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Sono in vacanza

Sono in vacanza, ma per fermarsi non basta smettere di muoversi, c’è bisogno di rallentare gradatamente. Ci vuole tempo. Ieri sera ho passato la serata sul divano con l’Ipad sulle ginocchia a leggere post attuali e passati di alcuni blogger. Sprofondata nelle storie, negli stati d’animo, nelle riflessioni. Senza programmi, senza fretta, senza pensieri sulle conseguenze mattutine del tirar tardi la sera. Che poi tanto tardi non ho tirato. Troppo stanca. Rallento. E la mattina la sveglia interna suona alla solita ora, e non ha il pulsante per poterla spegnere. Ieri ho salutato tutti: colleghi, pazienti che non rivedrò, pazienti che ritroverò al mio rientro. R. è tornato nella sua Toscana. Baci e abbracci. Verrà a settembre, per sapere a che altezza dalla sua testa penderà la spada di Damocle. Nel frattempo c’è la nipotina da portare al mare, e una vita da vivere, persone care da amare. Tempo da non sprecare, vita da vivere e condividere: che poi vale per tutti, indipendentemente da quanto le spade di Damocle siano vicine o lontane dalle nostre teste. Si può andare in vacanza ma non essere vacanti da se stessi. Il tempo non va ammazzato. Continuo a rallentare. Stamane giro in libreria. Perché se anche mi piacciono gli e-book, il giro in libreria non è come sfogliare i titoli nello Store. È la volta buona di Saramago… Da un po’ gli giro intorno, vediamo se stavolta mi prende. Vacanza è lettura libera. Stasera concerto, rallento, ma non mi fermo. sguardi e percorsi

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