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POTERIUM SPINOSUM

Il Poterium spinosum, nota anche come Pimpinella spinosa (o in Toscana come spina porci) è un arbusto perenne appartenente alla famiglia delle Rosacee alto tra i 30 e i 60 cm di origine medio orientale (Libano in particolare) usato tradizionalmente in quelle regione geografiche per la prevenzione il trattamento del diabete e dei disturbi legati alla glicemia. Cresce prevalentemente nell’Europa australe, in Grecia, in Dalmazia, a Cipro, Creta, Siria, Libia e Tunisia, ma anche in Italia nelle regioni aride, come per esempio alcune aree della Sardegna e della Sicilia. Storicamente sono sempre stati i beduini a utilizzarla come antidiabetico conoscendo le virtù ipoglicemizzanti.

Tra queste popolazioni infatti è stato osservato, come in passato è spesso accaduto per altre grandi scoperte (omega 3 e infarto per la popolazione esquimese, curry e Alzheimer per gli indiani etc…etc…) che le popolazioni berbere che ne facevano largo uso, pur nutrendosi con un alimentazione ricca di carboidrati e zuccheri, avevano un’incidenza bassissima di malattie diabetiche. I beduini infatti sono ancora oggi soliti cuocere le radici di questa pianta a lungo per poi sorseggiarla nel corso della giornata. In questo modo riescono a mantenere un livello di zuccheri basso nel sangue evitando i ben noti “picchi glicemici” nel corso della giornata.

In Italia è ancora oggi poco nota nonostante oramai le più recenti ricerche abbiano ben chiarito quale sia il funzionamento del suo principale principio attivo: la berberina. Il primo medico ad utilizzarla nel nostro paese è stato il dr. Luigi Oreste Speciani, che ha lasciato una grande eredità nel mondo della medicina naturale (con particolare riguardo ai suoi studi in merito al cosiddetto “uomo integrato”, che ha messo in luce la relazione  e l’interferenza tra l’ambiente e l’uomo e la cui opera ad oggi rappresenta un pilastro della psicosomatica). Fu lui ad ottenere i primi risultati importanti attraverso l’uso del poterium spinosum. La berberina si trova non solo nel poterium spinosum, ma anche in altre piante, una delle quale è l’Hydrastis canadensis, una pianta utilizzata in fitoterapia anche per le infezioni delle vie urinarie.

Nel 2010 è stato lanciato un allarme in merito al suo impiego per un sospetto rischio di trombosi venosa, ma non vi è stato seguito a tale notizia e ad oggi è normalmente commercializzata in varie formulazioni. La sua azione è sinergica con la silimarina, il principio attivo contenuto nel cardo mariano, una pianta autoctona molto attiva nella prevenzione della steatosi epatica e nelle intossicazioni del fegato.

E’ stato osservato che in caso di sindrome metabolica (quando cioè pressione alta, colesterolo alto e zuccheri elevati si combinano) la sua potenza aumenta se associata al cardo mariano. Recenti ricerche su di essa hanno dimostrato come sia in grado di ridurre i trigliceridi, i rischi di aterosclerosi e abbassare l’infiammazione sistemica, vero target della ricerca mondiale in questo momento. Tuttavia, è possibile che non sia la sola berberina ad avere questa azione ipoglicemizzante, ma piuttosto un pool di sostanze in essa contenuta.

Un chimico tedesco Aiman Kuzbari aveva raccolto molte prove sulle possibili azioni e i meccanismi di funzionamento della pianta, ma purtroppo i suoi appunti  sono andati perduti dopo la sua morte. Egli riteneva che fossero più di uno i principi attivi responsabili dell’azione ipoglicemizzante della pianta, e che tra essi ve ne fosse molto facilmente uno in grado  le isole di Langherhans, le cellule danneggiate nella malattia diabetica.

Oltre a queste funzioni il poterium spinosum è noto stato impiegato per la sua azione vasodilatatrice periferica e corononarica, antiipertensiva e antiaritmica, dimostrandosi pertanto molto duttile per la protezione della salute nell’età senile, ma soprattutto dai numerosi danni che la malattia diabetica produce a carico dell’apparato cardiovascolare.

Si tratta di una pianta della quale non sono mai stati osservati effetti collaterali, che in forma di decotto  può essere usata al dosaggio di 20 grammi per litro d’acqua, ma che può essere utilmente impiegata anche in forma di tintura madre.

Fonte: www.naturessere.it

Katia Mussetti

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