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QUESTIONE DI SOPRAVVIVENZA

Si potrà discutere sull’entità, si potrà polemizzare sulle cause, si potranno analizzare le possibili conseguenze, ma una cosa è certa: l’ambiente non è più quello di una volta.
Sembra una frase fatta, una di quelle affermazioni tanto note da divenire banali, ma sta di fatto che almeno tre di quegli elementi che gli antichi filosofi greci consideravano fondamentali per la natura – l’aria, l’acqua e la terra – sono stati danneggiati dalla civiltà odierna.

I corsi d’acqua sono ricettacolo di ogni genere e rifiuto, l’aria è ammorbata da fumi velenosi e la terra riceve tutte le scorie. Le acque non sono più pure: se bevute possono provocare seri danni per la salute degli uomini e spesso anche per gli animali. Inoltre alghe e microrganismi crescono in prossimità delle spiagge rendendole inagibili. L’aria, specie nelle grandi città, supera più che volentieri i livelli di tolleranza fissati diventando spesso irrespirabile.
I gas che sfuggono dai nostri frigoriferi in disuso hanno danneggiato notevolmente lo strato di ozono dell’alta atmosfera, che ha il compito di frenare le radiazioni ultraviolette dannose provenienti dal sole. Il continuo aumento dell’anidride carbonica originato dalle combustioni dei motori e dei forni delle fabbriche è un potenziale pericolo per l’effetto “serra” che ha già causato l’aumento della temperatura sulla Terra.

Il risultato di tutto ciò causa una maggiore frequenza delle precipitazioni atmosferiche, di volta in volta sempre più dannose. Inoltre, se in alcune zone, si ha una pioggia abbondante, in altre si è accentuata la siccità, che spesso porta gravi danni all’agricoltura. Fenomeni come lo scioglimento dei ghiacciai ed il fatto che non esistono più le stagioni non sono scritti solo sul libro delle favole ma fanno parte della realtà odierna. E che dire delle foreste indiscriminatamente cancellate al ritmo di 20 milioni di ettari l’anno dall’uomo? Una situazione insostenibile che non conosce freno e che ci porterà a morire prima ancora di nascere.

Ecco perché il discorso ecologico deve essere visto anche come un problema comportamentale di tutti noi, al fine di controllare la miriade di comportamenti quotidiani individuali e collettivi che sono in grado di migliorare l’equilibrio ambientale. In un certo qual modo questo articolo vuole richiamare alla responsabilità individuale, senza della quale qualsiasi progetto editoriale, qualsiasi programma di recupero, non porterebbe ai risultati auspicati.
Anche perché tutti questi milioni di comportamenti individuali quotidiani creano un’infinità di problemi ai quali occorre dare una risposta.
Cosa fare allora? Evitare di lasciare in giro in modo disordinato ciò che non utilizziamo più, adottare quei dispositivi tecnologici come gli inceneritori, i depuratori, accettando di pagare il costo inevitabile dell’utilizzo.

Per intenderci, il problema non si risolve chiudendo gli inceneritori, ma facendo in modo che funzionino correttamente. Lo so, chiedere a noi un ulteriore sforzo finanziario, proprio ora che i soldi non ci sono più, non è il massimo ma credo che investire oggi nell’ecologia, significa garantirsi un futuro migliore ed in particolare, preparare un ambiente più vivibile per coloro che, domani, lo abiteranno.

Gianluca Boffetti

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