Mi hanno colpito e incuriosito tantissimo alcuni articoli che raccontano di “TELEFONI NEL VENTO”. L’idea è nata al designer giapponese Itaru Sasaki, dopo la morte nel 2010 di un cugino a cui era molto legato, come racconta Laura Imai Messina nel libro “Quel che affidiamo al vento”. La dolorosa perdita del cugino ispirò Itaru Sasaki ad installare nel suo giardino di casa, a Otsuchi, una cabina telefonica, per poter continuare a parlare idealmente con lui.
Nel 2011 un forte terremoto in Giappone causò anche un potente tsunami che provocò la morte di oltre 15.000 persone, di cui più di 1000 nella cittadina di Otsuchi. A seguito di questa catastrofe Itaru decise di aprire al pubblico il suo telefono nel vento, per consentire a tutti di “parlare” con parenti e amici morti a causa dello tsunami.
Ad oggi sono più di 30.000 i visitatori che sono andati in Giappone per visitare la silenziosa cabina e grazie ad una raccolta fondi, è stata sostituita l’originale in legno, ormai malridotta, con una in alluminio.
Nel mondo ci sono telefoni nel vento in: California, Irlanda, Canada, Carolina del Nord, nello Stato di Washington, Colorado (dove una cornetta penzola dal tronco di un albero), tutte nate per ricordare qualcuno andato via prima del tempo. Queste cabine hanno ispirato diversi film, romanzi e un libro di riflessioni scritto dallo stesso Sasaki. In Italia esistono per ora tre Telefoni nel vento: uno a Capannoli (PI), uno a Treviso e uno sui monti del Beigua.
A Capannoli la cabina in legno bianco con pannelli di vetro, con dentro una vecchia cornetta, si trova in cima alla collina di S. Pietro Belvedere, che si affaccia sulla Valdera, nell’azienda agricola Podere Tegolaja, i cui titolari Arcenni e Bagnoli hanno accettato di installarla.
Si raggiunge attraverso un bosco di querce, allori e acacie; alla fine del sentiero c’è anche una panchina gigante per godersi il panorama, cullati dal vento. Inaugurata nel dicembre 2023 a firma del fotografo Marco Vanni, ha l’obiettivo di creare – dice l’autore in un’intervista- un punto di meditazione, un luogo dove affidare al vento i nostri pensieri, le nostre angosce, i nostri desideri, certi che qualcuno in qualche parte del mondo li potrà ricevere.
A Treviso una cabina è stata posta nel Giardino di Sant’Andrea, dove si svolgono mostre, rassegne ed eventi, nell’ambito del progetto “In luce” a cura di G.Abate e C.Biasini Selvaggi.
A contraddistinguere questa cabina sono le 8 poesie inedite scritte sui pannelli di vetro e di legno dal Poeta della Serra, che invitano i visitatori ad entrare ed esprimersi senza filtri; infatti c’è un taccuino dove chi vuole può scrivere appunti.
Una terza è al Rifugio Pratorotondo, dove il monte Beigua, nel Parco Naturale Regionale del Beigua, tra le province di Genova e Savona, incontra l’orizzonte del Mar Ligure.
“Le montagne – dicono i gestori- hanno sempre avuto un ruolo speciale per la spiritualità, per collegare i due mondi e questo telefono trasporta le voci nel vento. Chi ha perduto una persona cara può alzare la cornetta e affidare al vento le parole, sperando che, soffiando spesso sulle cime, possa portarle ai destinatari”.
Sono spazi di pace e serenità, per chi ama stare in mezzo alla natura, nel silenzio, in contesti che trasmettono la sensazione di sentirsi più vicini al cielo e oltre. Sarebbe bello che ne installassero molte altre, a Montichiari per esempio su un Colle; esternare il proprio dolore può aiutare un po’ a superarlo…
Ornella Olfi


