Autunno 1970, nei negozi di dischi, allora ce n’erano parecchi tra cui a Brescia Vigasio, Salmoiraghi, Terenghi dischi tanto per citarne alcuni, compare un 33 giri con una copertina particolare: una mucca che ti guarda con un’espressione pensosa.
Non ci sono scritte sulla copertina che spieghino l’autore o gli autori del disco e tanto meno il titolo. Bisognava entrare e prendere in mano l’album per capire di cosa si trattava. Ma anche il retro della copertina non spiegava nulla, anche perchè invece di una mucca solitaria ce n’erano tre.
Fortunatamente sul fianco del disco, in piccolo, oltre ai numeri di serie si potevano leggere finalmente autori e titolo: era il quinto album dei Pink Floyd e si chiamava “Atom Heart Mother”.
Al tempo i Pink Floyd non erano ancora il gruppo conosciuto ed amato in tutto il mondo che sarebbe diventato con “The Dark Side of the Moon”, però avevano comunque un buon numero di estimatori.
Anche in Italia. Già quella copertina da sola merita un posto nella storia del rock ma ancor più lo merita la musica ed in particolare il lato A del disco con la suite che della durata di 23 minuti e 41 secondi dà il titolo all’album.
Titolo che venne ideato del tutto casualmente leggendo su un giornale la notizia che ad una donna incinta era stato impiantato un pace-maker atomico ed i Pink Floyd intitolarono il 33 giri alla madre dal cuore atomico, appunto Atom Heart Mother.
E’ il primo disco del gruppo inglese a potersi fregiare a pieno titolo di progressive rock che allora si stava imponendo con brani molto lunghi e con atmosfere epiche e sinfoniche. Chitarre acustiche, orchestra e cori, trombe, archi ed organo danno forma a suoni cristallini creando una suite mirabile ricca di sorprese e fascino.
Certamente la musica di Atom Heart Mother non è semplice ma il disco è sicuramente uno dei più importanti dell’avventura dei Floyd.
Inoltre i contenuti dell’album spaziano in grande libertà da composizioni d’avanguardia, ballate acustiche, momenti di sperimentazione improvvisata a composizioni complesse.
La seconda facciata, il cosiddetto lato B, si apre con la deliziosa cantata acustica di IF, in cui la dolcezza del componimento con il pianoforte di Wright e la chitarra di Gilmour definiscono i contorni di un brano tra i più amati dell’intero repertorio del gruppo. Un album visionario ed alternativo che proietterà i Pink Floyd tra i grandi del rock mondiale.
La band inglese, il 19 Giugno 1971, tenne un memorabile concerto a Brescia sul palco dell’allora EIB (ora Palaleonessa), dove tra le altre cose eseguirono anche Atom Heart Mother davanti a 5000 spettatori estasiati che Roger Waters definirà “Favolosi, il pubblico è stato veramente superbo”.
A proposito: la mucca di razza frisona della copertina si chiamava Lulubelle


