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PER UN PUGNO DI PATATE

Una mattina io e mia sorella Nini, più grande di me di due anni (io ne avevo otto), andavamo alla Scuola elementare e per raggiungerla dovevamo percorrere qualche chilometro di strada sterrata. Con buche e pozzanghere, dovevamo attraversare un grande fosso, la Gaifama, sempre pieno d’acqua. Utilizzato per le irrigazioni, ci toglievano le scarpe e via che lo attraversavamo, l’acqua era gelata, a volte era anche divertente ma d’inverno vi assicuro che non lo era. Quel giorno di ottobre inoltrato capitò qualcosa che segnò per sempre il mio cuore di bambina. Al ritorno da scuola io e Nini come sempre attraversammo il fosso, nel bel mezzo del passaggio uno sparo vicino ci gelò il sangue. Ci bloccammo sulla riva e a poche decine di metri un uomo vestito di scuro scappava gettando qualcosa nel cespuglio, un altro uomo era disteso per terra e non si muoveva, forse era morto! Non ci vide nessuno ma noi vedemmo di spalle la persona vestita di scuro che aveva sparato, io mi avvicinai all’oggetto gettato nel cespuglio, lo presi in mano e lo guardai, rimasi allibita: era una pistola, la gettai ancora tra i cespugli, uno sguardo veloce alla persona interra che ormai giaceva inerte: era la guardia dei signori della cascina dove noi abitavamo, che vigilava la loro proprietà. Probabilmente, come seppi nei giorni successivi, stava rubando delle patate per sfamare i suoi bambini e fu ucciso per questo. Tornammo a casa velocemente e chiamando papà Lorenzo ci confidammo con lui, chiarendo i particolari del fattaccio. Noi due bimbette, ingenue e spaventate pensavamo che la giustizia avrebbe fatto il suo corso ed invece il papà ci prese da parte ed in modo molto minaccioso ci proibì di parlare dell’accaduto con altre persone o avremmo fatto i conti con lui. Io e Nini, intimorite, non parlammo più di questo fatto, nemmeno tra di noi. Ma qualche giorno dopo, Carabinieri e Polizia circondarono la zona, fu trovato il corpo del vigilante ma la pistola non fu mai ritrovata e non so se il colpevole fu mai preso, io e Nini non parlammo mai di tutto questo se non qualche giorno fa con i miei nipoti mentre parlavo della mia infanzia dove i giochi erano di pezza e dove non esisteva la televisione, i computer, i videogiochi o motorini, tutti oggetti che hanno oggi i ragazzi. Questo fatto è stato relegato nel fondo della mia memoria ma se ci penso, risento ancora lo sparo. Rivivo l’episodio e mi si gela il sangue. Esperienza vissuta da Giusy di Ghedi (Bs) Scritta dalla figlia Enrica Festa.

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