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Sguardo d’innocenza

Sovviene, per incanto, il ricordo
di piccole mani, ossute, filiformi
che leste s’apprestavano, a compiere il rito
della stiratura a mano.
Allora infante, occhi sgranati
osservavo, ponendo all’istante, mille domande
curiose, intriganti, sollecite.
Chino il capo della signorina Morè
canuta la crocchia, appuntito il naso
scura la veste, che le fasciava il corpo
cadenzata la voce, che narrava, rievocava
metteva a zittire ardori infantili.
Il mio compito, era di aiutarla
nelle piccole faccende, domestiche
come andare la fare la spesa
fra le dita ghermendo la lunga lista
vergata da grafia contorta
andare in posta, in fila tenendo i mille bollettini
destinati ai poveri del terzo mondo.
Squarcio di innocenza, intriso di altruismo
di servizio per le persone sole
dalle quali, mia madre, a turno
mandava me e mia sorella,in onore di quella carità
che non potendo fare ai suoi genitori, volati in cielo
trasferiva sugli anziani del paese.
Ricchezza che ancora conservo
assieme ad un mare di ricordi, di emozioni
d’odori misti a cenere e pan grattato, di angoli bui
dove la signorina riponeva, le cianfrusaglie.
Chissà, mi chiedo, con ironia, se fra le volte celesti
ancora le mani lesta muove
ancora il pennello nel colore intinge
dando forma ad acquarelli, a visi oblunghi
a tramonti di contorni incerti e frolli?
Milena, la mamma di Vittoria e di Celeste

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