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RESTARE AL VERDE

Se il colore verde rappresenta la speranza, la rinascita, restare al verde invece è sinonimo di “essere in bolletta”, “non avere il becco di un quattrino”, in poche parole “essere rimasti senza un soldo”. Per questo modo di dire ci sono molte versioni, più o meno concrete e credibili: una si ricollega al mondo delle aste, soprattutto a Firenze, dove era usanza accendere, all’inizio dell’asta, una candela la cui estremità inferiore era tinta di verde.

Quando la candela era consumata in tutta la parte bianca e cominciava ad intaccarsi la parte verde, non si potevano più fare offerte d’asta e il banditore dichiarava chiusa l’asta, nominando appunto il verde della candela per far capire che non c’erano più possibilità: ”Chi ha che dir, dica: la candela è al verde”. La fine della candela è spesso usata anche per descrivere la fine della vita ”Quand s’è consömat la nòsa candela, na tóca nà”, come dire che quando abbiamo consumato tutto il tempo che ci è stato concesso, dobbiamo per forza andare.

Altre ipotesi: sembra che possa derivare da un’usanza medievale, quando facevano portare un berretto verde ai falliti, per pubblico scherno; le prime cambiali erano verdi; nelle case da gioco, il giocatore che perdeva tutte le sue fiches, guardando il punto dove prima aveva il suo gruzzolo, vedeva solo il tavolo da gioco, verde appunto; nella bandiera italiana la fascia verde è quella più vicina all’asta. Il detto popolare racconta che nelle battaglie più cruente la parti esterne venissero intaccate nel combattimento, lasciando spesso solo brandelli di verde.

Quale sia l’origine, vera o di fantasia, è un dato di fatto che in questo difficilissimo periodo, purtroppo, sono aumentate le persone che si sono trovate “al verde”: dipendenti o titolari di attività, la crisi ha colpito un po’ tutti. L’unico settore che non ha avuto cali di vendite, anzi, un aumento, è il settore degli alimentari. Stando di più in casa, infatti, molte donne, coinvolgendo spesso gli altri familiari, si sono dedicate alla cucina, per passare un po’ il tempo e addolcire amarezze difficili da digerire. Le prospettive non sono ancora rosee, anzi, il verde, in questa situazione è tristemente specchio di una crisi nera, di conti in rosso, di bile gialla che rovina la salute, di notti in bianco a pensare ai problemi quotidiani, di grigio di giornate malinconiche, di viola, tipico del lutto. Non è certo l’arcobaleno che nella primavera scorsa campeggiava da balconi e finestre, ora ogni colore è un dolore, una preoccupazione e personalmente la vista di arcobaleni ora mi disturba, mi sembra quasi una beffa alla nostra “verde” speranza in cui tanto avevamo creduto.
Ornella Olfi

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