Anni fa erano soprattutto i giovani fidanzati, i “murus”, a festeggiare San Valentino, scambiandosi regali più o meno importanti: dai famosi cioccolatini con dentro le frasi d’amore, alla medaglietta d’oro con la scritta ”più di ieri e meno di domani”; al prezioso anello di fidanzamento, ai fiori, ecc…
C’erano i fidanzati ufficiali, che “I sa parlàa ‘n casa” (si frequentavano in casa), sotto l’occhio vigile dei genitori di lei e quelli che si vedevano di nascosto, “de sfrüss”, all’inizio della conoscenza o perché troppo giovani.
Specialmente le ragazze, infatti, difficilmente ottenevano il consenso dei genitori per fidanzarsi in età precoce. La fantasia comunque non mancava e spesso con la complicità di amiche o di sorelle maggiori, le ragazzine trovavano lo stesso occasioni per brevi incontri con i morosini. Proprio queste difficoltà rendevano più bello ogni attimo trascorso insieme, ogni bacio rubato, probabilmente molto più che al giorno d’oggi, dove c’è tanta libertà e ogni desiderio si può appagare senza attesa né bisogno di nascondersi. Ormai da decenni non c’è più un’età per ufficializzare le relazioni, né per festeggiare la festa degli innamorati.
I genitori moderni sono molto più aperti, forse anche perché molti di loro, separati, festeggiano loro stessi a qualunque età un nuovo amore e di riflesso comprendono meglio i loro figli, sia che vivano una cotta adolescenziale, in quella fascia d’età da sempre definita “L’età dela stüpidera”, sia che siano più grandi e vivano un rapporto più serio.

Molti i vecchi proverbi dialettali a tema, spiritosi e sempre attuali: “L’amur e la tóss i sa scont mìa” (L’amore e la tosse non si nascondono); “Quant l’amur èl g’hè, la gamba la tira èl pè” (dove c’è l’amore, si va avanti); “L’amur nöf èl và e‘l vé, l’amur vècc èl sa manté”. (L’amore nuovo va e viene, l’amore vecchio si mantiene); “L’amur vècc èl deènta mai frèt” (L’amore vecchio non si spegne mai).
Saggiamente le nostre mamme ci ricordavano pure che l’amore non è solo romantico, anzi, ci mettevano in guardia ripetendo convinte che non è tutto rose e fiori ”Amur, prima l’è mél, e po’ l’è fiél” (Amore, prima è dolcezza come miele poi è amarezza come fiele); “Amur e gelosia i nàs èn compagnia” (Amore e gelosia nascono in compagnia); “Amur sensa baröfa ‘l fa la möfa” (L’amore non è bello se non è litigarello).
Tra aspetti positivi e altrettanti negativi è indubbio che non si può vivere senza amore, in senso lato, anche se simpaticamente un detto recitava che “L’è fürtünat chi s’è mai ‘nnamurat” (Fortunato chi non si è mai innamorato). L’amore, anche per chi non è in coppia, per sua scelta, per scelta altrui, o per mancanze irrimediabili, si può orientare e dedicare verso altre finalità, si può “Ciapà amur” (dedicarsi, affezionarsi, prendersi cura), per il prossimo, per gli animali, per la natura; per un lavoro, un passatempo… Ogni tipo d’amore va festeggiato perché dà un senso alla vita.
Ornella Olfi



