giorni, i 3 chilometri di strada che distanziavano la cascina dalla Chiesa di Asola, per assistere alla prima messa della giornata. I suoi genitori non l’hanno mai ostacolata, ma nel periodo invernale erano preoccupatissimi perché temevano potesse congelarsi per strada, ma lei non voleva sentire ragioni, niente e nessuno potevano impedirgli di assistere alla sua messa quotidiana.
Mi raccontò che la su fanciullezza trascorse felice nelle campagne asolane; a 10 anni, dopo la quinta elementare aveva già le idee chiare: comunicò ai suoi genitori che voleva diventare Suora, per i miei nonni fu un duro colpo, erano molto credenti e l’avevano sempre appoggiata, ma una ragazzina della sua intelligenza chissà cosa avrebbe potuto fare nella vita; le lasciarono libertà di scelta, entroò così come Novizia nell’Istituto delle Suore Dorotee di Cremona; frequenta gli studi magistrali conseguendo brillantemente il diploma di maestra elementare. Inizia nell’Istituto di Cremona a dedicare ogni giorno una preghiera a Don Luca Passi (Fondatore dell’Istituto delle Suore Maestre di Santa Dorotea di Venezia), era profondamente colpita ed ammirata dalle opere che svolse durante il suo sacerdozio.
A vent’anni il fatidico giorno dell’investitura: da Novizia diventò Suora, durante la celebrazione il sacerdote preposto le disse: <d’ora in avanti non ti chiamerai più Amelia ma Suor Brunamaria Ghidelli>, mia zia era felicissima, perché nel suo nome c’era anche quello della Madonna.
Iniziò ad insegnare in diversi orfanotrofi femminili: Treviso, Murano, Venezia; abitando per molto tempo nelle città venete, prese un simpatico accento; tipico di questa regione. Rimase affascinata dalla bellissima città lagunare dove per molti anni insegnò presso l’orfanotrofio femminile.
La sua classe solitamente era composta da 70 bambine, dalla prima alla quinta elementare.
Un giorno gli chiesi: <zia ma come riuscivi a tenere a bada ed a insegnare addirittura a 70 alunne?>. <È importantissimo rendere le lezioni interessanti, essere informati su tutto e riuscire sempre a dare una risposta alle mille domande che ti pongono, e poi le alunne di quinta mi davano una mano con quelle di prima, in questo modo si sentivano importanti, responsabilizzate e poi il Signore mi aiutava, la sua vita sicuramente non è stata noiosa. Mia zia Amelia era una enciclopedia vivente, leggeva moltissimo.
Nel gennaio del 1970 (all’epoca aveva cinquant’anni), sentì una forte fitta all’addome, ma il medico che la visitò non riscontrò nulla di particolare. Nei mesi successivi il dolore al basso ventre si fece sentire sempre più frequentemente, ma mia zia voleva a tutti i costi terminare l’anno scolastico. IL 16 giugno1970 mentre stava distribuendo le pagelle alle sue allieve, mia zia si accascia a terra priva di sensi, viene trasportata urgentemente all’Ospedale Fatebenefratelli di Venezia; il 24 giugno viene sottoposta ad intervento chirurgico; quello che si presenta ai medici è qualcosa di veramente terribile: un gigantesco tumore all’utero (25 centimetri di diametro), e metastasi diffuse per tutto il tratto intestinale; prelevano una parte del tumore per le analisi del caso (il tumore risulterà in seguito di origine maligna), e richiudono mia zia senza poter fare nulla.
Iniziano con qualche cura ma le sue condizioni fisiche precipitano di giorno in giorno. IL 20 luglio 1970 su sua stessa richiesta, mia zia viene portata alla casa Madre delle Suore Dorotee di Venezia, vuole terminare li i suoi ultimi giorni.
I dolori all’addome sono atroci, presso l’infermeria del convento le vengono somministrate delle quotidiane dosi di morfina. IL 27 agosto il medico che la visita avverte la Madre Superiore che a mia zia le rimangono al massimo 2 giorni di vita; la Madre telefona a mia zia Giuseppina (sorella di mia mamma), che all’epoca era l’unica ad avere il telefono, avvisandola di quanto il medico aveva detto. Quando mia zia Giuseppina e suo marito Oliviero arrivarono a casa nostra già dai loro visi si capiva che qualcosa di terribile stava accadendo, infatti dopo aver parlato con i miei genitori, mia mamma scoppiò in lacrime, disse: <aspettate un attimo metto qualcosa nella valigia, vengo anch’io a salutare la cara Amelia>, prima di partire si rivolse a me: < Giordano, b’elo, mi raccomando fa il bravo, la mamma torna presto>, quando salì sull’auto degli zii nella mia testolina di bambino pensavo: < il 29 agosto è il mio compleanno, ma mi sa che quest’anno la torta alla crema zabaglione mia mamma non me la fa>. La mattina del 29 agosto la Madre Superiore accompagna mia mamma e gli zii nella stanza della zia Amelia, sofferente e ridotta a 30 kg di peso; vedendola in quelle condizioni non poterono trattenere le lacrime, ma lei con un filo di voce si rivolse a loro dicendo: < non voglio che siate tristi perché io non lo sono, il mio sposo mi vuole con sé ed io sono pronta a partire>, poi si sistemarono in una delle stanze del Convento. Alle 18.00 mia zia chiede ad una infermiera di accompagnarla in sala mensa sulla sedia a rotelle; vuole dare l’ultimo saluto alle sue consorelle, rimane una decina di minuti con loro, poi si fa riaccompagnare nella sua stanza, mentre percorrono il corridoio le fortissime lancinanti fitte all’addome sono insopportabili, c’è un orologio appeso alla parete e mia zia nel vederlo pensa: <Signore mio ti prego, fa andare avanti il più velocemente possibile le lancette di questo orologio>; arrivata nella sua stanza, viene sistemata sul letto. Sono le 18,30 del 29 Agosto 1970, mia zia Amelia,( Suor Brunamaria Ghidelli ), fa fatica a respirare, ma proprio quando pensa di essere arrivata all’ultimo istante della sua vita, accade qualcosa di assolutamente incredibile ed inspiegabile: comincia a sentire un forte caldo ai piedi, piano piano sale su per le gambe, quando arriva all’addome, questo comincia a gonfiarsi in modo spropositato, pensa che le stia per scoppiare, poi piano piano comincia a sgonfiarsi fino sentirsi completamente svuotata, il caldo continua a salire su per il collo, al viso, alla testa; il tutto dura all’incirca 5 minuti, poi inizia a respirare a pieni polmoni, si mette seduta sul letto, non sente più nessun dolore, ma com’è possibile?
Pensa: <ma allora tutte le preghiere che io, le mie Consorelle, le mie allieve abbiamo rivolto a Don Luca Passi, sono state ascoltate>; si alza in piedi, barcolla ma esce in corridoio ed inizia ad urlare con tutto il fiato che ha in corpo: sono guarita non sento più niente, è stato un Miracolo, in poco tempo il corridoio si riempie di infermiere e Suore, molte si mettono in ginocchio a pregare, la Madre Superiore corre ad avvisare mia mamma e gli zii che sono alloggiati poco distante nel Convento; quando arrivano da mia zia Amelia trovano le Suore che urlano di gioia, una ha staccato il Crocifisso dal muro per baciarlo, un’altra saltava sul letto di mia zia ( sfondandone la rete ). Noi a casa, non avendo il telefono, non sapevamo nulla di quanto era successo; quando mio padre vide la macchina degli zii che riportavano a casa mia mamma, gli andò incontro col viso tutto serio dicendo: < elo’ partido’ puarino’ ?> e loro: < no no, sta benone è guarita>, < come è guarita, ma se era moribonda?> < ha ricevuto un Miracolo, adesso sta bene>; mio padre non ci capiva più niente, però era contento e lo ero anch’io.
Vorrei aggiungere che mia zia Amelia prima di quel fatidico 29 Agosto 1970, ogni tanto soffriva di emicranie, da quel giorno in poi non prese più una sola aspirina in vita sua.
Quando l’eco della prodigiosa guarigione giunse alle orecchie del dottore che l’aveva operata (aperta e poi richiusa senza poter fare nulla), questi si recò al Convento per constatare di persona quanto era accaduto; quando incontrò mia zia le disse: < ma Sorella com’è possibile? Lei è in piedi e sta bene?> < sto benissimo, ho cominciato a mangiare normalmente >, < Sorella permette che la visiti? > < si non ho niente in contrario>. Dopo averla visitata il dottore sbiancò in viso e cominciò a balbettare: < io non sono pazzo, ho visto con i miei occhi, un tumore gigantesco, le metastasi, non riesco a sentire più niente, io non capisco >, poi si inginocchiò davanti a lei dicendo: < Sorella io sono ateo, ma posso far parte delle sue preghiere quotidiane?>. Mia zia con le mani prese il viso del medico dicendo: <dottore si alzi, lei farà sempre parte delle mie preghiere>, <sorella non ha idea del regalo che mi ha fatto>.
A mia zia Amelia fu concesso un permesso speciale di un mese, per trascorrere la convalescenza a casa dei famigliari (normalmente, aveva la licenza di una settimana all’anno), come sempre scelse di trascorrerlo nel nostro cascinale, lei amava la campagna, ma prima di partire disse alla Madre Superiore di informarsi sulle pratiche del caso per la Beatificazione di Don Luca Passi. Andò mio padre a prenderla alla stazione di Asola con la nostra 500; quando arrivò nel nostro cortile tutti le andammo incontro, io rimasi sbalordito, era uno scheletro, il suo bel viso aveva dei buchi al posto delle guance, mi disse: <ciao Giordano mi riconosci ancora? Sono un po’ dimagrita>, <zia sembra che tu abbia un teschio al posto della testa>, mia mamma mi riprese subito: <Giordano non essere maleducato>. A casa nostra mia zia si riprese velocemente, ogni giorno era sempre più in forma, il suo viso riprese colore e i suoi bei lineamenti; camminava per la campagna macinando chilometri sempre con un libro in mano. Il mese passò velocemente e quando arrivò il giorno dei saluti io ero molto triste perché lei mi raccontava sempre delle storie bellissime; mi prese in braccio sollevandomi da terra (aveva ripreso le forze), ed io le dieci 2 o 3 bacioni, <allora non sono più un teschio?> < no, sei ritornata bella>. Quando mia zia passava da noi i suoi pochi giorni di permesso annuali, molte volte la punzecchiavo con degli argomenti piuttosto scottanti (almeno per Chiesa), tipo: far l’amore prima del matrimonio, l’uso dei contraccettivi, ecc. ecc.; capitò a casa nostra a passare le sue brevi vacanze, proprio nel periodo del referendum sull’aborto; era il mio primo voto da adulto, prima di uscire di casa per punzecchiarla le dissi: <ciao zia io vado a votare a favore dell’aborto>, lei mi diede uno sguardo che non dimenticherò finché campo, le sue pupille sembravano stessero per rompere le lenti degli occhiali, poi con la calma che solo i grandi riescono a mantenere mi disse: <Giordano, tu fai pagare la colpa più grande ad una povera creatura che di colpe non ne ha, bisogna migliorare o creare strutture idonee ad accogliere ragazze madri>; sembrava un fiume in piena, non riuscivo più a fermarla, così l’abbracciai, le diedi un bacio dicendole: <zia io la penso come te, anch’io sono contrario all’aborto>, < ta se un disgraziat, perché devi sempre farmi andare il sangue alla testa?>, < Perché cosi dai il meglio di te>.
Passano gli anni, mia zia ha continuato la sua attività di educatrice scolastica in diversi istituti; nel 1986 si trova in un Convento delle marche quando mio nonno Luigi ormai novantenne e bisognoso di continua assistenza, viene portato nella casa di riposo di Collebeato (Brescia), una struttura gestita dalle Suore Dorotee. Mia zia Amelia chiede ed ottiene il trasferimento a Collebeato per poter assistere il padre. Io e la mia famiglia ogni 15 giorni li andavamo a trovare, è in questa struttura dove ho potuto parlare moltissimo con mia zia, (anche con mio nonno, non so però se lui mi sentiva).
Nel 1988 mio nonno si spegne, mia zia rimane a Collebeato per 19 anni stringendo un grande sodalizio con la Madre Superiore, una persona straordinaria che ho avuto il piacere di conoscere, gestiva la casa di riposo in modo impeccabile, ordine e pulizia erano sempre nel suo vocabolario, molte volte mi ha fatto visitare l’istituto, era sempre tutto in ordine, anche la cucina era pulitissima, sembrava uno specchio. Solitamente parlavamo con mia zia nella sua cameretta; appena si entrava nella sua stanza si sentiva un forte profumo floreale, sembrava di camminare in un prato fiorito, lei diceva che era un modo per ricordare la sua bella e spensierata giovinezza trascorsa nelle campagne asolane; l’arredamento era di tipo minimalista: un cassettone, uno scrittoio, un piccolo armadio, non c’erano la televisione, la radio e nemmeno il telefono che invece erano presenti nelle stanze degli anziani ospitati nella struttura. Nel luglio del 2005 una circolare (non so di quale ministero), avvisa la Madre Superiore che le Suore verranno sostituite con del personale specializzato; tutte le religiose che lavoravano nella struttura ci rimasero molto male. Mia zia mi disse: <a quanto pare non siamo più capaci di fare niente, veniamo soppiantate in tutti i posti dove siamo presenti>. Non sta a me dire se sia stata una scelta giusta o sbagliata, ma avendo frequentato per molti anni la casa di riposo, ho visto personalmente l’amore e la cura che le Suore dedicavano agli anziani; parlavano con loro, pregavano con loro, li rendevano partecipi di una grande famiglia, non li lasciavano mai da soli, (molti loro famigliari invece si); la solitudine è una “malattia” che può portare al baratro, le Suore ne erano pienamente consapevoli.
Verso la fine di agosto 2005 mia zia Amelia ci disse di aver deciso di tirare i remi in barca: < ormai ho 85 anni, visto che qua non c’è più bisogno di noi, ho deciso di andare presso il Convento di Castell’ Arquato, in provincia di Piacenza, è una struttura che ospita le Suore Dorotee sul viale del tramonto come me>.< Caspita zia, ma è molto lontano da dove abitiamo noi>, <ho già guardato la cartina, sono 70 chilometri, io e la Madre Superiore siamo andate a visitarlo, è un Borgo medievale stupendo, vedrai ti piacerà moltissimo>. Intanto la procedura per la Beatificazione di Don Luca Passi andava avanti, ogni anno mia zia Amelia si sottoponeva a diverse visite che il Vaticano le richiedeva, presso cliniche autorizzate, per stabilire e verificare la sua straordinaria guarigione. Quando andavo a trovarla a Castell’Arquato (paese bellissimo), ci diceva: <sento che la Beatificazione è vicina, tutte le visite hanno accertato la mia guarigione prodigiosa, devo tenere duro fino a quel momento, dopo potrò andarmene contenta>.
Mia zia aveva ben intuito, infatti l’inchiesta diocesana che si svolse presso il Tribunale del Patriarcato di Venezia dal 7 aprile al 13 giugno del 2009, dopo aver ascoltato il medico curante (che la operò, aprendo e richiudendo mia zia senza poter fare nulla), aver analizzato la documentazione medica comprendente cartelle cliniche, esami istologici, biopsie; dichiara che la guarigione rapida, completa, duratura, scientificamente inspiegabile è attribuibile ad un miracolo per intercessione di Don Luca Passi; perciò in virtù di quanto accertato il Congresso Delle Cause Dei Santi che si riunì il 18 febbraio 2012 presieduto da Monsignor Claudio Iovine, dopo aver riesaminato tutte le prove, da esito favorevole (con voto unanime ), alla Beatificazione di Don Luca Passi; la cerimonia si svolgerà il 13 aprile 2013 alle ore 15,00 presso la Basilica di San Marco a Venezia. Quando mia zia Amelia (Suor Brunamaria Ghidelli ) ci diede la notizia non stava più nella pelle dalla gioia, il suo sogno si stava avverando, il sacerdote che da una vita pregava, sarebbe stato finalmente Beatificato.
Arrivò la mattina del fatidico giorno (13 aprile 2013), mia zia Giuseppina (sorella di mia mamma ), suo marito Oliviero, vennero a prelevare mia mamma e mia sorella per assistere di persona alla eccezionale cerimonia; quando vidi l’auto nel nostro cortile, mi venne in mente quando molti anni prima, gli zii vennero a prendere mia mamma per andare a dar l’ultimo saluto a mia zia Amelia morente; questa volta però quando partirono alla volta di Venezia, il mio cuore era pieno di gioia.
La cerimonia della Beatificazione fu trasmessa in diretta da TV 2000, io e mia moglie eravamo davanti alla televisione quando nella Basilica di San Marco in primissima fila sulla sedia a rotelle, inquadrarono mia zia, Suor Brunamaria Ghidelli, subito dietro di lei c’erano mia mamma e gli zii Giuseppina e Oliviero; mia sorella invece, era in piazza San Marco, gremita per l’occasione da oltre 5000 persone, seduta in posti riservati ai parenti assieme a tanti miei cugini. Molte volte le telecamere si soffermarono sul viso di mia zia, raccontando del Miracolo ricevuto. Finita la cerimonia uscì dalla Basilica assieme a mia mamma e gli zii, ad accoglierla in Piazza San Marco c’erano decine e decine di sue ex alunne assieme ai loro mariti e figli, ognuna di loro la voleva toccare, abbracciare, le dicevano: <grazie Suor Brunamaria per i suoi insegnamenti, per me è stata come una madre, è sempre nel mio cuore, io prego sempre per lei; mia zia era visibilmente commossa. Penso che per un’insegnante, ricevere un’ondata così gigantesca di affetto a distanza di tanti anni, sia il regalo più gratificante in assoluto. Mia mamma e mia sorella, ancora oggi parlano di quell’evento con commozzione, dicono che era una giornata di sole stupenda, eppure il sole non scottava, non dava fastidio, c’era un’atmosfera particolare, si respirava pace, serenità, tranquillità.
IL 03 maggio 2014 siamo a Castell’Arquato da mia zia Amelia per “festeggiare” i suoi 94 anni, mia zia era contenta anche se si notava sul suo volto un’ombra, la vedevo assorta, riflessiva. Alle 17,30 le dissi: < zia noi ce ne andiamo, si avvicina l’ora della Messa serale>, mi chinai su di lei per salutarla, < Giordano, mi sento stanca, molto stanca, non so se ci vediamo il mese prossimo>, quelle parole mi fecero rabbrividire; poi aggiunse: < sono soddisfatta di quanto ho fatto, peccato per l’unica alunna bocciata in quinta>, < ancora quella storia dell’alunna bocciata; hai insegnato a centinaia e centinaia di bambine e te ne hanno bocciato solo una in tutti quegli anni di scuola, dovresti essere felice!>, < mi dispiace perché era molto preparata, all’esame orale non ha aperto bocca, era timida, agitata>, < allora non è stata colpa tua, guarda zia che ti tolgo le scarpe e te lo levo io il sassolino>, mi riavvicinai per baciarla, e lei mi prese il viso fra le mani, mi guardò negli occhi per un lungo istante e mi abbracciò. In quel momento capii chiaramente che era l’ultima volta che l’avrei vista in questa vita terrena. Alle 07,00 del 06 maggio 2014, mi telefonò la carissima cugina Vittoria di Milano, dicendomi: <Giordano, mi ha appena chiamato la Madre Superiore, purtroppo ho brutte notizie>, <la zia Amelia ha raggiunto il suo sposo?>, < te l’aspettavi? >, < Si me l’aspettavo e mi dispiace moltissimo>, < anche a me Giordano, anche a me >. IL 29 agosto 1970 ( giorno del mio settimo compleanno ), non ho mangiato la torta allo zabaglione, ma ho ricevuto uno fra i più belli regali della mia vita: il Miracolo che ha salvato la vita a mia zia, Suor Brunamaria Ghidelli, e mi ha così permesso di conoscere una persona semplicemente eccezionale, dalla fede incrollabile e dalla caparbietà e cultura immense; per me un importante punto di riferimento; una luce in questa vita che ha volte ci riserva delle zone d’ombra in cui potremmo andare facilmente a sbattere la testa.
Giordano

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