Da quando frequento nuovamente il paese di Brembilla per il cammino del lunedì con il “Gruppo cammino della Val Brembilla” ho scoperto come è cambiata la vita del paese.
Come in città o in altri paesi molto più popolati di Brembilla, vige anche qui l’indifferenza e la superficialità che porta a far dimenticare la storia del paese. Una brutta malattia che tende a lasciare sole le persone nella vita quotidiana.
Era il 1959 quando mio padre, detto Gena, si trasferì con la famiglia da Brembilla ad Almè e poi a Ponteranica con l’obiettivo di costruire il suo futuro come imprenditore ma egli non dimenticò mai il suo paese di origine e neppure si convertì alle nuove terre che lo ospitarono calorosamente per vivere e lavorare.
Fino alla fine i suoi pensieri furono sempre rivolti a Brembilla, ai suoi genitori, ai parenti, agli amici e anche ai clienti; alla sua storia di Partigiano trascorsa sui monti della Val Brembilla e della Val Taleggio.

Sapete una cosa? Anch’io sono stato contagiato da questo suo comportamento e devo dire la verità, l’ho capito solo pochi anni fa quando, durante la pandemia, ho trascorso giornate intere a lavorare nel bosco di mio nonno “Stardì” al Ponte Lambro e da quando frequento il “Gruppo cammino” con cui percorro i sentieri che forse percorreva mio nonno quando era cantoniere del comune e anche mio Padre durante il suo periodo Partigiano.
Siamo nell’era dei social dove tutti vedono tutto e tutti pensano di sapere ma senza conoscere i fatti e soprattutto le persone. Il contatto umano è diventato un optional.
Sono passati molti anni da quando la mia famiglia è espatriata dal paese e quando adesso sono a Brembilla, non vedo più le persone che incontravo fino a pochi anni fa, non conosco più nessuno se non la grande percentuale di parenti del ramo Bettinelli, ai tempi “Tocen”… ma non tutti. Quando vedo una persona anziana per strada o in un bar, la saluto e spero che mi conosca o mi riconosca; la sua domanda è : “Chi set ?”. – “Sono il figlio del Gena”, rispondo… e allora il più delle volte gli si spalancano gli occhi e comincia a raccontare…
Ho conusìt ol to pàre e anche ol tò nono Stradì Dopo minuti di racconti e ricordi sono ancora lì che ascolto… ed è bello !
È meraviglioso sentire ancora quei pochi anziani del paese che si ricordano di tuo Padre, di tuo nonno, di quegli anni ormai nostalgici ma che fanno capire come la vita del paese era brillante e intensa. Tutti vedevano e sapevano tutto perché tutti si conoscevano e Brembilla era una grande famiglia.
Ogni volta che Pellegrini (Il Signor Pellegrini) posta in FB le fotografie di vecchi personaggi Brembillesi mi si stringe il cuore, molti li ricordo e vorrei che questi personaggi non fossero mai dimenticati. Fra pochi anni (spero tanti) i “vecchi leoni e leonesse” non ci saranno più e i giovani Brembillesi di oggi non sapranno più niente della loro stirpe: chi erano i loro nonni, bisnonni, trisavoli… Erano tutti qui e sembra siano trascorsi pochi anni, purtroppo nessuno ricorderà la loro storia. I giovani di oggi si mescoleranno nella globalizzazione e saranno persone fra i tanti nel mondo, ma senza passato!
Se fossi un insegnante delle scuole proporrei un compito in classe dal titolo: “chi erano i vostri avi, nomi e soprannomi”.
Un modo per riportare alla luce piccole storie di famiglia, i vecchi soprannomi delle famiglie e delle persone. Perché i giovani leoni chiedano a chi ancora è in vita come si viveva, come era il lavoro, il passatempo, le sciate d’inverno nel prato a lato del cimitero, il bagno alla diga d‘estate… perché dimenticare? Non lasciamo che tutto si mescoli come una “ratatouille”.
Oiram G.
In copertina: Famiglia GENINI -Ponte Lambro 1930 ca.


