Simona Chica: «La mia rivoluzione più grande? Ho imparato a volermi bene»

Dietro il sorriso di Simona Chica, seguita ogni giorno da migliaia di persone sui social (www.instagram.com/simona.chica), c’è una storia fatta di sacrifici, coraggio e rinascita. Mamma single, 35 anni, Simona ha alle spalle un percorso professionale molto diverso da quello che vive oggi: dai campi agricoli agli ospedali, passando per bar e negozi, fino alla scelta che le ha cambiato la vita. Oggi accompagna tante donne in un percorso di benessere che va ben oltre la semplice perdita di peso, raccontando sui social una quotidianità autentica, senza filtri e senza paura di mostrare anche le proprie fragilità.

Chi è davvero Simona Chica?

«Mi chiamo Simona, ho 35 anni, vivo a Pomezia, vicino Roma, e sono una mamma single. Oggi lavoro nel mondo del benessere e affianco ogni giorno donne che desiderano ritrovare la forma fisica ma, soprattutto, la fiducia in se stesse. Prima di arrivare qui, però, ho fatto tantissimi lavori: ho raccolto pomodori nei campi, ho lavorato come barista, commessa, aiuto cuoco e poi come addetta alle sanificazioni ospedaliere con un contratto a tempo indeterminato. Ogni esperienza mi ha insegnato qualcosa. La mia vera scuola è stata la vita.»

C’è stato un momento in cui hai capito che dovevi cambiare completamente strada?

«Sì. Il momento decisivo è stato quando ho scelto di lasciare un posto fisso per credere in me stessa. Molti mi dicevano che stavo sbagliando e che era una follia rinunciare a una sicurezza. Avevo paura, tantissima. Ma proprio quella paura mi ha insegnato cosa significa avere coraggio. Oggi vivo grazie al lavoro che ho costruito online e questo mi permette anche di essere molto più presente nella vita di mia figlia.»

Il tuo percorso verso il benessere è nato prima per te o per gli altri?

«Assolutamente per me. Prima di poter aiutare altre donne ho dovuto salvare me stessa. Ho attraversato momenti molto difficili, anche dal punto di vista emotivo, e il mio rapporto con il cibo non era sano. Quando ho iniziato a prendermi cura di me ho capito che non stavo cambiando soltanto il mio corpo, ma il mio modo di vivere. Da lì è nata la voglia di accompagnare altre donne nello stesso percorso. Oggi il mio lavoro non è far perdere chili: è aiutare le persone a ritrovare la loro autostima.»

Per tanti anni il rapporto con il tuo corpo non è stato semplice. Quanto è cambiato oggi?

«È cambiato completamente. Per anni mi sono nascosta dietro vestiti larghi perché non mi piacevo e avevo perso ogni fiducia in me stessa. Oggi guardarmi allo specchio significa riconoscere il percorso che ho fatto. Prendersi cura della propria immagine non vuol dire inseguire la perfezione, ma imparare a rispettarsi. Ogni giorno mi ricordo che valgo.»

Che cosa significa, per te, prendersi cura della propria immagine?

«Volersi bene. Non è una questione di trucco o di vestiti, ma del modo in cui scegli di presentarti al mondo. Da quando ho iniziato a prendermi cura di me è cambiato tutto: la mia sicurezza, il mio atteggiamento e anche il rapporto con gli altri. Tante ragazze rinunciano ancora prima di provarci perché pensano di non esserne capaci. È un peccato, perché spesso basta fare il primo passo per scoprire quanto ci si può sentire bene con se stesse.»

Sui social mostri una versione molto autentica della tua vita. È una scelta precisa?

«Sì, perché non mi considero un’influencer nel senso classico del termine. Per me i social sono un luogo dove raccontare la mia storia senza filtri. Non voglio mostrare una vita perfetta, perché la mia non lo è mai stata. Voglio dimostrare che si può ricominciare anche quando sembra impossibile. Se una sola donna, guardando un mio video, si sente meno sola, allora ho già raggiunto il mio obiettivo.»

Che rapporto hai con il giudizio degli altri?

«All’inizio era un problema enorme. Avevo paura di essere criticata e di non essere all’altezza. Poi ho capito una cosa fondamentale: non possiamo piacere a tutti ed è giusto così. Oggi non ho paura di mostrarmi anche nei momenti difficili. La mia community ha visto i miei sorrisi, ma anche le mie lacrime. Credo che proprio questa sincerità abbia creato un legame così forte.»

Oggi i social sono pieni di immagini perfette. Cosa pensi di questa tendenza?

«Mi piace seguire chi racconta la realtà. Quello che invece mi infastidisce è la superficialità e questa continua ricerca della perfezione. Credo che oggi le persone abbiano bisogno di verità, non di finzione. L’autenticità è l’unica cosa che, alla lunga, riesce davvero a creare fiducia.»

Come vivi il mondo del benessere e della bellezza?

«È un settore meraviglioso ma anche molto delicato. Ci sono professionisti preparati, ma esistono anche tante promesse facili e aspettative irrealistiche. Io cerco sempre di ricordare che il benessere non è una corsa alla perfezione. È imparare a stare bene con se stessi. La soddisfazione più grande arriva quando una donna parte pensando di voler cambiare il proprio corpo e scopre invece di aver cambiato la propria vita.»

Nella vita quotidiana come vivi la tua femminilità?

«Non mi considero una donna esibizionista. Mi piace vestirmi bene perché mi fa stare bene, non per attirare l’attenzione. Nel quotidiano scelgo la comodità, mentre quando esco mi piace valorizzarmi senza mai snaturarmi. Essere sé stessi è sempre la scelta migliore.»

Che cosa ti dà la forza di continuare ogni giorno?

«Ogni volta che una donna mi scrive: “Grazie, mi sento di nuovo bella”, capisco che tutto quello che faccio ha un senso. Sono questi i messaggi che mi ricordano perché ho iniziato.»

Come immagini il tuo futuro?

«Tra dieci anni mi vedo ancora qui, con ancora più donne che avrò avuto la fortuna di aiutare. Vorrei costruire qualcosa che lasci davvero un segno nella vita delle persone e continuare a dare sempre più libertà a me stessa e a mia figlia. Voglio dimostrare che non conta da dove parti, ma quanto sei disposto a credere in te stesso.»

Se dovessi riassumere la tua storia in una sola frase?

«Non sono arrivata fin qui perché la strada fosse facile. Ci sono arrivata perché ho deciso di non mollare.»

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