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“STARBUCK – 553 FIGLI E… NON SAPERLO”

Titolo originale: Starbuck
Nazione: Canada
Anno: 2011
Genere: Commedia
Durata: 109 minuti
Regia: Ken Scott
Sito ufficiale: www.starbuck-lefilm.com
Cast: Patrick Huard, Julie LeBreton, Antoine Bertrand
Produzione: Caramel Film
Distribuzione: Bolero Film,
Europictures Distribuzione

Cosa fare quando una coppia non riesce ad avere figli? Semplice: rivolgersi all’istituto giuridico delle adozioni oppure sperimentare la procreazione medica assistita con le sue molteplici metodiche (chirurgiche, farmacologiche o di altro tipo) che possano aiutare gli individui a procreare.
Senza volersi addentrare troppo in questioni etiche o morali, come mai questa premessa? Beh: parte della risposta la troviamo già nel titolo della pellicola: 533 figli e non saperlo. Ignorare di aver generato così tanta prole, oltre ad apparire cosa assurda, pare essere anche una cosa impossibile. Ma non a David, un quarantenne con la sindrome da Peter Pan.
Lavora con i fratelli nella macelleria di famiglia, con uno stipendio che non gli permette di saldare un grosso debito, vive in maniera un po’ disordinata nel suo appartamento, ha una fidanzata poliziotta di nome Valérie (che sembra in procinto di lasciarlo) e si diletta nella coltivazione (poco lecita) di piantine particolari.
Fin qui, potremmo parlare di un’esistenza ancora comune.
Ma un passato segreto sta per tornare a galla. Negli anni della gioventù, per rimediarsi un po’ di soldi, si recava regolarmente presso una clinica privata (leggasi banca del seme), presso la quale effettuava centinaia di… versamenti. Ed ora, a distanza di circa venti anni (dopo 533 figli sparsi in giro per il mondo), 142 giovincelli vengono alla carica perché vogliono scoprire l’identità biologica del loro padre. L’amara sorpresa, che si accoda ai suoi già numerosi problemi, avrà tuttavia, su David, un effetto insperato. Sarà l’occasione per fare quel salto che lo condurrà (finalmente e definitivamente) nel mondo degli adulti nel quale pare non trovarsi a proprio agio da diversi anni. Il prolifico padre, partendo dalle schede di presentazione (fornite dall’avvocato) dei 142 eredi (che, nel contempo, si sono organizzati con una petizione vera e propria, finendo pure su giornali e televisioni), si metterà alla ricerca di alcuni di loro.
Divenuto un caso nazionale e presentandosi con lo pseudonimo di Starbuck, David incontrerà alcuni di loro che hanno alle spalle situazioni particolari (il ragazzo gay, la ragazza dipendente dalla droga, il campione di calcio). Di nascosto e senza presentarsi per chi è realmente, affezionandosi a loro, David si sente in dovere di aiutarli. Un aiuto, quello che darà loro, che gli verrà restituito in forma di maturità aprendosi al mondo adulto nel quale, senza rendersene conto, ci vive già da tempo. Grande successo di critica e pubblico in molte nazioni, numerosi premi vinti nei vari festival e un rifacimento già pronto per fine anno, su desiderio di Steven Spielberg (che si è innamorato di questa pellicola al punto da incaricare lo stesso regista Ken Scott di dirigerne il remake a stelle e strisce). Questo il biglietto da visita che Starbuck ci offre per la visione di una commedia che ha il pregio non essere minimamente banale; anzi, di avere un ricco retroterra tematico. L’occasione per sviluppare una questione di grande interesse ed attualità ci viene offerta da un cineasta (tra i cui meriti possiamo annoverare, quasi esclusivamente, sceneggiature ed opere televisive) che, articolando per bene il suo intenso racconto, riesce a mostrarci la trasformazione del protagonista (la graduale maturazione al compito di adulto) all’interno di una sceneggiatura proporzionata, che intercala sapientemente ilarità a momenti intensi, facendoli viaggiare in modo conveniente sullo stesso binario. In un’epoca in cui l’istituzione della famiglia sta subendo grandi cambiamenti, Starbuck, pur nell’irreale situazione, e grazie a dialoghi autentici ed intensi, è un curioso punto di vista maschile sul tema della genitorialità dove, a svettare, sono un gruppo di bravi attori (il protagonista Patrick Huard, la fidanzata Julie Le Breton e l’avvocato Antoine Bertrand). Dando corpo ad interpretazioni gradevoli, non possiamo che tributare loro un plauso convinto per una lezione di grande sensibilità, calata nel contesto di umana quotidianità, su come bisogna fare il padre.

 

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