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Tempo di tornare

Attraverso il parco sulla via di casa, senza musica nelle orecchie, solo a contatto con i miei pensieri e con ciò che raggiunge lo sguardo. Mi vedo camminare per le vie di Torino, anni fa; ripenso ai miei passi in quell’altra vita. Ero così radicata lì che mai avrei pensato di poter vivere altrove. E invece le mie radici si sono spostate. Non troppo lontano, ma si sono spostate. Forse proprio perché abbiamo radici ci possiamo spostare, perché più sono salde e profonde più si possono trapiantare in altri terreni, senza morire, senza perdersi. Trapiantarsi in un’altra città: espressione desueta, immagine precisa. Io mi sono trapiantata, ho portato qui le mie radici, e il terreno favorevole le ha nutrite, ha portato linfa su per il tronco, i rami, le fronde…
Stesse radici, nutrimento nuovo. E oggi cammino nella luce del tramonto. Penso a questo lungo periodo di vacanza che sta per finire. Mi sono riposata. Intere giornate di quiete, di silenzio, senza uscire di casa, immersa nella lettura e nella scrittura: è il mio personale centro benessere, fatto di bagni e massaggi a base di tempo quieto, sospeso, fuori dal tempo affannato, fuori dalle fatiche… Ma è tempo di tornare. Tornare al lavoro, agli impegni quotidiani; tornare agli orari, al tempo cadenzato dalle attività; tornare agli affanni, alle grane da gestire; tornare alla vita normale. E va bene così. Perché il tempo sospeso e dilatato non può durare, oltre una certo limite cambia faccia e natura. Poi sono anche fortunata, perché torno a un lavoro che mi piace, che dà senso alla mia vita, e questo cambia completamente lo stato d’animo del ritorno. Dunque, l’Epifania la quiete prolungata si porta via. M’incammino verso il ritorno.
Alessia

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