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QUIETE

Rapido fugge il tempo, furtivo e sagace osa mettere in interrogazione. Primi bocci di rosa rallegrano le aiuole: verdi brillanti dai toni accesi rimandano bagliori dorati sotto un sole di maggio che ha sapore, odore d’infanzia. Serrati i ranghi, dappresso restringono vie, sbarrano gesti. Alle porte una guerra arde, vivifica, fatta di sofferenza, di morte, di distruzione in nome di un ideale che ha il colore del potere, del denaro. Pianti di bimbi incompresi giungono agli orecchi dei potenti; avanzano artiglierie pesanti, puntano il dito, sferrano. Irriverenti le leggi che vanno articolandosi, con rapidità gettando allo sbando principi, diritti, certezze.

Nel mezzo di un mare di cose da dire e da fare, nel mezzo di filoni di pensieri, nel mezzo di ardori smorzati sovviene un momento di pace, di condivisione. Acqua e farina, una manciata di sale, lievito quanto basta, olio d’oliva, energico massaggio e via che nuova vita prende vigore, facendosi forma, odore, attesa, gusto, tatto. Sono piccole le mani di Celeste, vogliose impastano; allegri gli occhi ridenti; a chetichella le parole scivolano dai labruzzi dischiusi a mezz’aria. Le mie mani fra le sue, simbolo d’unione e di forza. Insieme si gioca lavorando, insieme s’attende, si stende, si condisce e si gusta. Poco lontano la mia Vittoria osserva, sorride sorniona, getta sguardi rapidi, intensi.
Fuori tenera, fitta pioggerellina scende lenta.
Raggi di sole sono stati ingoiati da cirri minacciosi.
Vento sferza, auspica, richiama ricordi, alle memoria riporta immagini remote.
Una carezza ricade sul capo di mia madre, di Bruna, di Rita il cui cuore fatto di palpiti, fra le volte celesti, pullula con fervore. Muak.
La semplicità di un gesto, rituale antico, riesce a smorzare tensioni e preoccupazioni ridando quiete e pace, voglia di sorridere. Mani infarinate nell’aria disegnano opali, accenni di sogni, speranze che vanno via via mescendosi, intrecciandosi con trame filanti di pasta odorosa.
E’ forse questa la felicità? Ricordo di un domani? Malinconia per un tempo perduto? C’è nostalgia, vero, della strana fioritura dei ciliegi di quell’anno?
Fragranza saporita sale alle nari, tanto invitante da generare piacere sublime, voglia di affondare mani e bocca nel grembo di madre terra.
Milena, la mamma di Vittoria e di Celeste

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