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PASSEGGIATE E RIFLESSIONI

Mi piace camminare. Cammino per le strade, intenzionalmente o senza meta, intorno a me un mare di passanti, affrettati, affannati, indaffarati.
Guardo i volti di alcuni di loro e immagino dove saranno tra uno, cinque, dieci anni? Alcuni di sicuro non ci saranno, gli altri rimarranno.
Se solo potessimo in qualche modo invertire la prospettiva visiva: invece che d’ora in avanti, da avanti verso l’ora? Sono davvero indispensabili tutti questi sforzi, preoccupazioni e sacrifici?
Non sono contro la fretta.

A differenza di ciò che pensano in tanti, non credo che sia il motivo per cui perdiamo cose preziose e significative lungo la strada della vita. Dipende da come siamo creati. Il mondo ha bisogno di antilopi e ghepardi, ma anche di lumache e tartarughe. Non importa come mi muovo, ma dove, in superficie o in profondità.
Mi è capitato di camminare a malapena, e accanto e dentro di me, vuoto profondo. Al contrario, ad essere senza fiato, di fretta tanto da non avere il tempo di alzare lo sguardo, eppure, portare in me una particella del cielo.


A volte, ciò che abbiamo proiettato per un futuro lontano e incerto accade immediatamente, e ciò che ci aspettavamo da un momento all’altro arriva anni dopo o non arriva affatto.


Il tempo è una cosa relativa, non può essere oggetto di definizioni, progetti, previsioni: infrange illusioni e non è responsabile di niente e di nessuno. La responsabilità è tutta nostra, indipendentemente dal luogo e dal modo in cui attraversiamo il tempo che ci è assegnato, è importante preservare se stessi.
Darina Naumova

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