La voce mia rimbomba
tra le pareti delle stanze vuote,
solo il riverbero della mio eco
a farmi compagnia.
Appeso alla parete
un elegante orologio
dal freddo ticchettio,
a ricordarmi che il tempo scorre
anche se tutto sembra fermo,
inanimato.
Nessuna avversa discussione
nessun contrasto,
tutto fila liscio come l’olio;
è su questa coltre di viscida
realtà che scivola la solitudine,
rischiando di sbattere
contro le pareti dell’anima,
impalpabili muri, ove l’acciaio
al qual paragone
è malleabile come pongo.
Indorala pure quanto vuoi
ma come la metti
come la giri
la solitudine
è sempre meglio
passarla in compagnia.
Giordano


