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Quale la sottile linea tra l’esser troppo buoni e fessi?

Tanti sono i moniti, sussulti, provocazioni con cui la società nel frastuono di una crisi economica e di valori mondiale, ci investe facendo sentire a pelle tutta la mancanza, l’incertezza di un domani sereno pago.
Milioni di milioni di milioni le famiglie, le imprese in difficoltà, altrettanti gli esercizi costretti alla chiusura dopo anni di sacrificio, altrettante quelle privilegiate che vanno con permesso statale all’estero a trovar fortuna.
Tanto per dire che ciascuno tira l’acqua al proprio mulino in nome di una ricchezza  che detta leggi a discapito della massa operaia che si vede da mattina a sera negato il diritto al lavoro a danno dei piccoli imprenditori ai quali le banche concedono mutui e finanziamenti con estrema difficoltà.
Comprensione totale, vicinanza assoluta con un particolare che siamo tutti sulla stessa barca, che a fine mese bisogna arrivare con un monte di tasse sempre di più, di aumenti sempre di più, di imprevisti sempre di più.
Mi chiedo quale sia la sottile linea che separa
dall’essere troppo buono a fesso?
Conceder crediti, permettere dilazioni di pagamento non equivale all’abbuono, all’estinzione poiché ahimè, tutti dobbiamo saldare bollette, tasse scolastiche, medicine, l’oro nero e se pur col cuore di indole gentile vorremmo aiutare, ci viene negato dall’impellenza del bisogno.
Per tutti coloro che pensano e sentono che posticipare un saldo equivalga ad estinzione, l’invito a fare un esame di coscienza, una riflessione ponendo rimedi secondo le proprie possibilità in soluzioni uniche o a rate saldando il conto. E’ questo uno sfogo e passa con l’augurio  sincero
che possano servire da monito da riflessione per un auspicata presa di pugno.
Milena, la mamma di Vittoria e Celeste

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