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SE AVESSI FATTO O AVESSI DETTO… OGNUNO HA LA SUA SLIDING DOOR…

Sarà capitato anche a te di dire una frase del genere: “Se avessi fatto o se avessi detto così allora, magari, la mia vita ora sarebbe diversa”. Perché ognuno ha la sua sliding door…” ricordate quel film? Le porte scorrevoli (sliding door) non sono intese solo come quelle della metropolitana che si chiudono, ma anche quelle della nostra vita in quanto sarebbe bastato un attimo che “la porta” si fosse chiusa prima oppure dopo per cambiare, forse, il corso della nostra esistenza.

E come mai mi è venuto in mento proprio adesso?
Perché recentemente ho saputo una cosa (non vado oltre in quanto non sono l’unica protagonista della storia e per una questione di privacy non voglio e non posso coinvolgere gli altri soggetti, principali o secondari che siano, che, sicuramente, si riconoscerebbero in questo mio racconto se mi dilungassi nel narrarlo) che mi ha fatto pensare a come avrebbe potuto essere la mia vita se questo dato fatto fosse o non fosse successo.
Passano i mesi e poi gli anni, la nostra esistenza va avanti e quell’accadimento diventa passato. Tuttavia ogni tanto si torna a quel momento ossia a quando abbiamo preso (o come nel mio caso mi hanno fatto prendere) una strada che ci ha portato ad altri bivi e a decisioni successive.
In altri casi, invece, si tratta magari di scegliere una persona che supponevamo che fosse quella giusta così lasciando da parte un’altra che reputavamo fosse sbagliata e, invece, poi realizziamo che era meglio se avessimo fatto vice versa.

E se potessimo riavvolgere il nastro della nostra vita e prendere altre strade?

Ma non è possibile riavvolgere il nastro della nostra vita e cambiare le decisioni prese dato che quello che è fatto è fatto!
È, forse, proprio perché non possiamo cambiarle, quelle scelte, che continuiamo a rimproverarci per il nostro comportamento che consideriamo sbagliato. Tuttavia tieni presente che il rimuginare sul passato toglie energia al presente, e fa traballare l’equilibrio che, bene o male, ora abbiamo raggiunto e questo continuo “rimasticamento” ci impedisce di essere felici per il presente. Ma se la parte più razionale di noi lo sa che “quei treni sono passati e quelle opzioni non ci sono più” e poi non c’è anche il detto che recita, più o meno in questo, modo: “di se e di ma sono piene le fosse”?
E allora perché ogni tanto ci torna in mente?
Perché, forse, stiamo passando un momento un po’ triste ed è facile, in quei momenti, avvelenarsi la vita con i rimpianti o i rimorsi, non è vero?
Questa condizione è talmente universale e comune a tutti che addirittura gli americani gli hanno dato un nome: “baldness regrets” .

Che differenza c’è tra rimpianto e rimorso?

Il rimpianto
Il rimpianto è il senso di frustrazione, un rimpianto per un’occasione che avremmo potuto cogliere e, invece, abbiamo lasciato perdere.
Qualcosa che avremmo potuto fare e non abbiamo fatto. La nostra vita, in altre parole, sarebbe potuta andare diversamente se solo avessimo fatto una scelta diversa. Per lo meno è quello che pensiamo dato che la sicurezza matematica non l’avremo mai e poi mai.

Il rimorso
Il rimorso che spesso si accompagna sia ai sensi di colpa sia ai nostri errori e al fatto di esserci comportati non bene e, quindi, di aver ferito delle persone che non avevano colpa.

Come fare perché il passato sia una ricchezza e non un macigno?

Accetta, per prima cosa, che sia i rimpianti sia i rimorsi facciano parte della tua vita e il reprimerli non è certamente la cosa giusta da fare tuttavia dobbiamo imparare dagli errori del passato per fare meglio nel nostro presente e futuro.

Mi spiego meglio (o quanto meno ci provo), ok? Anni fa abbiamo sbagliato, è un dato di fatto che non si può cambiare, però da quell’errore si può imparare e non ripeterne un altro uguale (o simile) in futuro. E poi, come detto, chi ti dice che una scelta “diversa” avrebbe voluto dire anche una vita migliore? Può darsi, forse, però non è detto! In ogni caso impariamo a perdonarci per gli eventuali sbagli commessi anche perché se non lo facciamo per primi per noi stessi come possiamo pretendere che lo facciano gli altri?

Monica Palazzi

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