Rimani sempre aggiornato! - Scarica l'App di New Entry!

Terra sotto le unghie, cuore grande: la doppia vita di Jessica tra scuola e stalla

C’è chi trova la propria libertà viaggiando lontano e chi la trova salendo su un trattore. Jessica l’ha scoperta così: con le mani nella terra e il cuore che batte forte tra il rumore del motore e il profumo dei campi. Figlia e nipote di agricoltori, è cresciuta tra allevamenti e terreni, ma la sua vera scelta è arrivata a vent’anni, quando ha deciso di restare. Da quel momento la terra non è stata solo tradizione: è diventata identità. Oggi ha 30 anni, lavora in una scuola accanto a ragazzi fragili e, appena può, indossa la tuta e torna in stalla. Con la cuffietta fucsia, le mani sporche e lo sguardo determinato, Jessica dimostra che femminilità e agricoltura non sono mondi opposti. Sono la stessa storia, quando a raccontarla è una donna autentica.

Jessica, quando nasce il tuo legame con l’agricoltura?

Nasce da sempre. Sono figlia di agricoltori, lo erano anche i miei nonni. Sono cresciuta tra campi e allevamenti. Però fino ai vent’anni mi sentivo un po’ “Peter Pan”, senza una direzione precisa. Poi mio papà mi ha chiesto di prendermi cura dei terreni. Mi ha fatto salire su un trattore più grande di me e mi ha detto di iniziare a rullare i campi. È stato lì che è scattato qualcosa.

Cosa hai sentito la prima volta da sola su quel trattore?

Paura, all’inizio. Ma poi una calma incredibile. Sul trattore trovo me stessa. È lavoro, sì, ma è anche il mio momento di relax. Quando sono lì sopra entro in una dimensione mia, silenziosa. È il posto dove mi sento centrata.

È vero che il tuo trattore è… personalizzato?

Sì! Ho i miei peluche, gli adesivi, la mia scritta. Ho persino messo un tappetino erboso per non sporcarlo. È il mio spazio. Anche in mezzo alla terra voglio sentire che mi rappresenta.

Nel 2023 hai affrontato una sfida importante: la gara di aratura a Remedello (Bs). Come è andata?

Mio papà si era iscritto con il Team Bertocchi, ma qualche settimana prima c’è stato un imprevisto e ho gareggiato io. Ero in preda all’ansia. Avevo sempre arato nei nostri campi, mai davanti a un pubblico. Avevo paura di non essere all’altezza.

E invece?

Sono arrivata seconda tra le donne e tredicesima nella mia categoria. Non me lo aspettavo. È stata una rivincita personale enorme.

Poi nel 2025 sei tornata in gara.

Sì, e quella volta sono arrivata prima tra le donne e quarta assoluta. Una soddisfazione immensa. Partecipano persone da tutta la Lombardia, soprattutto dalle province di Brescia e Cremona. Per me non è solo competizione, è dimostrare che posso farcela.

Screenshot

Nel giugno 2025 avete aperto anche l’allevamento di suini. Che ruolo hai lì?

Sono il braccio destro di mio papà. Vaccino i maiali, li carico e scarico, entro in stalla, pulisco. Mi sporco, sì. E non mi pesa.

Molti pensano che una donna non voglia fare questo tipo di lavoro. Tu cosa rispondi?

Che se mi sporco mi sento mia. Se faccio qualcosa di manuale sono felice. Viviamo ancora in una società dove si pensa che la donna non guidi il trattore o non lavori con i suini perché “puzzano”. Io voglio dimostrare che si può stare in capannone restando femminili.

Cosa significa per te femminilità?

Essere me stessa. Posso essere elegante, casual, curata. Anche al lavoro. Metto la cuffietta fucsia, la tuta sistemata, il giubbino in ordine. Mi piace sentirmi donna anche mentre lavoro in stalla.

Screenshot

Parallelamente lavori da sei anni in una scuola. Un mondo molto diverso.

Sì, sono assistente alla comunicazione e all’autonomia. Seguo bambini e ragazzi dalle elementari alle superiori, spesso con fragilità cognitive o fisiche. È un lavoro che richiede pazienza ed empatia. Devo capire il bisogno del bambino e stargli accanto in ogni difficoltà.

Cosa unisce la scuola e l’agricoltura nella tua vita?

La cura. In entrambi i casi ti prendi cura di qualcuno o di qualcosa. Che sia un ragazzo fragile o un animale, serve responsabilità, attenzione e cuore.

Sui social racconti molto di te. Perché hai scelto di farlo?

Su TikTok condivido i momenti divertenti, cerco di far sorridere. Ho una community di circa 3.000 persone. Su Instagram porto un messaggio più forte: la femminilità sul trattore. Voglio abbattere lo stereotipo che la donna debba scegliere tra essere curata ed essere forte.

Screenshot

Che messaggio vuoi lasciare alle ragazze che ti seguono?

Che se vogliono, possono. Non siamo diverse dagli uomini nel lavoro. Se sei capace, non devi essere sminuita perché sei donna o perché sei femminile. Puoi avere le unghie curate e guidare un trattore. Puoi entrare in stalla e poi vestirti elegante la sera.

Chi è oggi Jessica?

Una ragazza genuina. Una che ama sporcarsi le mani. Una che trova pace sopra un trattore e senso nella cura degli altri. Sono questa: terra sotto le scarpe, cuore grande e tanta voglia di dimostrare che essere donna è una forza, non un limite.

CONTATTI SOCIAL

www.instagram.com/bertocchi_jessika

 

Condividi