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QUEL GIORNO, QUANDO LA VIDI PER LA PRIMA VOLTA…

Quanti anni avrò avuto? Dubito fossi già un ventenne.. In quel tempo, lasciata da poco la carriera sportiva, per colmare quel vuoto che permeava dentro di me mi iscrissi in Croce Rossa, da lì a poco iniziai ad uscire sulle autoambulanze, da allievo prima, da caposervizio poi, quello che cercherò di tirar fuori ora dai cassetti della mia memoria è, nella sua tragicità, la nota “LA” nel pentagramma delle scelte future…

Quanto mai paradossale che, fino ad oggi, le persone che conoscevano questa storia si contavano sulla dita di una mano…

Non ricordo che mese fosse, era una giornata nebbiosa e fosca, fermi in una piazzola di sosta parlavo con i miei colleghi del più e del meno, ci raccontavamo aneddoti di servizi passati, una ragazza diciottenne appena entrata, nuovo membro della nostra squadra, ascoltava con occhi curiosi. 

Da pochi giorni o settimane ero diventato responsabile dell’automezzo, dietro sorrisi un po’ falsi cercavo di celare la sottile tensione che costante mi accompagnava.. Saranno state le cinque, sei di pomeriggio quando arrivò la chiamata… “57”; “ Si, qui 57 dimmi”, “ 57 vai in codice rosso all’angolo Scarampo Certosa” 

“ D’accordo di cosa si tratta?” 

“Un tir ha preso dentro un motorino, stanno arrivano le forze dell’ordine e l’auto medica è stata allertata, sarete i primi ad arrivare, dateci notizie una volta sul posto”…

L’autista partì a razzo, la ragazza dietro di me sbiancò, ricordo mi scrutò cercando di trovare nella mia mimica facciale il conforto di chi sa cosa fare. Non le chiesi mai cosa vide in quel momento.. Il solito slalom fra le auto a sirene spiegate ed in pochi lunghissimi minuti arrivammo sul posto.. 

La scena che vidi …beh…la ricordo ancora bene.. un’autocisterna contro un pilone del cavalcavia occupava il mio campo visivo, sotto le ruote un motorino contorto e distrutto con le ruote che ancora per inerzia giravano piano …a due metri di distanza un corpo di donna riverso a pancia in giù con il viso rivolto in una pozza di sangue…attirato da alcune grida volsi lo sguardo più a destra e lì…lì c’era una bambina, bionda dalla pelle bianchissima, esamine, giaceva al suolo…

Ricordo le urla dei passanti e tutti quegli sguardi volti verso di me quando scesi dal mezzo… sembravano urlare CORRI con i loro occhi.. FAI IN FRETTA…

Mi girai verso la ragazza nuova, pallida, labbra tremanti… “ Stai in auto tu” le dissi, “chiama la centrale e dì che inviino immediatamente altri mezzi”. Guardo la madre, sospiro scuotendo il capo, ed inizio a correre verso la bambina… mi avvicino, mi inginocchio, cerco di mettere in pratica quel poco che al tempo sapevo, cosciente? 

Non è cosciente, respira? Non respira. C’è battito? Non c’è battito…inizio a massaggiare quel cuoricino, mi rendo conto che stavo battendo i denti non so se per freddo o paura, continuavo, l’autista del mio equipaggio mi stava dando una mano, sentivo urla intorno a me, folla, tanta gente che arriva, curiosi, curiosi di vedere la morte.

Alle urla dei passanti si sovrappose il suono di nuove sirene, dove siete pensavo, ho bisogno d’aiuto.. dove cazzo siete? La madre era là riversa, immobile, la guardavo, nessuno che faceva niente, fra le mani avevo la figlia.. ad un certo punto mi accorgo di un liquido chiaro e trasparente che le esce dalla orecchie.. .gelo. Sapevo cos’era, era liquor.. i capelli nascondevano una profonda ferita in testa… le metto una mano dietro il collo, sentì come tanti pezzettini di lego che scricchiolavano l’uno contro l’altro, era morta, niente e nessuno avrebbe potuto riportarla in vita.. ricordo, mi toccai la fronte sporcandomi di sangue, alzai lo sguardo, ecco i poliziotti che allontanvano la gente…un lampo, un flash di una macchina fotografica…non riuscì a realizzare… un altro flash.., mi alzai e corsi ora dalla madre, l’autista venne con me…

Ma da dove partiva l’auto medica mi chiese? Da Niguarda, saranno qui tra poco vedrai. Venti metri, ecco la madre che ancora non sa di aver perso la figlia, la giriamo, aspiriamo tanto di  quel sangue.. bocca, capelli, occhi e narici ne erano pieni, respira… è un attimo, dice qualcosa, credo fosse il nome della bambina, un secondo dopo si ferma anche il suo cuore… “Dio aiutami” mi ricordo di aver pensato.. mi chiedevo come fosse possibile che stessi vivendo una cosa così..

Sudavo adrenalina, un’altra sirena, ecco il medico, l’infermiere, l’armamentario che mi sembrava quasi futuristico,  piastre, defibrilla, 200 Joule, niente, 360 j, niente, ancora 360j ..niente..niente..ed ancora niente.. per un attimo mi ricordo mi assentai con la mente, avevo smesso di ascoltare e di udire alcun suono, il caos intorno a me mi parve scomparso, non sentivo più né sirene né urla..mi riportò con un sussulto al mondo reale il dolore che lancinante delle mie ginocchia da quasi 45 minuti sfregavano l’asfalto.. ancora un flash.. non ci vidi più dalla rabbia, iniziai ad urlargli dietro, qualcuno mi diede manforte, le forze dell’ordine presero poi dei teli e ci circondarono, uno di questi teli verdi, vidi, copriva già un piccolo corpo una ventina di metri da li.. 

Ad un certo punto sentì una mano sulla mia, me la ricordo forte e calda, mi premette le mie mani già compresse sul quel torace, “Basta.” mi disse.. mi fermai. Silenzio..alzai lo sguardo, si era fatto buio notai… tantissima gente disposta a cerchio ora taceva, mi ricordo un’anziana signora in lacrime a pochi metri da me..a fianco una madre con un bimbo attaccato alla sua gamba…poi tante luci.. sguardi tristi e confusi si intrecciavano con altri, mi alzai, ero stanco… mi diressi sul marciapiede e mi sedetti lì. Stetti seduto qualche minuto…cercavo di capire cos’era accaduto, le ruote di quel motorino ora si eran fermate, li vicino un’uomo grasso piangeva con accanto un poliziotto che gli faceva domande, pensai fosse l’autista. Avevo appena visto la morte, quella Signora che ti può togliere tutto da un momento all’altro, fredda, implacabile, terribilmente costante.

Poco dopo mi ritrovavo sull’ascensore di casa mia… suono alla porta, mi apre mia madre..”Che c’è S.?” mi disse abbracciandomi.

…io non ressi… e piansi.

 

 

VIVI OGNI GIORNO DELLA TUA VITA 

COME SE FOSSE L’ULTIMO 

PERCHÉ IL GIORNO CHE LO SARÀ 

NON AVRAI VOGLIA DI CREDERLO. 

DIARIO DI UN RIANIMATORE

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