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PER MARIA ROSA

Quando ad andarsene è una persona giovane, il dispiacere è molto grande, così come profondo è il senso di ingiustizia. Pochi giorni fa è mancata a soli 62 anni Maria Rosa, che conoscevo fin da ragazzina, perché mio marito era già allora amico dei suoi fratelli. Una famiglia numerosa di contadini che con sacrifici e fatica hanno cresciuto 8 figli, 2 maschi e 6 femmine, di cui Rosa era la più giovane e che purtroppo è stata la prima ad andarsene. Rosa era una ragazza e poi una donna semplice, buona, sempre sorridente, grande lavoratrice, come ha ricordato nella sentita omelia il nipote, Don Emanuele.

Ha descritto la vita della zia con parole delicate e affettuose, evocando l’immagine dei suoi nonni, i genitori di Rosa, con la loro bambina morta da piccola, che sicuramente erano ad aspettarla in paradiso, dicendole “Bentornata a casa”.
Toccante anche la poesia che ha letto Don Emanuele: “La morte non è niente”, di S. Agostino.

Difficile tuttavia, per chi non ha una fede così profonda, accettare umanamente la morte prematura di una brava persona, ancor più perché negli ultimi suoi mesi di vita ha molto sofferto. È un peso davvero greve sul cuore per chi le ha voluto bene, per chi l’ha apprezzata per le sue qualità di donna, moglie, madre e da pochi mesi nonna, per la sua forza, per i suoi cari che hanno condiviso con lei la speranza di poter superare la malattia che invece l’ha consumata fino a vincere sul suo cuore troppo indebolito.

Ornella Olfi

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