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Te ne accorgi dopo 25 anni. Ma nel frattempo sono andati avanti: il caso delle privatizzazioni italiane.

Siamo giunti, quasi inconsapevolmente, ad un situazione paradossale, venticinque anni fa neppure lontanamente immaginabile. Chi si sarebbe mai immaginato di pagare in toto l’acqua, lo smaltimento dei rifiuti, un’imposta sulla prima casa, addirittura l’illuminazione pubblica!
Dico venticinque anni fa non a caso, dal momento che a inizio anni ‘90 in Italia le cose cambiano
completamente, in maniera oserei dire violenta e repentina sotto la collaudata minaccia della “shockdoctrine”. Lo scoppio dello scandalo di mani pulite fu detonatore di alcuni provvedimenti politici ed economici di impronta neoliberista che hanno segnato e stanno segnando la vita repubblicana e dei suoi cittadini in maniera indelebile.
Il tormentone di tangentopoli iniziò a inizio 1992, comportò un enorme shock politico al quale si rispose con i governi Amato (1992-1993) e Ciampi (1993-1994). Governi che nella fitta coltre di polvere sollevata dal ribaltone che decretò la fine della cosiddetta prima repubblica, attuarono delle “riforme” (l’utile parolina magica ricorrente quando si devono applicare provvedimenti distruttivi del bene e benessere comune) che scardinarono l’impianto stesso dello Stato.
Fu così che iniziò l’ondata record di privatizzazioni (portata avanti per tutti gli anni ‘90 dai
governi Berlusconi, Dini, Prodi e D’Alema), operazioni che smembrarono e svendettero gran parte dell’industria pubblica italiana, che al di là della propaganda ideologica neoliberista tutt’ora
imperante, fu vero motore della crescita dell’economia reale del Paese creando milioni di posti
di lavoro, PIL e benessere capillare.
Fondamentale fu la regia di Mario Draghi, allora Direttore del Ministero del Tesoro, coadiuvato nel suo compito da advisor come Goldman Sachs (che fra l’altro acquistò il patrimonio immobiliare di ENI a prezzo di saldo) Salomon Brothers e Merril Lynch; da notare come ovviamente il conflitto di interessi sia invocato solo per i ladri di polli, mentre in questi casi dove in gioco sono cifre spaventose si parla di “libero mercato”.
Caso volle che nell’immediata precedenza delle prime dismissioni la lira subisse pesanti attacchi speculativi, che consentirono ai soggetti esteri di partecipare al succulento banchetto a prezzi molto convenienti. Oltre alle citate privatizzazioni (di cui ometto l’elenco e che spaziano in tutti i campi della vita economica) importante fu inoltre il TUB bancario, targato Ciampi, che spogliò gli istituti di credito della loro funzione sociale rendendo preminente e profittevole la speculazione tipica dell’economia di carta a scapito di quella reale. Questo radicale cambio di politiche economiche, combinato con la sciagurata cessione della sovranità monetaria, ha trasformato lo Stato: da ente vicino al cittadino (e come tale erogatore di servizi – anche in perdita in termini di profitto economico) in cinico esattore che ha il compito di mantenere i “conti a posto” incurante delle conseguenti nefaste ricadute su cittadini ed economia reale. Ecco spiegato come siamo giunti a pagare sempre più cari servizi pubblici locali sempre più carenti, ed a perdere quote di PIL di miliardi di euro insieme a un patrimonio di capacità e cultura industriale e produttiva. Prossimo passo scuola e sanità, sappiatelo.
David Casanova

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