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PERCHÉ IL PASSATO É O, ALMENO CI SEMBRA MIGLIORE DEL PRESENTE?

Recentemente mi è capitato di parlare con una signora un po’ bizzarra, una mia conoscente, anzi per essere esatti e come dice lei “signorina” però è proprio da questi particolari personaggi che si possono prendere i migliori spunti per riflettere.
Lei affermava in modo perentorio che le cose (noi ci stavamo riferendo alle serie televisive) passate vale a dire di quando era giovane lei, ossia un cinquant’anni fa, fossero sicuramente, e senza diritto di replica, più belle delle presenti. Questo suo atteggiamento mi ha fatto meditare un po’ e credo che sia nella nostra natura immaginare che il passato sia migliore del presente.
Come mai?
I motivi possano essere molteplici però io mi limiterò ad analizzarne solo qualcuno!
Forse perché quei fatti si collegano a un periodo in cui tutto andava bene o, per lo meno, è quello che la nostra memoria ci fa credere.
É, forse, naturale pensare più al bello che al brutto del nostro vissuto. Le cose negative vengono scartate in automatico e riposte in un angolino da cui raramente riaffiorano perché la nostra mente distorce involontariamente quei fatti.
Oppure perché si collegano a esperienze vissute quando eravamo dei ragazzini. E, allora, sicuramente vivevano con più spensieratezza e gioia e indubbiamente anche con meno responsabilità sulle spalle. Questa condizione di libertà che col crescere, naturalmente, non c’è più ci fa sentire più sottopressione e quindi di conseguenza anche più tristi. Difatti adesso dobbiamo pensare ai soldi per arrivare a fine del mese e alle responsabilità di una famiglia mentre allora c’era qualcun altro a farlo per noi… Non avevamo obblighi, o per lo meno non così gravosi, e avevamo tutta una vita avanti in cui potevamo tentare di realizzare i nostri sogni. Ora, al contrario, abbiamo, come detto, impegni a cui non possiamo venir meno. E, ormai, il tempo delle chimere è finito. Ora siamo incanalati dolenti o nolenti su un binario che, difficilmente, riusciremo a modificare…

Ma un altro motivo per cui i ricordi sono migliori è perché da adulti è più difficile trovare qualcosa che ci stupisca e ci lasci “ a bocca aperta” o, per meglio dire, meravigliati da qualcosa di nuovo e mai visto prima. Oppure è semplicemente nostalgia perché in quel ricordo c’era qualcuno che adesso non c’è più. E la sua mancanza si fa sentire. Magari quella persona ci può aver fatto pure dei torti però adesso vediamo quegli avvenimenti e ciò che ad essi è legato con delle lenti che tendono a distorcere un po’ la realtà e, quindi, eliminiamo in automatico eventuali ingiustizie che ci erano state fatte. Tuttavia se guardassimo in maniera obiettiva “la situazione” ci renderemmo conto che anche “allora” non era tutto “rose e fiori” e che anche prima c’erano dei problemi…


Magari un amore adolescenziale non corrisposto, un brutto voto da recuperare, un permesso per un’uscita negata da parte dei genitori e la lista potrebbe proseguire ancora però mi fermo qua. Ad ogni modo credo che dal passato si possa imparare tanto, come ad esempio, a non rifare gli stessi errori o a diffidare da falsi amici… però è anche vero che non possiamo vivere ancorati a quello che è stato e che non tornerà mai più.


Sicuramente è grazie al nostro passato se siamo quello che siamo diventati oggi ed è altrettanto ovvio che il vissuto sia sicuro e certo però è passato quindi concluso mentre ora dobbiamo imparare a guardare al domani con fiducia se vogliamo andare avanti e vivere una vita serena e felice. Bisognerebbe essere in grado di mettere nella giusta prospettiva ogni tempo della nostra vita: passato, presente e futuro.
Forse dovremmo imparare a focalizzarci sul presente e meglio ancora sul futuro perché sono questi che si possono cambiare e migliorare.


Il passato è un tempo concluso che dovremmo aver cura di chiudere nel cassetto dei ricordi e lasciare là dov’è senza fare inutili paragoni col presente o col futuro. Concludo con una citazione:
“Il miglior modo di liberarsi dal passato è cercare di essere in pace con noi stessi per vivere bene il presente.”
Romano Battaglia, L’uomo che vendeva il cielo, 2011.
Monica Palazzi

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