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SCELTA CORAGGIOSA E DOVEROSA?

Lunga la via che correva dritta, smussando angoli, facendo ghiribizzi, alternando traffico regolare a lunghi tratti di coda. Infiniti i pensieri che andavano componendosi, conditi di emozioni salse. Mordace la nostalgia annidata fra pieghe di abiti logori. Alte le costruzioni, giganti di cemento, profilavano la periferia di una grande metropoli quale Milano. A breve la mia Vittoria, gigante buono, avrebbe ricevuto la prima dose del vaccino anti Covid. Ardue le lotte che ci avevano portato al “diritto” di poterlo ricevere entro mura ospedaliere, sotto stretto controllo medico.
“Scelta coraggiosa e doverosa?” quella che ci aveva portato come genitori, dopo numerosi confronti, prese di coscienza ad acconsentire alla somministrazione in una paziente tanto fragile quanto lei. La pandemia, mostro oscuro dalle fauci allargate, ci è piombato addosso, con passo felpato, senza far rumore ha messo a repentaglio la vita dell’intera umanità mutando ordini e costumi, leggi e ritmi. Tunnel oscuro quello che al presente si vive, senza certezze, arrancate fra illusioni, attese e speranze. Dovere di ogni cittadino è di vaccinarsi per consentire alla quotidianità di riprendere quella “normalità” di cui tanto abbiamo bisogno in particolar modo per chi è colto da fragilità le cui relazioni, complicate in partenza, sono state ridotte o recise.
Mentre l’auto correva, mentre Vittoria, inconsapevole, cheta riposava; le mie dita giocherellavano con ciocche ribelli, ripercorrevo tratti di vita, lenta le carezzavo il volto.
Simile ad una bilancia la vita, precario l’equilibrio che messo a dura prova aspira a ristabilirsi. “Questa fetta di storia” molto ha insegnato? Forse ad apprezzare la bellezza delle piccole cose; a ringraziare e lodare Dio per essere vivi; di poter osservare il rapido volo di passeri in fuga, il disco rosso che di sera muore all’orizzonte; ascoltare il rullar della pioggia sul selciato, il fragore di un tuono, la delizia di un sorriso.
Privati del necessario o del superfluo in certi casi, siamo stati obbligati a mirare all’essenza, alla conservazione e tutela della vita.
Come genitori è stato nostro dovere creare le condizioni adatte affinchè Vittoria, o chi come lei, potesse ricevere il vaccino in ambiente protetto. Come genitori abbiamo scelto di fare il possibile, acconsentendo, purché ritorni alla vita: nel tempo poter riprendere a frequentare la scuola, andare in piscina, a messa; riassaporare il brivido del “Mammut” di Gardaland; dilettarsi con gli animali del parco naturale, andare alla scoperta di nuovi posti…
Allo stesso tempo ridare a Celeste la possibilità sacrosanta di essere bambina e di vivere l’infanzia: facendo ritorno a scuola, frequentando gli amici, il catechismo, gli scout, gli alpini, riprendere le attività consuete.
Non bisognerebbe mai dimenticare che si è genitori in modo diverso ed esclusivo per ciascun figlio; per ognuno di essi scopo finale è di assicurare, nei limiti del possibile e delle emergenze sanitarie, serenità, condivisione; nella rinuncia presente speranza per un “domani prossimo” libero.
Alle luci del giorno che nasce, mentre tutto tace e nessuna osa alzare piglio riannodo tempo e spazio, annego nell’amata malinconia, riemergo fortificata il buon Dio ringraziando per i doni ricevuti in sovrabbondanza; per la bellezza di un giorno nuovo da vivere, snocciolare, render fecondo.

Milena, la mamma di Vittoria e di Celeste

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